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A.N.P.A. Associazione Nazionale Piccoli Azionisti
delle Banche Popolari

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 Adusbef da 8 anni aveva sollevato dubbi ma i controllori si sono ben guardati da controllare.  

 

Partecipanti al capitale Banca D'italia e numero di quote ( dati aggiornati sul sito Banca D'italia al 9.1.2016

 

Intesa Sanpaolo S.p.A. 76.787

UniCredit S.p.A. 56.049

Cassa di Risparmio in Bologna S.p.A. 18.602

Generali Italia S.p.A. 16.425

Istituto Nazionale della Previdenza Sociale 15.000

Banca Carige S.p.A. - Cassa di Risparmio di Genova e Imperia 12.093

Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Forense 9.000

Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Ingegneri ed Architetti Liberi Professionisti – INARCASSA 9.000

Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza dei Medici e degli Odontoiatri –Fondazione ENPAM 9.000

Banca Nazionale del Lavoro S.p.A. 8.500

Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A. 7.500

Cassa di Risparmio di Biella e Vercelli S.p.A. 6.300

Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza S.p.A. 6.094

UnipolSai Assicurazioni S.p.A. 6.000

Cassa di Risparmio di Firenze S.p.A. 5.656

Banco Popolare S.c. 3.668

Cassa di Risparmio del Veneto S.p.A. 3.610

Ente Nazionale di Previdenza per gli Addetti e gli Impiegati in Agricoltura –Fondazione E.N.P.A.I.A. 3.000

Cassa di Risparmio di Asti S.p.A. 2.800

Nuova Banca delle Marche S.p.A. 2.459

Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro 2.000

Cassa di Risparmio del Friuli Venezia Giulia S.p.A. CARIFVG 1.869

Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza a favore dei Ragionieri e Periti Commerciali 1.500

Cassa di Risparmio di Pistoia e della Lucchesia S.p.A. 1.126

Casse di Risparmio dell'Umbria S.p.A. 1.106

Nuova Cassa di Risparmio di Ferrara S.p.A. 949

Banca Popolare di Milano S.c. a r. l. 873

Cassa di Risparmio di Ravenna S.p.A. 769

Banca Regionale Europea S.p.A. 759

Banca Popolare dell'Emilia Romagna S.c. 759

Cassa di Risparmio di Fossano S.p.A. 750

Banca Popolare di Vicenza S.c.p.A. 687

Cassa di Risparmio di Cesena S.p.A. 675

Banca dell'Adriatico S.p.A. 653

Cassa di Risparmio di S. Miniato S.p.A. 652

Cassa dei Risparmi di Forlì e della Romagna S.p.A. 605

Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi 600

Banca Carime S.p.A. 500

Società Reale Mutua di Assicurazioni 500

Veneto Banca S.c.p.a. 480

Eurovita Assicurazioni S.p.A. 400

Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia 400

BANCA CARIM - Cassa di Risparmio di Rimini S.p.A. 393

Cassa di Risparmio di Bolzano S.p.A. 377

Cassa di Risparmio di Cento S.p.A. 311

Fondazione Cassa di Risparmio di Reggio Emilia Pietro Manodori 300

Cassa di Risparmio della Spezia S.p.A. 266

Cassa di Risparmio di Orvieto S.p.A. 237

Banca Cassa di Risparmio di Savigliano S.p.A. 200

Allianz S.p.A. 200

Banca di Credito Cooperativo di Roma società cooperativa 200

Banca Sistema S.p.A. 200

Banca del Piemonte 200

Cassa di Risparmio di Volterra S.p.A. 194

Nuova Cassa di Risparmio di Chieti S.p.A. 151

Cassa di Risparmio di Fermo S.p.A. 130

Banca Sella Holding S.p.A. 120

TERCAS - Cassa di Risparmio della Provincia di Teramo S.p.A. 115

Credito Valtellinese S.c. 101

CARILO - Cassa di Risparmio di Loreto S.p.A. 100

Cassa di Risparmio della Repubblica di San Marino S.p.A. 36

Banca CARIPE S.p.A. 8

Cassa di Risparmio di Saluzzo S.p.A. 4

Banca del Monte di Lucca S.p.A. 2

Totale quote 300.000

 

BANCA POPOLARE DI VICENZA: SU DENUNCIA ADUSBEF PRESENTATA A PARTIRE DAL 2008 E REITERATA NEL 2015, PROCURA DI VICENZA HA APERTO UNA INCHIESTA AL N.321

COMUNICATO STAMPA BANCA POPOLARE DI VICENZA: SU DENUNCIA ADUSBEF PRESENTATA A PARTIRE DAL 2008 E REITERATA NEL 2015, PROCURA DI VICENZA HA APERTO UNA INCHIESTA AL N.321/2015. ADUSBEF CHIEDE ANCORA UNA VOLTA DI PERSEGUIRE I RESPONSABILI, BANKITALIA COMPRESA, DI GRAVI REATI A DANNO RISPARMIATORI Dopo le denunce ripetute a partire dal 2008, presentate contro la Banca Popolare di Vicenza e reiterate nel 2015 anche contro la Banca d‟Italia, per una serie di reati, Adusbef nell‟accesso agli atti effettuato presso mla Procura della Repubblica di Vicenza, ha appreso che esiste un procedimento penale contro Bpvi al nr. Rgnr 321/2015. La Banca Popolare di Vicenza (Bpvi), presieduta da 20 anni da Gianni Zonin, ha comunicato di recente che nei primi sei mesi del 2015 ha perso oltre un miliardo di euro e che adesso dovrà chiedere agli azionisti 1,5 miliardi di aumento di capitale per evitare il fallimento o il commissariamento. La banca Popolare di Vicenza, ispezionata a lungo da una Banca d‟Italia i cui massimi dirigenti usano il sistema delle porte girevoli (non a caso nel Zonin ha assunto con stipendio d'oro Gianandrea Falchi, ex capo della segreteria particolare di Mario Draghi quando era governatore ed ha comprato dalla Banca d' Italia un immobile a Vicenza, Palazzo Repeta invenduto da molti anni), aveva prestato ai suoi clienti 975 milioni di euro per comprare azioni della banca stessa, un quarto del capitale nella più totale illegalità, essendo vietato dalla legge. Come scrive Giorgio Meletti, in un articolo sul fatto di oggi:”Per qualche anno la casta dei sedicenti banchieri riesce a nascondere le sue porcherie con porcherie ancora più grosse. Poi scoppia il bubbone e scatta la domanda: dov' era la Banca d' Italia? Il caso di Vicenza è esemplare di come funziona la vigilanza di Bankitalia. È difficile capire se all' origine di tanta lentezza ci siano l' omertà collettiva o dei singoli o la farraginosità delle regole. Fatto sta che qualunque banchiere può fare il comodo suo per anni prima che la Banca d' Italia se ne accorga….”. Nel 2013 la Bpvi era già stata ispezionata per mesi, magli ispettori di Palazzo Koch non hanno "notato" niente. I casi sono due. O Zonin ha prestato tutti i 975 milioni per comprare azioni della sua banca nel 2014, oppure nel 2013 gli ispettori della Banca d' Italia erano distratti.. Il 26 ottobre scorso la Banca d' Italia ha reso noti i risultati del cosiddetto comprehensive assessment, approfondita visi pagano al prezzo deciso dall' assemblea dei soci, e chi vuole rivendere deve aspettare che la banca gliele ricompri al prezzo che decide lei…”.. Nelle denunce Adusbef aveva chiesto l‟apertura di un‟indagine sull‟operato della BPV volta ad accertare se le condotte denunciate, non possano configurare ipotesi di reato con dirigenti Bankitalia, in un sistema collaudato di porte girevoli fra controllati e controllanti, che tuttavia destano molte perplessità. In particolare l‟acquisto del prestigioso Palazzo Repeta ex sede di Bankitalia a Vicenza (…) Se sia congruo o frutto di scambio di reciproci favori la cooptazione alla vicepresidenza dell‟ex ragioniere dello Stato Andrea Monorchio, ancora molto influente con alcuni dirigenti del ministero dell‟economia, e soprattutto l‟ingaggio del dr. Gianandrea Falchi, ex segretario di Mario Draghi (…) Risulterebbe che il Falchi abbia un sontuoso ufficio nel palazzo di Largo Tritone, recentemente acquistato dalla Bpvi nel pieno centro di Roma e un pacchetto di remunerazione in 300 mila euro con macchina e autista (…) Se alla luce di quanto esposto, non siano concretizzati i reati di estorsione (per ciò che riguarda prestiti e revoca fidi), l‟assenza di compratori per liquidare azioni ed il valore fittizio assegnato alle stesse azioni senza il vaglio di autorità terze, l‟intreccio di interessi incestuoso tra Zonin imprenditore e il ruolo di Zonin banchiere. (…) se i fatti esposti non possono integrare anche i reati di corruzione e concussione, così come previsto dalla legge anticorruzione, che ha introdotto la fattispecie di corruzione tra privati (…)». Adusbef chiede alla Procura di accelerare l‟inchiesta sul grave scandalo della BpVi, che ha svalutato le azioni lliquide del 23% danneggiando 120.000 soci, le cui condotte sembrano siano state approvate da una Banca d‟Italia complice delle gravi malefatte che hanno procurato notevole danno ad azionisti e risparmiatori. Elio Lannutti (Adusbef) Roma, 2 settembre 2015

 

 

Da il giornale di Vicenza

Banche:Padoan,chi è stato ingannato va risarcito

 (ANSA) - ROMA, 8 GEN - "Il governo sta già lavorando a pieno ritmo per definire gli aspetti tecnici" della procedura arbitrale "per risarcire chi è stato ingannato e si è assunto un rischio che non si doveva assumere". Così il ministro Pier Carlo Padoan al Tg5, sottolineando che "malgrado il nervosismo di alcuni risparmiatori", il sistema bancario italiano è solido.

 

Perche' ZONIN va arrestato. Subito. E non da solo.

Dal sito

http://www.adusbef.it/consultazione.asp?id=9644

Secondo l'avvocato Massimo Pecori (del Foro di Vicenza), che il figlio avvocato dell'ex prima sostituto procuratore poi procuratore capo facente funzione di Vicenza, abbia incarichi professionali dalla Banca Popolare di Vicenza non costituisce illecito né può dar luogo a scandalo (Leggi l'intervista a Vicenza più)

Può darsi.

Ma allora chiediamo a lui di fornirci la chiave di lettura di una certa (come dire?) “astenia” operativa del locale ufficio giudiziario requirente nei confronti della civica istituzione finanziaria per eccellenza e, soprattutto, del suo padre padrone, al secolo, il cavaliere del Lavoro dott. Gianni Zonin.

E chiaro che non ci riferiamo, evidentemente, alla speciale proclività alle archiviazioni: non è un'esclusiva di Vicenza.

Siamo abituati come ADUSBEF alla visita dell'ufficiale giudiziario che ci scarica valanghe di richieste di archiviazioni su denunce magari presentate anni prima relativamente a procedimenti non identificabili dal destinatario. Gli avvisi riportano infatti solo un numero di registro interno alla procura : guai ad allegare anche la paginetta pigra di richiesta di archiviazione. Si scoprirebbe agevolmente che la denuncia ha dormito in procura e nessun atto d'indagine é stato compiuto in quel lungo tempo.

Chi é animato dalla curiosità di sapere prima ancora del perché dell'archiviazione, a quale denuncia si riferisca (cioè di cosa si tratti) occorre recarsi fisicamente presso gli uffici giudiziari, perdere mezza giornata di tempo, fare le file per la gioia dei cancellieri che non aspettano altro che ostenderti il fascicolo….

Ma così è dappertutto. A Vicenza però le cose sono andate diversamente.

Ricordiamo che il 18 marzo 2008 ADUSBEF invia al dott. Ivano Nelson Salvarani, Procuratore della Repubblica di Vicenza un esposto denunciando l'illiceità di alcune condotte societarie ed in particolare la sopravvalutazione dell'azione della BPVI conseguente ad una delibera dello stesso Consiglio di amministrazione di aumento della quotazione azionaria a 58 euro che avrebbe dovuto essere approvata nell'assemblea degli azionisti fissata per il successivo 19 aprile 2008.

ADUSBEF non ne dà notizia.

Il 2 gennaio 2009, tramite un lancio d'agenzia di stampa, si apprendeva che il sostituto procuratore delegato alle indagini, dottoressa Angela Barbaglio, aveva richiesto al giudice per le indagini preliminari la prosecuzione del termine per le indagini.

Il successivo 23 aprile, ex abrupto, un ANSA diffonde la notizia dell'avvenuta archiviazione da parte del GIP di Vicenza: in ADUSBEF si resta stupefatti ed increduli anche per non essere stati avvertiti come richiesto in calce alla denuncia (ex art. 408 cpp).

Ed invece ricostruendo la vicenda si scopre che effettivamente il 15 aprile 2009 lo stesso pubblico ministero Barbaglio richiedeva al giudice l'archiviazione della stessa denuncia,omettendo di darne comunicazione alla parte offesa/denunciante ADUSBEF;

il successivo 21 aprile 2009 il giudice per le indagini preliminari, dott.ssa Eloisa Pesenti, accogliendo le richieste del pubblico ministero emetteva il decreto di archiviazione;

il 23 aprile 2009 l'ufficio stampa della Banca Popolare di Vicenza Scarl diramava un comunicato nel quale enfatizzava l'avvenuta archiviazione;

il 24 aprile 2009 tutti i giornali, soprattutto quelli economici, riportavano la notizia;

il 25 aprile si teneva l'assemblea degli azionisti della banca nel corso della quale il cavalier Zonin si fece tributare il trionfo riguadagnandosi agevolmente la presidenza.

Resta un mistero come la PM Bargaglio il 2 gennaio2009 avesse ritenuto quanto meno non del tutto infondate le contestazioni di ADUSBEF ( tanto da meritare un approfondimento con la richiesta di prosecuzione delle indagini) ed appena tre mesi dopo, in prossimità dell'assemblea dei soci, decide di chiudere tutto velocemente chiedendo riservatamente l'archiviazione (immediatamente disposta dal GIP Pesenti).

Ordinanza poi, come é noto nel 2010 annullata dalla 5° sez. penale della S.C. di Cassazione - Presidente Ferrua Rel. Vito Scalera, proprio per aver considerato abusivo da parte del PM l'aver escluso la qualità di parte offesa ad ADUSBEF prima dell'udienza GIP senza il contraditorio tra le parti.

Oggi si scopre le le denunce di ADUSBEF erano tutt'altro che infondate o, come dice l'avv. Massimo Pecori, non provate. Sul punto, duole dover puntualizzare ad un legale per giunta figlio di procuratore che ad un'associazione di consumatori spetta denunciare un fatto illecito. Compito della procura è indagare magari con l'ausilio della polizia giudiziaria per acquisire gli elementi probatori d'accusa da rappresentare in tribunale.

Non può con i limitati mezzi a disposizione un sodalizio di cittadini raccogliere le prove.

Altrimenti – é un'idea? – gli si metta a disposizione la Guardia di Finanza. Magari qualche generale avrà altro da fare che interloquire con toni d'osteria col presidente del consiglio dandogli – fors'anche non a torto, - sin troppo amichevolmente dello “stronzo”….

In difetto é la Procura delle Repubblica che ordina alla Finanza: l'immensa ed unica Trani docet!

Che i rapporti incestuosi tra politica, magistratura ed affari nella capitale dell'oro siano tutt'altro che bieca diffamazione di ADUSBEF - come ancora sostiene l'avv. Pecori - é cosa nota da sin troppo tempo ( si veda l'indagine Toghe,politica e avvocatura. A Vicenza il record nazionale dell' incompatibilita - di Massimo Milioni su FQ.it del 14 gennaio 2011)

Ora non é più differibile il momento di spezzare i legami spuri.

Alla luce di quanto ampiamente noto, delle malversazioni praticate ai danni di clienti e soci della Banca Popolare di Vicenza SCARL, la dirigenza storica della banca dovrebbe essere chiamata a rispondere di falso, estorsione e truffa pluriaggravati e continuati in concorso.

Ed é francamente scandaloso ed intollerabile che inquietanti figuri che occupano da troppi anni i piani alti di Battaglione Framarin nonostante l'apertura delle indagini, dovute – questa é l'impressione forte- più che dal crescente malcontento dei clienti depauperati, da qualche inchiesta televisiva delle ultime ore, siano ancora non solo a piede libero ma addirittura al loro posto ai vertici della banca: la Procura della Repubblica di Vicenza in queste sta assumendo un altissimo rischio non é dato sapere quanto calcolato, omettendo di richiedere provvedimenti restrittivi della libertà personale in funzione cautelare nei confronti di Gianni Zonin, del Consiglio di Amministrazione presente e passato e di quanti per interesse ed opportunismo gli hanno retto il mantice.

Ne ricorrono i presupposti di legge: il concreto pericolo di fuga ( a Zonin non mancano certo le risorse per svernare in qualunque parte del mondo), la reiterazione del reato e soprattutto il serio pericolo di inquinamento delle prove: non rasserena immaginare che mentre si sviluppano indagini ZONIN, Monorchio, Gianandrea Falchi e compagnia cantando potrebbero passare il tempo a progettare la fuga o a distruggere preziosi files, documenti o comunque prove della loro grave colpevolezza.

Bankitalia fa sapere solo oggi di essersi accorta che il processo di quotazione delle azioni della BPVI era “truccato” sin dal 2001. Anche tale libera ed ampia confessione non dovrebbe lasciare indifferente la procura berica che dovrebbe accantonare senza ulteriore indugio la configurabilità di ogni ipotesi di reato che veda l'autorità di vigilanza vittima e non complice dei crimini bancari come la manipolazione del mercato e l'ostacolo alla vigilanza.

Bankitalia in 15 anni non ha minimamente ostacolato le valutazioni faraoniche di ZONIN dell'azione BPVI. Ed anzi nel 2008 all'avvocato dell'ADUSBEF che per difendersi in giudizio davanti al Tribunale di Roma dalla citazione a 2.5 milioni euro per diffamazione da “azioni gonfiate” , tramite prima il dott. Luigi Donato, poi Vittorio Tusini Cottafavi rispondeva picche. Avverso il silenzio - diniego veniva interposto ricorso proditoriamente respinto dal TAR Lazio di Roma sez. terza - Bruno Amoroso Presidente Giuseppe Sapone, Consigliere Estensore - con sentenza n° 239/2011 (RG 7193/ 2010).

Un'autentica associazione per deliquere di stampo bancario ha operato impunemente a Vicenza e non solo in quest'ultimo quarto di secolo.

I protagonisti non possono più stare piede libero

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Popolare di Vicenza :

truffa , associazione a delinquere, aggiotaggio, insider trading...

 

Aumentano le ipotesi di reato: truffa , associazione a delinquere, aggiotaggio, insider trading.

Centinaia le decine di segnalazioni e denunce oltre alle procure che invitano a farsi avanti per capire meglio se solo pochi o tanti sapevano.

Di certo una parte di magistratura si è già espressa ed è quella che ha respinto l’azione di responsabilità nei confronto di Samuele Sorato, Emanuele Giustini, Andrea piazzetta.   Non potevano essere solo loro a sapere.

Il nuovo Presidente e il nuovo amministratore delegato dovrebbero dare subito mandato per ampliare le azioni di responsabilità. Se non lo faranno qualche socio parla già di azioni di responsabilià nei confronti del nuovo Presidente   voluto da Gianni Zonin e del nuovo Amministratore Delegato che non ha preso nessun provvedimento cautelativo nei confronti di dirigenti e membri del CDA che non potevano non sapere.

 

Popolare di Vicenza, il pm: «Chi si sente truffato si faccia avanti»

Il procuratore di Udine, De Nicolo, non esclude la possibilità di ulteriori denunce da parte di chi ha perso i propri risparmi

di Luana de Francisco

UDINE. «Le indagini sono partite da poco e non è escluso che altre persone che ritengono di essere state truffate e che oggi (ieri, ndr) hanno letto ilMessaggero Veneto decidano di farsi avanti. Noi siamo qua». Più che una previsione, l’affermazione pronunciata dal procuratore capo di Udine, Antonio De Nicolo, nel giorno della notizia dell’avvio di un’inchiesta sullo scandalo della Banca popolare di Vicenza suona come un appello.

Un invito a tutti i risparmiatori friulani che, da un giorno all’altro, si sono scoperti più poveri, a valutare le circostanze della propria debacle creditizia e a ragionare sull’opportunità di sporgere a loro volta denuncia. A mettere in moto la macchina giudiziaria, del resto, erano stati proprio gli esposti presentati lo scorso ottobre da due clienti della filiale di via Cavour della BpVi, dopo che le azioni che avevano acquistato su proposta dei rispettivi funzionari “di fiducia” erano state a tal punto svalutate - a bella posta, come attesta la famosa assemblea dei soci con la quale, l’11 aprile 2015, si deliberò l’abbattimento dell’ultimo valore unitario delle azioni da 62,50 a 48 euro -, da trasformarle in carta straccia o poco più.Il che, tuttavia, non significa affatto che lo schema si sia ripetuto tale e quale per tutti i risparmiatori che hanno deciso di investire i propri denari nell’istituto dell’allora presidente Zonin. «Ogni storia è a sè – precisa De Nicolo – e il lavoro investigativo, in questa prima fase, punta proprio ad accertare se, in ciascun caso che ci è stato e ci verrà sottoposto, vi siano gli estremi per configurare l’ipotesi di reato della truffa. Qualora questo si rivelasse vero, andrebbero ad aggiungersi alle denunce già confluite nel fascicolo assegnato a un unico magistrato». E cioè alla pm Elisa Calligaris, che coordina l’inchiesta e che per gli accertamenti si avvale dell’attività della sezione di Polizia giudiziaria della Guardia di finanza della Procura. Il vaglio delle denunce presuppone anche l’audizione dei denuncianti. «Persone che, a un primo esame – continua il procuratore –, pare non avessero una grande esperienza in materia di investimenti. Li sentiremo uno per uno anche perchè questo ci consentirà di mettere a fuoco i meccanismi con cui ciascuno di loro è stato convinto a effettuare le operazioni di volta in volta consigliate. Meccanismi – aggiunge – che a una prima valutazione appaiono diversificati e che prevedevano la compilazione di moduli di cui è in corso l’acquisizione». L’obiettivo, va da sè, è anche e soprattutto l’individuazione dei responsabili. Ossia di chi ha convinto i risparmiatori a sottoscrivere operazioni rivelatesi poi non soltanto infruttuose, ma quasi sempre dannose. «Si tratta di capire – spiega De Nicolo – se i dirigenti locali abbiano agito singolarmente, oppure in sintonia con i vertici della banca. Se, in altre parole, fossero consapevoli o meno della gestione truffaldina degli investimenti». Di più, al momento, non si può nè si deve dire - il fascicolo, a quanto appreso, vede già iscritti i nomi dei primi indagati -, anche perchè il lavoro è ancora alle battute iniziali e il proseguo degli accertamenti potrebbe portare a una rimodulazione delle contestazioni. Considerati il crescente numero di situazioni analoghe e, quindi, la presenza di una ripetitività del reato, nel tirare le somme la Procura potrebbe anche formulare un’ipotesi di associazione a delinquere.Quanto a un possibile problema di competenza territoriale – il filone principale dell’inchiesta sulla BpVi e sulle ipotesi di aggiottaggio e ostacolo delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza è seguito dalla Procura di Vicenza –, De Nicolo ritiene ragionevole supporre che le indagini preliminari sulle presunte truffe restino comunque in capo a Udine

 
Dal sito http://www.vvox.it/2015/10/01/i-dipendenti-bpvi-abbiamo-paura/ ( sul sito articolo integrale )

I dipendenti BpVi: abbiamo paura

Viaggio fra i lavoratori della Popolare vicentina: «tanti sapevano fra noi». E c'è chi mette in guardia: «se Sorato parla, viene giù il mondo»

“E mentre durante il nostro viaggio sotto coperta tra i colletti bianchi dell’istituto di via Framarin, i sentimenti prevalenti sono ansia, sconforto e un po’ di rabbia, c’è un funzionario della sede centrale che sembra saperla lunga: «Tutti abbiamo lo sguardo puntato sull’ex direttore generale, e più recentemente ex amministratore delegato Samuele Sorato. Se parla, viene giù il mondo. Anzi peggio, viene giù San Michele Arcangelo in persona».

 

 
 Banca Popolare di Vicenza : Incredibile!!: membri del Cda della gestione Zonin , Sorato & C ancora al loro posto . Banca D'Italia e Consob non parlano con i giornalisti , non vedono le trasmissioni TV ,  non sentono le urla degli azionisti truffati. 
 
Azioni di responsabilità fatte a Sorato e Giustini con richiesta di 280 milioni di euro di danni. I magistrati si pronunciano e rigettano subito la richiesta convalidando la tesi del sindacato dei dirigenti: non potevano essere i soli a sapere. Un atto fatto dalla nuova dirigenza solo per gettare fumo negli occhi o incapacità dello studio legale che ha fatto azione di responsabilità?  

Il Mattino Di Padova 10 Novembre 2015

“………Secondo il decreto di rigetto del Tribunale di Vicenza, firmato il 2 novembre 2015, non sarebbe vero quanto affermato da Gianni Zonin il 5 settembre scorso al Teatro di Vicenza. «La Banca Popolare di Vicenza sapeva» si legge nella decisione con cui il giudice ha respinto la richiesta danni (per 280 milioni) avanzata dalla Banca contro gli ex manager Samuele Sorato, Emanuele Giustini e Andrea Piazzetta. La richiesta era basata su episodi precisi: storni (rimborsi, ndr) e garanzie ai clienti

che avevano sottoscritto azioni ma riguardava anche i Fondi Athena e Optimum. Ma a emergere, nel documento, è il riferimento alla «consapevolezza da parte della società». Nel caso dei Fondi, si legge, la banca avrebbe potuto anche «intervenire una volta verificate le perdite». (e.v.)

 

 
 
Il nuovo presidente della Banca Popolare di Vicenza Stefano Dolcetta , scelto da Gianni Zonin che aveva salvato nel 2007    il Gruppo Fiamm.

Da  Il Giornale Di Vicenza del 29 novembre 2015

“…Il primo incontro tra Dolcetta e Zonin L'ultima volta che Stefano Dolcetta aveva messo piede in questo ufficio, al 5° piano della sede BpVi di via Framarin, era stato per perorare la causa della Fiamm. «Era il 2007 - ricorda in questa che è la sua prima intervista da presidente della Banca Popolare di Vicenza - avevo da poco preso in mano le redini del gruppo e dovevo presentare ai vertici della banca il piano industriale studiato per salvare l’azienda. Venni ricevuto qui da Gianni Zonin e ricordo che c’era anche Samuele Sorato»…..

 

 
  

Popolare di Vicenza, Adusbef: “Ostacolo a vigilanza? Salvagente per Bankitalia e Consob”

L'associazione dei consumatori e clienti bancari sostiene che l'ipotesi di reato contestata ai vertici "danneggia ulteriormente i risparmiatori". Mentre "dagli esposti presentati in questi anni emergono in tutta evidenza la truffa e l’estorsione"

 

 
Popolare di Vicenza: 100 denunce in Toscana, filiali passate al setaccio

Popolare di Vicenza: 100 denunce in Toscana, filiali passate al setaccio

Continuano ad allargarsi i confini delle indagini sugli scandali che hanno coinvolto la Banca Popolare di Vicenza. Secondo la procura in Toscana ci sono almeno 100 denunce per truffa da parte dei consumatori



 
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Il Fatto Quotidiano

Popolare di Vicenza, inchiesta della Procura dopo anni di denunce ma nessuna sanzione da Bankitalia

Il presidente Zonin è indagato per aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza. Le contestazioni riguardano il periodo precedente al dicembre 2014, cioè prima che la vigilanza passasse alla Bce e che quest’ultima intervenisse imponendo una drastica pulizia nei conti. Via Nazionale rischia di uscirne malissimo

di  | 22 settembre 2015

 

 
 

BANCA POPOLARE DI VICENZA: ALL'INSAPUTA DI BANKITALIA, UN DISSESTO DI VASTE DIMENSIONI  CON 118.000 AZIONISTI E RISPARMIATORI SPENNATI, RAGGIRATI, FRODATI

PERCIO' E' ANCOR PIU' URGENTE RADICALE RIFORMA SISTEMA DI VIGILANZA MEDIEVALE, CON LE OTTIME PROPOSTE AVANZATE DAL M5S - See more at: http://www.adusbef.it/Consultazione.asp?id=9658#sthash.xKR1V3wN.dpuf

Dei molteplici interventi della Banca d'Italia sulla Banca Popolare di Vicenza, il cui dissesto ha ridotto sul lastrico almeno 118.000 azionisti, sulla cui genesi la Procura di Vicenza ha tardivamente aperto un'inchiesta giudiziaria, dopo le numerose denunce di Adusbef iniziate il 18 marzo 2008, consumatori, utenti e soci forzati, costretti ad acquistare azioni gonfiate fino a 62,50 euro, con metodi estorsivi (per chi voleva accedere a prestiti, fido o mutui) non se ne sono mai accorti, al punto che è stata l'ispezione di Bce, non di Bankitalia a rilevare le gravissime anomalie di 975 milioni di euro all'uopo iscritti nel bilancio.

E meno male che la Banca d'Italia si era impegnata sulla Bpvi, come su Banca Marche, Cariferrara, Veneto Banca, Mps, Banca Popolare dell'Etruria, Banca Popolare di Spoleto, Bene Banca Vacienna, ecc., figuriamoci se si fosse distratta con un esercito di 7.000 dipendenti e dirigenti strapagati, alcuni dei quali hanno utilizzato il sistema delle porte girevoli con le banche vigilate, altrimenti cosa sarebbe accaduto ad azionisti, obbligazionisti e depositanti costretti dal 1 gennaio 2016 a pagare con il bail-in, e con effetto retroattivo, qualche miliardo di euro alle banche dissestate, che devono essere salvate a spese nostre.

E meno male che 'Diversi problemi sono stati risolti, senza che la Vigilanza potesse darne pubblica evidenza, in ossequio alle norme vigenti sul segreto d'ufficio' - afferma la Banca d'Italia in un 'chiarimento' pubblicato sul suo sito- dove si legge che per: 'Per un periodo, la Banca d'Italia ha anche adottato nei confronti della Vicenza misure restrittive relative alla dotazione patrimoniale e alla struttura del gruppo.

Per evitare che all'insaputa della Banca d'Italia, moltissimi utenti, azionisti e risparmiatori, possano continuare ad essere spennati, frodati, raggirati ed espropriati dei propri risparmi, specie dopo la confessione di impotenza nel delirio di onnipotenza della nota pubblicata oggi sulla Bpvi, è urgente una radicale riforma di un sistema di vigilanza medievale, autoreferenziale, che non ha visto o voluto vedere i dissesti di MPS, Banca Carige ed altri casi di ‘malabanca', i cui vertici sono stati decapitati dalle inchieste della magistratura, in alcuni casi messi in galera, come nel caso dell'ex patron di Carige Giovanni Berneschi ed i suoi sodali, non dalla doverosa vigilanza preventiva di ispettori o distratti, oppure complici.

La proposta avanzata dal M5S, di una riforma radicale che parte dalla nazionalizzazione della Banca d'Italia, ridisegnandone governance e funzioni, per arrivare al rafforzamento dei poteri di vigilanza sugli istituti di credito, tornato di stretta attualità con l'apertura dell'inchiesta che vede tra gli indagati anche il governatore in carica, Ignazio Visco, in relazione alla vendita della Banca di Spoleto, con la netta separazione tra banche d'affari e banche commerciali, la recisione netta con le banche socie che incassano fior di dividendi (380 milioni nel 2013 e i 340 nel 2014), è un'ottima base di partenza per ripristinare regole e massima trasparenza nelle decisioni.

Come già accade nella maggior parte dei Paesi europei, dove le banche centrali di Austria, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Lussemburgo, Olanda, Portogallo, Spagna, Slovenia, Slovacchia, Estonia, Cipro, Malta e Regno Unito sono al 100% dello Stato, che le controlla, in qualità di azionista di maggioranza, anche in Grecia (84% tramite un fondo statale), San Marino (70%), Belgio (50%) e Svizzera (52%), la bozza di riforma elaborata dal M5S che si accompagna a quella della governance di Palazzo Koch, con il Governatore che dura in carica 7 anni, senza possibilità di rinnovo alla scadenza; potrà inoltre essere revocato e dovrà riferire al Parlamento ogni anno sull'attività svolta.

Oltre al sistema di nomina dei 13 componenti del Consiglio superiore, eletti non più dall'assemblea degli azionisti, ma dalle Camere in seduta comune, con direttore generale e vicedirettori di Banca d'Italia, nominati o revocati con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del presidente del Consiglio, di concerto con il ministro dell'Economia e delle finanze, i cui stipendi (non cumulabili con le pensioni), non potranno superare l'assegno previsto per il primo presidente della Corte di Cassazione (circa 240 mila euro), la proposta di riforma del M5S prevede un giro di vite sui vistosi conflitti d'interesse, vietando le porte girevoli,con 5 anni (non 5 giorni) tra un incarico in Bankitalia e l'altro strapagato nelle banche vigilate.

 

Elio Lannutti (Adusbef)

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Popolare di Vicenza, nel vino le azioni non si svalutano

Popolare di Vicenza, nel vino le azioni non si svalutano

Il bilancio, approvato il 27 maggio, e' stato redatto dopo la riunione dei soci della Popolare di Vicenza che l'11 aprile aveva dato il via libera al taglio del valore delle azioni da 62,5 a 48 euro. Tuttavia nel bilancio dell'azienda

Popolare di Vicenza, nel vino le azioni non si svalutano
Il presidente della Popolare di Vicenza, Gianni Zonin, non svaluta le azioni che detiene nell'istituto. La Casa Vinicola Zonin, nel bilancio del 2014, ha incrementato la partecipazione nell'istituto veneto di 411mila euro iscrivendola a un valore di carico di 3,7 milioni.

"Il valore della partecipazione nella Banca Popolare di Vicenza - viene spiegato nella relazione di bilancio - risulta superiore di 395 migliaia di euro rispetto alla valutazione assegnata alle azioni dall'ultima assemblea dei soci della banca". Il bilancio, approvato il 27 maggio, e' stato redatto dopo la riunione dei soci della Popolare di Vicenza che l'11 aprile aveva dato il via libera al taglio del valore delle azioni da 62,5 a 48 euro.

Tuttavia Zonin non reputa necessaria alcuna correzione: "La societa' considera l'investimento un'immobilizzazione finanziaria in quanto non ha in previsione alcuna dismissione della stessa e non ha provveduto ad effettuare alcuna svalutazione in quanto ritiene non durevole il deprezzamento del valore dell'azione anche in considerazione del piano industriale dell'Istituto, supportato dal risultato positivo del primo trimestre 2015". Negli stessi giorni, il 22 maggio, la Popolare di Vicenza chiamava Francesco Iorio come amministratore delegato e di li' a qualche mese, a fine agosto, approvava una semestrale con una perdita di 1,05 miliardi rendendo necessaria una nuova ricapitalizzazione da 1,5 miliardi.+



 

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vitivinicola il valore resta uguale



 
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Assemblee Bulgare  l'origine dei mali delle Popolari e delle BCC

 Viste le numerose chiamate pervenute ,  a fronte anche di alcuni comunicati inviati a sostegno dei piccoli azionisti truffati, abbiamo deciso di modificare il nome della nostra associazione, in Associazione Nazionale dei Piccoli Azionisti delle Banche Popolari.  In questi 10 anni la maggior parte delle nostre richieste sono state esaudite, a dimostrazione che tutte le critiche fatte , sono sempre state molte costruttive. Non è stata accolta la richiesta di effettuare le assemblee con votazione segreta, e continueremo non solo per le banche popolari ma anche per tutte le altre piccole BCC.a persistere nell’iniziativa. Le assemblee con  il voto per alzata di mano di fatto non possono  portare che a risultati “bulgari” . La maggior parte dei soci piccoli azionisti sono clienti, parenti dei dipendenti e quindi non si possono concedere il lusso di voltare liberamente e democraticamente. Aggiungiamo anche la gogna pubblica del socio che se vota contro le proposte della banca, deve alzarsi, andare al banco del notaio e dare le proprie generalità.

 

Giarda Spending Review: dopo 30 anni ci riprova....

Recentemente ci è stato chiesto per quale motivo non continuiamo con le nostre battaglie. L'ultima è stata quella per far fare un passo indietro al Prof. Giarda. Ci aveva promesso che non si sarebbe più ricandidato e così è stato. Purtroppo ce lo ritroviamo in un posto ancor più prestigioso .  Non è proprio un Re Mida e  dal governo Goria in avanti non si può dire che la strada del professore sia stata segnata di grandi successi.  O meglio il successo è sempre stato per la sua carriera. Da buon democristiano è riuscito non solo a mantenere le posizioni ma addirittura è riuscito ad ottenere la poltrona di ministro.  Si è già venduto la grande esperienza sulla spending review, visto che nel 1986 era presidente della commissione tecnica presso il ministero del Tesoro

Sul sito del quotidiano Il Giorno http://sondaggi.quotidiano.net/ c’è un sondaggio che chiede di ridurre il compenso di 250.000 euro per il presidente del collegio sindacale di 150.000 dei membri del collegio sindacale e di 100.000 euro dei consiglieri.  A questo momento il 92 % ha votato a favore della riduzione mentre 8 persone , forse saranno otto consiglieri o le mogli o i mariti, hanno detto che è giusto    guadagnare 20.000   euro al mese per fare al massimo due riunioni di 4 ore . Ripetiamo due mezze giornate al mese  per 20.000 euro .   Come dire se consideriamo il viaggio per andare e tornare ,   rimborsato a piè di lista , uno stipendio di 200.000 euro mese se lavorassero a tempo pieno,  pari a 2,4 milioni di euro all’anno.  ! Un socio ha detto di chiamare la nostra associazione “ associazione piccoli azionisti del Banco popolare indignati “  e di fronte a questa mancanza di rigore e di sacrifici dei vertici siamo sempre più indignati. Altri soci hanno detto di chiamare invece la croce rossa e qualcuno è andato anche oltre.

Mandate il vostro voto.

E’  anonimo e facciamo capire che se il titolo crolla e se le stesse persone che lo hanno portato a questo livello non daranno segnali di rigore e sacrifici faremo anche noi a Lodi il zuccotti park .  

 

 Segreteria 

 ANPA  Associazione  Nazionale  Piccoli  Azionisti del  Banco Popolare

Tel. 338.19.99.885   Fax. 0371-428324     e-mail: info@anpalodi.it 

Cliccate qui http://sondaggi.quotidiano.net/?sondaggio=7756  per andare direttamente sul sito del Giorno

Banco Popolare, stipendi da faraoni fino a 250mila euro per consiglieri e sindaci

E' giusto? Vota

Commenti

Dopo l'assemblea dei soci svoltasi sabato a Verona, infuria la polemica delle remunerazioni. E' giusto che consiglieri e sindaci abbiano stipendi compresi tra 50 a 250mila euro? Vota 

Denaro, euro (Di Pietro)

Lodi, 29 novembre 2011 - Dopo 147 anni Lodi perde la sede e i vertici della banca a cui aveva dato i natali. Nell’assemblea che ha avuto luogo sabato a Verona, infatti, 4.500 soci (in realtà circa 8.300 votanti, considerando le deleghe), hanno approvato a larghissima maggioranza le modifiche allo Statuto sociale autorizzando il passaggio al sistema di governance tradizionale basato su Consiglio di amministrazione e Collegio sindacale.

In pratica il Banco Popolare non sarà più holding di riferimento per le Popolari di Lodi, Novara e Verona bensì una banca unica, con sede a Verona. Bpl resterà un marchio nelle filiali ma in realtà Lodi, dopo la fusione, ha perso ieri ciò che le restava della propria autonomia. Presidenza e due vice-presidenze saranno gestite da esponenti dei tre diversi territori. Così come le assemblee si svolgeranno, a turno, a Verona, Lodi e Novara. E il Banco avrà tre Divisioni (corrispondenti alle tre aree di riferimento) interne e verranno istituiti tre Comitati Territoriali, privi di poteri effettivi ma con un compito di consultazione per garantire «costante raccordo con la base associativa» (lo Statuto porta a 2 le deleghe per ciascun socio, per incrementare la partecipazione).

Il sindaco di Lodi, Lorenzo Guerini, ha parlato della riorganizzazione del Banco come di «un passaggio complesso che ci viene imposto dai mercati» e ha chiesto di non abbandonare «i valori di relazione con il territorio, che sono forza del gruppo e delle popolari e devono guidarci nei passaggi futuri che dovremo affrontare».

Ha riscosso applausi il discorso di Tino Volpe, presidente dell’associazione Piccoli Azionisti, che ha criticato le remunerazioni stabilite in assemblea: 100mila euro annui lordi per ciascun membro del Cda più 50mila euro per chi partecipa al comitato esecutivo; 50mila per i soli 4 amministratori dirigenti; 600 euro lordi a seduta; 150.000 euro per ciascun sindaco effettivo e 225mila euro per il presidente del Collegio sindacale.

 
Grazie Monti

Dopo aver espresso le nostre perplessità sulla Lodigianità  dell'ex Presidente della Banca Popolare Italiana,  e dopo aver fatto presente allo stesso che a 76 anni avrebbe dovuto cedere il passo a persone espressione del territorio, apprendiamo con grande gioia ed entusiasmo che il 76 enne "lodigiano" Prof Dino Piero Giarda  è stato chiamato dal prof. Monti per ricoprire il ruolo di Ministro per i rapporti con il parlamento  senza portafoglio.

Non sappiamo se è stata una casualità l'assegnazione di un ministero senza portafoglio all' ex Presidente , ex Vicepresidente  ed ex prossimo consigliere , in quanto dai tempi della fusione aveva avuto una carriera in effetti contrassegnata da passi indietro.

Speriamo che non rilasci dichiarazioni sul futuro dell'Italia, in quanto per convincere noi lodigiani al Teatro del Viale disse: se non votate a favore della fusione a Lodi ci sarà solo miseria.

Cosa è avvenuto è sotto gli occhi di tutti.

Ma ora guardiamo tutti al futuro e dimentichiamo il passato.

Il prof. Giarda al Giuramento, al Convegno organizzato dalla nostra associazione a lodi al teatro san Francesco dal titolo "dove Và il Banco"  con Mike Bongiorno a Trieste in occasione di un premio

 
Sarà ancora una "grande abbuffata" pagata dai soci?

Un nostro socio ha scritto che nell'ultima assemblea ci sono state persone che si sono riempite le borse con pezzi di formaggio. il commento istintivo è stato "le solite truppe cammellate"   utilizzate da anni per ottenere consensi plebiscitari. Oggi forse possiamo anche pensare che per qualcuno è difficile avere i soldi  per mangiare tutti i giorni.

Rimane il fatto che abbiamo segnalato da tempo la necessità di modificare le procedure assembleari. Nella foto si può notare che sia a Verona, che Novara che Lodi in tutte le assemblee le aree di migliaia di metri quadri di ristoro  sono state inserite all'interno della zona dei lavori assembleari.  Considerando che il sistema di votazione per alzata di mano con la conta solo dei contrari e degli astenuti , di fatto convalida anche quelli che erano intenti a mangiare, bere fumare, nelle toilette, al telefono, ecc ecc.

La nostra associazione dopo tre anni è riuscita ad ottenere  l'elenco soci tanto gelosamente custodito.

Nessuno sapeva che ci fossero  ancora  6.003 soci con una sola azione che potrebbero avere una delega e portare quindi in assemblea 12.000 voti.

Come nessuno sapeva che su 225.000 soci  215.000 hanno meno di 10.000 azioni.

Queste sono le prime analisi del libro soci

 

6.003 soci hanno una sola azione

 

31.402 soci hanno da 500 a 999 azioni

 

18 soci hanno da 401.000 a 500.000 azioni

1.066 soci hanno 2 azioni 24.102 soci hanno da 1.000 a 1.999 azioni 36 soci hanno da 501.000 a 999.000 azioni
689 soci hanno 3 azioni 25.306 soci hanno da 2.000 a 4.999 azioni 12 soci hanno da 1.000.000 a 1.999.000 azioni
2.215 soci hanno 4 azioni 10.662 soci hanno da 5.000 a 9.999 azioni 3 soci hanno da 2.000.000 a 2.999.999 azioni   
486 soci hanno 5 azioni 5.548 soci hanno da 10.000 a 19.999 azioni 1 socio ha  da 3.000.000 a 3.999.000 azioni
2.970 soci hanno più di 5 e meno di 11 azioni 2.987 soci hanno da 20.000 a 49.999 azioni 2 soci hanno da 4.000.000 a 5.999.000 azioni
10.485 soci da 12 a 50 azioni 650 soci hanno da 50.000 a 99.000 azioni 1 socio ha da 6.000.000 a 6.999.000 azioni
40.306 soci da 501 a 135 azioni 353 soci hanno da 100.000 a 199.000 1 socio ha più di 7.000.000 di azioni 
9.250 soci hanno da 136 a 199 azioni 88 soci hanno da 200.000 a 3000.000 azioni  ( e di sicuro il meno invidiato....)
53.167 soci hanno da 200 a 499 azioni 36 soci hanno da 301.000 a 400.000 azioni  

Considerando che sono iscritti al libro soci persone che dovrebbero avere 151 anni cominciamo avere qualche dubbio sull'aggiornamento. !

 
 Il Cittadino 16 Novembre 2011

Sulle poltrone vanno sempre gli stessi

Chiarissimo Direttore,

alcuni giorni fa abbiamo letto sul quotidiano da Lei diretto una breve nota che recitava: “banca unica la rivoluzione alle porte”. Sono state parole ben pesate dal sottoscritto e da tanti Soci. Tale decisione, tanto voluta da tutte le persone di buon senso è sembrata saggia ed inevitabile, purché non si riducesse ad una mera operazione di lifting ma rappresentasse una vera discontinuità. A parte il risparmio di costi previsto (almeno per i primi anni, staremo a vedere nel prosieguo chi ne beneficerà) tutte le rivoluzioni, incruente o meno portano aria nuova, gente nuova, management nuovo. Ma da quanto abbiamo letto, le persone che occuperanno le calde e dorate poltrone sono sempre le stesse. Sappiamo bene chi sta a monte nell’organizzare le solite Assemblee e chi è il vero artefice del successo di queste grandi “convention” : il “Personale” che mai come in questo periodo è super coccolato. Una organizzazione perfetta (almeno se vista dall’esterno) dove, nel più ampio rispetto di leggi e regolamenti, si riesce sempre ad imporre la volontà centrale ma per il resto è la solita minestra, le solite facce dai sorrisi stampati, la solita aria di rassegnazione che sembra dire che è così e non potrebbe essere che così. È ormai da qualche anno che sentiamo dire sempre le solite cose e come sempre disattese.Il buffet sarà perfetto e sempre affollato (speriamo solo di non assistere come in passato all’assalto della diligenza con riempimento finale delle borse di cibo, la classica reazione compensativa a tutte le frustrazioni represse nel corso della giornata). Il disastro Italease ha sicuramente pesato ma ancora si tira in ballo: non siamo stati sinceri a dire tutto oppure abbiamo fatto male i conti? Chi ha dato ossigeno per la sopravvivenza del Gruppo sono stati i Soci con gli interventi sul capitale, al momento sono stai esclusi (pena dimissioni altri aumenti, anche se gli analisti si dimostrano molto scettici e poco teneri nei giudizi considerando illusorio l’aumento del rapporto tra capitale e rischi dal 6,50% al 7% entro il 2013 facendo solo affidamento non su un aumento dei mezzi propri per farvi fronte, ma su un diverso sistema di calcolo del rischio. Il “Management” dopo aver buttato a mare la vera strategia di una Banca Popolare (pur riconoscendo che le negatività erano già state sperimentate dai “ Big” della prima Repubblica ) imboccando i l vicolo cieco della “finanza” non sono riusciti a riprendere la strada della nostra cultura e della nostra tradizione. La reale conoscenza degli uomini della rete era il primo atto dovuto da parte del “Ceo”; a scatola chiusa (già allora) ha creduto negli stessi “Manager”. Un ricambio avrebbe al contrario, valorizzato le nostre origini,ricostituito il patrimonio, riguadagnato la fiducia dei Clienti e le liquidità necessarie per supportare la nostra vera fascia di Clientela costituita da piccoli e medi imprenditori,artigiani, commercianti e soprattutto i nostri Soci, cioè quella che in passato rappresentava la media borghesia, nostro fiore all’occhiello ora in via di estinzione (solo nel lodigiano assistiamo a tantissime chiusure di attività anche per difficoltà di accesso al credito) e la giusta redditività. Si perdono posti di lavoro e si aiutano le famiglie con il credito al consumo, c’è qualcosa che non quadra. Questo è il vero problema: la redditività, a distanza di 15 giorni da questo importante incontro non conosciamo ancora i risultati del 3° trimestre. Siamo ad una quotazione del titolo sotto l’euro, nei primi tre anni di questa gestione abbiamo perso circa il 70%, nell’ultimo anno un altro 70% del valore residuo. La causa non è solo la speculazione degli ultimi mesi. Il 4° Gruppo Italiano esprime una capitalizzazione di borsa (che non riportiamo per decenza e dopo avere messo assieme più banche) inferiore alla stessa perdita Italease quando ci sono Banche popolari più modeste che esprimono valori di capitalizzazione pari e/o superiori al nostro Gruppo nonostante la crisi “speculativa” (anche se effettivamente gli squali li abbiamo fatti entrare noi). Il “Management” è stato riconfermato (anzi è stato promosso) percependo sempre emolumenti che non sono giustificati da questi risultati scadenti. In questi giorni si parla molto di “rottamazione”, di fatto stiamo assistendo ad una restaurazione di un “Management” e di Vertici che non hanno saputo invertire la tendenza negativa calandosi nello spirito cooperativistico (non mi risulta che siano stati richiesti dal territorio). L’unica cosa positiva sarà l’aumento delle quote rosa nelle varie direzioni della struttura. Quando poi abbiamo letto chi sarà l’unico lodigiano presente nel nuovo “Comitato Esecutivo” centrale abbiamo capito il perché dell’andamento del titolo (vedremo poi anche la funzione dei nuovi Comitati territoriali, chi entrerà ed i relativi costi). Come nella politica (ma è un po’ che lo stiamo constatando) siamo in presenza di una casta che non ha il coraggio di sostituirsi (magari ci fossero risultati strepitosi). Anzi, abbiamo pure letto che “qualcuno” data la grande esperienza tipica nel “Settore” verrà sistemato, con un colpo da maestro nella “finanziaria del gruppo” ( si riequilibrano i poteri in famiglia). Stando così le cose, il Dr. Saviotti, come già previsto, verrà ricordato nel tempo come il “ Ceo” dell’incompiuta e nonostante tutto, un lavoro lasciato a metà ingabbiato dalle lobby politiche. I Soci comunque, non sono più disposti a tollerare e subire questa situazione (passi pure come previsto l’Assemblea) per cui invitiamo il Dott. Volpe che è a Capo di una tra le più importanti Associazioni (per spirito critico e numerosità) di Soci (Soci vivi non un altro affare di famiglia) a modificare il nome da “Anpa” ad “Associazione degli indignati”, sicuri di trovare terreno fertile nelle varie piazze per manifestare in modo “civile” il nostro dissenso. Forse, il primo degli iscritti a questa nuova Associazione, sarebbe sicuramente Tiziano Zalli. In questo modo l’Italia (come succede in tutto il resto del mondo occidentale) avrebbe l’imprimatur di essere la prima “Associazione” ufficiale dei Soci scontenti.

Cordialità

Angelo Origi

Casalpusterlengo 

Lodi 

 
L'associazione fantasma

Recentemente ci è stato riferito che la nostra associazione non è mai stata nè consultata nè interpellata dal vicepresidente del banco Popolare  Guido Castellotti., in quanto secondo lo stesso sarebbe composta solo dal presidente Modesto Volpe.

Abbiamo ripescato delle foto di alcuni incontri organizzati con i soci ai quali aveva partecipato lo stesso Castellotti . Abbiamo ministri che non si sono accorti che gli avevano regalato un appartamento, altri che in questi giorni non ricordano di aver messo degli amici nei consigli di amministrazione della Finmeccanica e persone che partecipano ad incontri di associazioni che non esistono. A volte sembra che l'Italia sia fondata sulla negazione dell'evidenza.

In arrivo le news Banco Unico

 

Giovedì 31 Marzo  2011 ore 20,00

Lodi, Country Club La Pergola  (  San Martino in Strada  di fronte al centro Commerciale Bennet )

Pubblico incontro e dibattito

Mi si è ristretto Il Banco  

Dopo il grande atto di fiducia nei confronti del Consigliere Delegato Pierfrancesco Saviotti, che nell’attesa della definizione del nuovo piano industriale è riuscito a collocare praticamente il 100 % senza far ricorso  al consorzio di garanzia,  i soci a quattro anni dalla fusione continuano a porre alcune domande e a fare delle proposte.

Dopo il proclama in fase di fusione di diventare il terzo o quarto gruppo Bancario Italiano il Banco Popolare diventerà più grande, si restringerà o si consoliderà? Sono stati mantenuti tutti gli impegni  ? I bilanci sociali sono paritetici  per tutte le aziende dei territori ?Quali sono le aziende che lavorano per il Banco? Quanto spazio c’è per le aziende del territorio?  Italease la storia infinta continuerà a pesare nel Banco e quanto è costata sino ad oggi ? Il patrimonio immobiliare del banco quanto vale ?  Le regole per candidarsi, requisiti necessari, e le procedure per la presentazione? le assemblee  quanto costano e chi paga ? e come funzionano ? Quanto incide la politica nel rinnovo delle cariche ?  

La governance duale a cosa serve ? Cosa si intende per codice  “etico” ?  Gli “arzilli vecchietti” del Banco  ?

Al termine prodotti e sapori del lodigiano offerti dalle aziende del territorio

Il Cittadino 25  Marzo 2011

Banco Popolare, oggi a Verona  il via libera a Cristina Zucchetti

Come abbiamo segnalato mercoledì scorso, il comitato nomine del Banco Popolare ha stabilito di candidare al consiglio di sorveglianza dell’istituto di credito Cristina Zucchetti, presidente dell’omonima azienda di famiglia fondata dal papà Domenico. Oggi la decisione sarà presa dai vertici del Banco, ed è data per scontata la nomina di Cristina Zucchetti.Come è noto, l’impresa Zucchetti conta al suo attivo circa duemila dipendenti, metà dei quali lodigiani. E in tempo di crisi la Zucchetti sta continuando ad assumere. Si tratta dunque di un’eccellenza per il nostro territorio. La proposta di candidarla a rappresentare il Lodigiano a Verona ha riscosso ampi consensi in città e nel territorio. Ma qualcuno storce il naso. È il caso di Assolodi. Maurizio Galli, direttore dell’associazione degli industriali di Lodi, ha diramato una nota nella quale si legge che «il rinnovo di alcuni membri del consiglio del Banco Popolare avrebbe potuto essere occasione per compattare il territorio lodigiano ed i suoi componenti attorno ad un progetto e ad uno sviluppo condiviso e ragionevolmente raggiungibile. Invece, come rappresentanti della categoria industriale, constatiamo che non solo non è cambiato il metodo ed il modo di agire, rispetto al passato, di quattro amici che decidono ma, peggio di prima le loro decisioni rispondono a logiche diverse da quelle del territorio».  «Constatiamo con rammarico - scrive sempre Galli - l’assenza di imprenditori industriali del Lodigiano ai vertici della banca del “territorio” e non entriamo nel merito dei perché. Tuttavia, quando non vengono prese in considerazione candidature come quella di Emilio Cremona della G.S.E. (Gestore Servizi Energetici) in una provincia che ha l’ambizione di presentarsi prossimamente come Distretto dell’Energia, significa sia che le politiche locali non sono chiare, sia che la più importante impresa di credito del territorio percorre una strada diversa».  «Crediamo - conclude il direttore di Assolodi - nella libertà di un’impresa nel scegliere le strategie e le persone più adatte nel perseguirle. Tuttavia rammentiamo a tutti che nessun membro della banca del “territorio” può essere ricondotto come espressione della categoria industriale». Non mancano commenti infuocati alla presa di posizione del direttore di Assolodi. Esponenti vicini alla Banca Popolare rispondono piccati che Cristina Zucchetti è alla guida di una delle poche aziende che costituiscono il fiore all’occhiello del Lodigiano, mentre Emilio Cremona non è lodigiano e nel Lodigiano neppure risiede, in quanto opera in quel di Varese. Qualcun altro si chiede se la posizione di Maurizio Galli è quella del consiglio direttivo dell’Associazione industriali del Lodigiano e se è condivisa o no dalle aziende iscritte ad Assolodi.  Nel frattempo l’Associazione Prima Banca 1864 - costituita recentemente da alcuni soci e presieduta da Mauro Maini - esprime con un comunicato «la propria viva soddisfazione per le candidature emerse relative al dottor Squintani ed alla dottoressa Zucchetti». L’associazione «esprime anche un particolare compiacimento perché una delle due candidature riguarda una donna che, ancorchè a capo della più prestigiosa azienda lodigiana e rispondente a tutti quei requisiti di rappresentatività indicati come indispensabili dall’associazione stessa, costituirà una novità assoluta nella composizione del consiglio di sorveglianza del Banco, in conformità per altro con le disposizioni legislative che prossimamente entreranno in vigore in materia di quote rosa obbligatorie nei consigli di amministrazione di enti e società quotate in borsa»

Come abbiamo segnalato mercoledì scorso, il comitato nomine del Banco Popolare ha stabilito di candidare al consiglio di sorveglianza dell’istituto di credito Cristina Zucchetti, presidente dell’omonima azienda di famiglia fondata dal papà Domenico. Oggi la decisione sarà presa dai vertici del Banco, ed è data per scontata la nomina di Cristina Zucchetti. Come è noto, l’impresa Zucchetti conta al suo attivo circa duemila dipendenti, metà dei quali lodigiani. E in tempo di crisi la Zucchetti sta continuando ad assumere. Si tratta dunque di un’eccellenza per il nostro territorio. La proposta di candidarla a rappresentare il Lodigiano a Verona ha riscosso ampi consensi in città e nel territorio. Ma qualcuno storce il naso. È il caso di Assolodi. Maurizio Galli, direttore dell’associazione degli industriali di Lodi, ha diramato una nota nella quale si legge che «il rinnovo di alcuni membri del consiglio del Banco Popolare avrebbe potuto essere occasione per compattare il territorio lodigiano ed i suoi componenti attorno ad un progetto e ad uno sviluppo condiviso e ragionevolmente raggiungibile. Invece, come rappresentanti della categoria industriale, constatiamo che non solo non è cambiato il metodo ed il modo di agire, rispetto al passato, di quattro amici che decidono ma, peggio di prima le loro decisioni rispondono a logiche diverse da quelle del territorio».  «Constatiamo con rammarico - scrive sempre Galli - l’assenza di imprenditori industriali del Lodigiano ai vertici della banca del “territorio” e non entriamo nel merito dei perché. Tuttavia, quando non vengono prese in considerazione candidature come quella di Emilio Cremona della G.S.E. (Gestore Servizi Energetici) in una provincia che ha l’ambizione di presentarsi prossimamente come Distretto dell’Energia, significa sia che le politiche locali non sono chiare, sia che la più importante impresa di credito del territorio percorre una strada diversa».  «Crediamo - conclude il direttore di Assolodi - nella libertà di un’impresa nel scegliere le strategie e le persone più adatte nel perseguirle. Tuttavia rammentiamo a tutti che nessun membro della banca del “territorio” può essere ricondotto come espressione della categoria industriale». Non mancano commenti infuocati alla presa di posizione del direttore di Assolodi. Esponenti vicini alla Banca Popolare rispondono piccati che Cristina Zucchetti è alla guida di una delle poche aziende che costituiscono il fiore all’occhiello del Lodigiano, mentre Emilio Cremona non è lodigiano e nel Lodigiano neppure risiede, in quanto opera in quel di Varese. Qualcun altro si chiede se la posizione di Maurizio Galli è quella del consiglio direttivo dell’Associazione industriali del Lodigiano e se è condivisa o no dalle aziende iscritte ad Assolodi.  Nel frattempo l’Associazione Prima Banca 1864 - costituita recentemente da alcuni soci e presieduta da Mauro Maini - esprime con un comunicato «la propria viva soddisfazione per le candidature emerse relative al dottor Squintani ed alla dottoressa Zucchetti». L’associazione «esprime anche un particolare compiacimento perché una delle due candidature riguarda una donna che, ancorchè a capo della più prestigiosa azienda lodigiana e rispondente a tutti quei requisiti di rappresentatività indicati come indispensabili dall’associazione stessa, costituirà una novità assoluta nella composizione del consiglio di sorveglianza del Banco, in conformità per altro con le disposizioni legislative che prossimamente entreranno in vigore in materia di quote rosa obbligatorie nei consigli di amministrazione di enti e società quotate in borsa».

  25 marzo 2010   POLEMICHE  Le nuove nomine del Consiglio di Sorveglianza scatenano malumori  

ECONOMIA A VERONA SI DECIDONO LE POLTRONE NEL CONSIGLIO DI SORVEGLIANZA

Bpl, industriali critici sulla Zucchetti

di TIZIANO TROIANELLO  —LODI—

GIORNO decisivo quello odierno per le nuove nomine del Consiglio di sorveglianza del Banco Popolare.

Devono essere ratificate le decisioni assunte mercoledì dal comitato nomine presieduto da Duccio Castellotti e che hanno visto avanzare la candidatura di Cristina Zucchetti (presidente dell’omonima azienda di famiglia ondata dal padre Domenico), come successore di Costantino Coccoli (pensionato ed ex industriale) e riconfermare il notaio Angelo Squintani. La candidatura di Cristina Zucchetti non soddisfa però completamente il territorio. L’associazione industriali lamenta il fatto di aver perso rappresentanza. «Il nominativo di Cristina Zucchetti è sicuramente eccellente, è una persona di valore e qualificata — afferma Maurizio Galli, direttore di AssoLodi —. Non si può certo dire però che sia espressione degli industriali del territorio. Una cosa deve essere chiara: la Zucchetti rappresenta il mondo del commercio, è una scelta legittima che l’istituto di credito può fare ma la gente deve sapere che non è iscritta alla nostra associazione ». «Nessuno di noi è stato convocato nè consultato — aggiunge Galli —. Non sappiamo neppure se ne avevamo titolo. Personalmente ritengo che il nominativo di Emilio Cremona, suggerito dall’associazione Piccoli Azionisti, poteva essere una carta importante, pur non essendo un imprenditore del territorio, per una provincia che ha ambizione di diventare un distretto per l’energia. Siamo rammaricati. La Bpl ci pare sempre più una banca del territorio solo a parole». «IL 18 MARZO avevo incontrato il presidente Fratta Pasini—afferma invece Modesto Volpe, presidente dei Piccoli Azionisti —. Aveva detto che il nome di Cremona sarebbe stata un’occasione per volare alto per la banca e che però la selezione era stata demandata al comitato nomine che ascolta tutte le categorie del territorio. Ritengo quindi che Guido Castellotti abbia sentito industriali, agricoltori, commercianti. «A chi ha criticato il nome Zucchetti, ricordando i rapporti tra Domenico Zucchetti e Fiorani su operazioni estere—aggiunge —, ho risposto che un figlio o una figlia non deve pagare per gli errori del padre».

rassegna stampa:  Il Mondo di venerdì 18 marzo 2011,    Banco Popolare, spunta Cremona
di Marchesano Mariarosaria

PRIMO PIANO *— NOMINE CANDIDATURA A SORPRESA DEL PRESIDENTE GSE DAI PICCOLI AZIONISTI Banco Popolare, spunta Cremona potrebbe arrivare un rappresentante del settore energetico nel consiglio di sorveglianza del Banco Popolare che ha di recente concluso un aumento di capitale da 2 miliardi. I assemblea dei soci di fine aprile si avvicina e in queste settimane si registra un gran fermento per il rinnovo delle cariche di cinque consiglieri in scadenza (tra i quali Gian Luca Rana). Come previsto dallo statuto del Banco (oltre 200 mila azionisti) che nasce dalla fusione di diverse aziende di credito con sedi tra Novara, Verona e Lodi, i consiglieri sono espressione delle diverse aree territoriali di competenza. E sono, dunque, numerose le proposte che dalle componenti locali stanno arrivando al comitato nomine presieduto da Guido Cascellotti, il quale è anche vicepresidente vicario del Banco. Tra queste, spunta il nome di Emilio Cremona, presidente del Gse (Gestore servizi energetici) e di Poste Assicura (gruppo Poste Italiane) ma, sa prattutto, imprenditore siderurgico della provincia di Varese (ricadrebbe, quindi, nel comprensorio dell'ex Bpi, anch'essa confluita nel Banco). II nome di Cremona è stato indicato dall'Anpa, l'associazione dei piccoli azionisti del Banco presieduto da Modesto Volpe, piccolo imprenditore del settore delle telecomunicazioni e dell'energia (distributore da vent'anni del colosso giapponese Nec). In questo comitato si riflette soprattutto l'area lodigiana dei soci, o una parte di essa visto che per il momento conta su 800 iscritti. Ma com'è arrivata l'Anpa a Cremona? Dopo aver rinunciato a presentare una lista di minoranza, a causa, racconta Volpe, «di insormontabili difficoltà formali come la residenza a Verona richiesta a tutti i capi delle liste», l'Associazione ha preferito puntare su un nome di profilo elevato chiedendo ufficialmente al comitato di Castellocti di prendere in esame la candidatura. «Abbiamo pensato a Cremona come figura superpartes, non ci aspettiamo che rappresenti solo i piccoli azionisti ma tutti i soci del Banco», chiosa Volpe, il quale sa bene che il comitato nomine dovrà poi sottoporre la lista dei cinque nomi all'approvazione del Consiglio di sorveglianza presieduto da Carlo Fratta Pasini il quale, a sua volta, la proporrà all'assemblea di fine aprile. Insomma, molti passaggi da superare insieme con la difficoltà di far convogliare sui Carlo Fratta Pasini, presidente del Consiglio di sorveglianza del Banco Popolare (sotto, la sede). A fianco, Emilio Cremona singoli candidati il consenso della base. Ma Volpe non si scoraggia: «Nonostante la governance numerosa, con oltre trenta consiglieri tra sorveglianza e gestione, il Banco non può contare su tecnici o esperti di energia, cosa che potrebbe risultare un beneficio in questo particolare periodo». E Cremona, interpellato dal Mondo, risponde così: «Credo che in generale manchino nel sistema figure di raccordo tra il mondo delle banche e quello delle imprese. Se è per svolgere questo tipo di ruolo, sono disponibile a dare il mio contributo».

Mariarosaria Marchesano ***

Da Il Sole 24 Ore.com

dal sito http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2011-03-16/

Il Banco chiude col fisco: 210 milioni

MILANO
Duecentodieci milioni di euro. Con questa cifra, «che dovrà essere versata in un'unica soluzione» all'Erario, Banca Italease ha chiuso i contenziosi fiscali con l'Agenzia delle Entrate. Ieri il Banco Popolare, che controlla Italease, ha infatti annunciato di avere raggiunto un accordo transattivo con l'Agenzia delle Entrate per la chiusura, in via stragiudiziale, del contenzioso che ammontava a un totale di 1,5 miliardi di euro. Versando 210 milioni, Banca Italease chiude così «le singole vertenze, i singoli accertamenti non ancora impugnati e i rilievi oggetto dei singoli processi verbali e segnalazioni».
Le contestazioni si riferivano alle annualità 2001-2009. Riguardavano le tante operazioni immobiliari effettuate dalla vecchia gestione di Italease e i loro effetti in bilancio. L'Agenzia delle Entrate, come accennato, sollevava varie contestazioni per un importo complessivo di 1,5 miliardi. Alla fine si è accordata con Italease per un pagamento di 210 milioni. In realtà nei primi 9 mesi del 2010 Italease aveva portato un effetto positivo sui conti del Banco Popolare, dato che – per effetto del consolidamento fiscale nel gruppo – erano stati registrati in bilancio crediti per imposte anticipate riferite a Italease per 285 milioni di euro. Ma ora la stessa Italease "costa" 210 milioni al gruppo.
«A fronte di tale impegno di pagamento – scrive l'istituto in un comunicato – nel bilancio consolidato al 31 dicembre 2010 del Banco Popolare verrà stanziato uno specifico fondo rischi. L'effetto complessivo sull'utile netto consolidato dell'esercizio 2010 ammonta a circa euro 166 milioni». Il Banco Popolare sottolinea inoltre che la decisione di trovare un accordo con l'Agenzia delle Entrate si inquadra nell'ambito del più ampio progetto di riduzione del rischio avviato successivamente all'acquisizione del controllo di Banca Italease. «In particolare la decisione è stata assunta dal Banco Popolare da Banca Italease e dalle altre società controllate interessate in una logica di riduzione del contenzioso finalizzata all'eliminazione della situazione di incertezza correlata ai possibili impatti negativi dell'esito del contenzioso sulla posizione patrimoniale del gruppo». «La definizione stragiudiziale – precisa il Banco – non implica peraltro riconoscimento alcuno delle contestazioni»My.L.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

dal sito http://finanza.lastampa.it/Notizie   

02/03/2011  

Banco Popolare: al via cessione degli immobili di Italease

Il Banco Popolare cede l'1,46% e si riporta a quota 2,43 euro dopo aver toccato un minimo a 2,39 euro. Secondo quanto riportato stamane da Il Sole 24 Ore il gruppo avrebbe accelerato sulle dismissioni del patrimonio immobiliare di Italease e già un primo lotto di un miliardo di euro sarebbe pronto a finire sul mercato. Si tratta di dodici palazzi tra Roma, Milano e Napoli. La controllata Italease del Banco Popolare ha sofferenze immobiliari per circa 3 miliardi di euro dovute in molti casi alla mancata restituzione dei finanziamenti erogati in passato a immobiliaristi di rango come Danilo Coppola, Giuseppe Statuto, Luca Castelli di Aedes.

(GD)

ANPA 12 gennaio 2011

Con le ultime due Interrogazioni Parlamentari prosegue l'azione dell'Italia dei Valori sul pluri sanzionato Consob e Banca d'Italia che continua a fare carriera nel Banco Popolare. Oltre all'ex consigliere di Fiorani , Guido Castellotti,    diventato il numero due del Banco Popolare, si stanno ventilando ipotesi di entrata nel consiglio della capogruppo di un altro ex consigliere di Fiorani, Giorgio Olmo. Entrambi hanno partecipato solo a pochi consigli di amministrazione della Banca Popolare Italiana prima della "caduta" di Fiorani. La preoccupazione dei Piccoli Azionisti deriva principalmente proprio dal fatto che in pochi consigli su proposta dell'Amministratore Delegato, il consigliere Castellotti ha votato come tutti a favore di fidi a persone di 50.000.000 di euro, senza garanzie, in giornata, e con la motivazione "esigenze familiari". Il vicepresidente del Banco Popolare ad un quotidiano ha dichiarato "sono cose che sento per la prima volta" Nell'interrogazione parlamentare il Senatore Lannutti è stato invece molto preciso e ad oggi non risultano querele per diffamazione da parte del numero due del Banco Popolare nonchè Presidente della Fondazione che distribuisce ogni anno, circa 4.000.000  sul territtorio. A Castellotti, nonostante le lettere inviate da IDV a Consob e Banca D'italia   e le due recentissime interpellanze parlamentari, è stato dato anche l'incarico di Presidente  del Comitato Nomine.  Una lotta che molto probabilmente finirà in procura che alla fine dovrà verificare  o meno se effettivamente esistono le delibere milionarie disconosciute o quanto meno non ricordate dal Presidente della Fondazione della Banca Popolare di Lodi.

Riportiamo su richiesta di alcuni soci la lettera inviata da On. Di Pietro nel lontano 2006 al Governatore Draghi e ai presidenti Consob e ABI.

BPL e credibilità del sistema bancario italiano

BPL.jpg
foto: Banca Popolare di Lodi
Lettera aperta a:

dott. Mario Draghi Governatore BANCA D’ITALIA
dott. Maurizio Sella Presidente ABI
dott. Lamberto Cardia Presidente CONSOB

p.c.:
dott. Carlo Azeglio Ciampi Presidente della Repubblica Italiana

Premesso che:

- L’ex amministratore delegato di Banca Popolare di Lodi, Gianpiero Fiorani, è in carcere perché indagato per gravi reati riconducibili alla sua carica.

- L’ assemblea della Banca Popolare di Lodi ha nominato il nuovo consiglio di amministrazione in data 28 gennaio 2006 includendo due consiglieri di amministrazione della gestione Fiorani: Giorgio Olmo, ex vice presidente, e Guido Duccio Castellotti.

- Il bilancio 2004 della Banca Popolare di Lodi è stato approvato con la partecipazione di Giorgio Olmo e Guido Duccio Castellotti il 30 aprile 2005.

- “Gli amministratori devono adempiere i doveri previsti dalla legge e dall’atto costitutivo con la diligenza del mandatario (art. 2392 c.c.). Se non adempiono ai doveri previsti dalla legge e dall’atto costitutivo e così facendo causano un danno alla società possono essere dichiarati responsabili nei confronti di questa su azione che deve essere deliberata dall’assemblea ordinaria a maggioranza dei soci (art. 2393 c.c.). Inoltre se gli amministratori agiscono con dolo o negligenza e causano un danno ai creditori sociali, a singoli soci oppure a terzi sono responsabili nei confronti di questi su azione proposta da chi resta danneggiato dall’operato dell’amministratore.”

Ritengo che la presenza di consiglieri di amministrazione della gestione Fiorani che con lui hanno condiviso scelte e indirizzi della Banca sia del tutto inopportuna per il rilancio della stessa e per la tutela dei piccoli azionisti e dei risparmiatori della Banca.
La credibilità del sistema bancario italiano, in particolare di Banca d’Italia, Consob e ABI, non può permettersi la perpetuazione nel consiglio di amministrazione della Banca Popolare Italiana di Giorgio Olmo e di Guido Duccio Castellotti.
Antonio Di Pietro.

Interrogazione Parlamentare
-Senato della Repubblica-

45 – XVI LEGISLATURA
473ª Seduta Assemblea
-Allegato
B
14 dicembre 2010

(3-01816)

LANNUTTI. – Al Ministro dell’economia e delle finanze. –

Premesso che: nei giorni scorsi l’assemblea straordinaria dei soci del Banco Popolare, sotto la presidenza di Carlo Fratta Pasini, alla presenza di circa 4.000 soci (quasi 6.000 votanti considerando le deleghe), ha approvato a larghissima maggioranza a Verona l’operazione di aumento di capitale fino a 2 miliardi di euro. L’assemblea dei soci ha inoltre approvato gli altri punti
all’ordine del giorno concernenti variazioni allo statuto sociale attinenti, in sintesi, all’eliminazione dell’indicazione del valore nominale delle azioni; all’adeguamento alle novita` legislative di parti dello statuto; la revisione delle quote da assegnarsi, nell’ambito della mutualita`, a sostegno dei territori; alla possibilita` del collegamento a distanza per la partecipazione alle assemblee. Nell’ambitodell’operazione di aumento di capitale e` stato costituito un consorzio di garanzia i cui componenti si sono impegnati nei confronti del Banco Popolare a sottoscrivere l’aumento di capitale per l’intera parte eventualmente rimasta inoptata al termine dell’offerta. Il consorzio e` formato da: Mediobanca – Banca di credito finanziario SpA e BofA Merrill Lynch quali joint global coordinators e joint bookrunners; Cre´dit Suisse, Deutsche Bank e Goldman Sachs interverranno quali joint bookrunners; Banco Santander, Cre´dit Agricole CIB, Equita SIM, ING, Keefe, Bruyette & Woods, MPS Capital Services, RBC Capital Markets, The Royal Bank of Scotland e Socie´te´ Ge´ne´rale Corporate & Investment Banking parteciperanno come co-lead managers; scriveva «Milano Finanza» l’11 dicembre 2010: «I soci del Banco Popolare sono chiamati in assemblea per la terza volta nel corso del 2010, questa volta per votare la proposta del consigliere delegato Pier Francesco Saviotti di un aumento di capitale da 2 mld». Una proposta che sara` certamente approvata dall’assemblea, ma non senza rilievi critici nei confronti del precedente vertice dell’istituto. Le riunioni che si sono svolte nelle scorse settimane a Verona, Novara e Lodi per preparare la base sociale all’assemblea hanno infatti fotografato il clima che regna tra gli azionisti del Banco, e il barometro non segna tempo splendido. Emblematico a questo proposito e` stato l’incontro veronese di venerdi` 26 novembre tra i soci locali riuniti nell’associazione Banca Viva, il presidente del consiglio di sorveglianza del Banco, Carlo Fratta Pasini, il presidente della Banca Popolare di Verona, l’industriale dolciario Alberto Bauli, e lo stesso Saviotti; secondo quanto riferito a «Milano Finanza» da alcuni partecipanti,
nel corso dell’incontro alcuni soci, pur manifestando apprezzamento per gli sforzi fin qui compiuti da Saviotti per risanare e rilanciare la banca, non avrebbero invece risparmiato critiche a Fratta Pasini. Al presidente sarebbe stato rimproverato in particolare un difetto di attenzione da parte degli allora vertici del Banco, a partire dall’ex amministratore delegato Fabio Innocenzi, sui motivi che hanno portato al dissesto di banca Italease; il settimanale finanziario da` infatti ampio spazio alla vicenda ed alla situazione del Banco Popolare, in particolare al dissesto di banca Italease, che e` gia` costato quasi 2 miliardi all’istituto presieduto da Fratta Pasini. Denaro che ora la banca si appresta a chiedere ai soci. Ma a Verona e Lodi, tra gli azionisti storici della societa` nata dall’unione di Popolare di Verona e Novara e Popolare di Lodi inizia ad esserci qualcuno che vuole chiedere conto degli errori del passato; in un articolo pubblicato da «Il Sole-24 ore», si puo` leggere: «Il potere a Verona e` sempre bianco. Non ci sono dubbi. Il bianco a Verona ha pero` numerose tonalita` che si sovrappongono, si modificano in maniera impercettibile e cambiano i perimetri e i confini del denaro, della politica e magari delle anime. Cinquecento anni di cattolicesimo controriformista, cento di cristianesimo sociale e sessanta di Democrazia Cristiana non permangono soltanto nelle sacrestie, ma anche negli studi professionali, nelle banche e nelle fondazioni. Sotto questa patina di apparente immobilita`, non macchiata nemmeno dal verde del sindaco Tosi, in realta` si muovono con decisione le differenti anime di un mondo che, a Verona come in tutta Italia, e` in rapido mutamento. L’abile cinquantaquattrenne Carlo Fratta Pasini, dopo una formazione universitaria nella Bologna dossettiana e una carriera sotto l’ala di Giorgio Zanotto, e` stato a lungo un cattolico che, nelle geometrie barocche della prima repubblica, si sarebbe definito alla destra della sinistra democristiana. La sua rete di rapporti e` in evoluzione. Oltre all’Opus Dei, ben radicata nel ceto agrario a cui appartiene la sua famiglia ma oggi a Verona meno centrale di una volta, e alla curia di monsignor Giuseppe Zenti, pastore (...) senza il pallino per il denaro e
con piu` di una preoccupazione finanziaria per la sua diocesi, nella tela del banchiere si e` irrobustito il nodo Cl-Cdo. Il suo Banco Popolare ha appena siglato una convenzione con la Cdo: tassi agevolati alle loro imprese. Intanto, cerca con insistenza il confronto con il patriarca di Venezia Angelo Scola e partecipa al Meeting di Rimini»; in un articolo pubblicato sul quotidiano «Il Giorno» il 9 dicembre
2010 Tino Modesto Volpe, presidente dell’associazione nazionale piccoli azionisti dell’ex Banco Popolare di Lodi, dichiarava: «Notiamo che Lodi sta diventando sempre piu` subalterna a Verona. (...) Con lo statuto in vigore non riusciremo mai ad avere una posizione paritetica nella leadership: c’e` scritto che nel momento in cui vuole presentare una lista per entrare nel Consiglio di amministrazione, il primo dell’elenco deve essere obbligatoriamente un residente nell’area storica di Verona. E chiaro che cosi` i veronesi diventano favoriti per entrare nell’organismo»; considerato che: il presidente Volpe aggiunge: «Abbiamo gia` segnalato l’anomalia, tra le altre cose, in luglio al presidente Carlo Fratta Pasini. Gli abbiamo chiesto di pensare a un meccanismo piu` equilibrato. L’unica cosa che ha recepito e` stata quella di introdurre la votazione a distanza, in teleconferenza. E una modifica che sara` posta in discussione sabato in assemblea e che viene varata, guarda caso, proprio quando ci si appresta ad affrontare la prima assemblea ordinaria a Lodi. Fino a oggi sono state fatte tutte a Verona e i lodigiani erano obbligati, se volevano esprimere il loro parere, a prendere l’auto e ad andare in Veneto. Volpe si spinge anche piu` in la`. "Qui constatiamo quotidianamente come sia Lodi a salvare Verona (...) Per far fronte alla voragine Italease da 5 miliardi di euro si sta pensando di vendere tutto il patrimonio della Lodi, la Caripe (gia` ceduta), la cassa di risparmio di Pisa, Lucca e Livorno, Crema e Cremona e cosi` via. Inoltre ci viene chiesto di aumentare il capitale per 2 miliardi di euro. A questo punto ci converrebbe ricomprarci la Lodi: il suo valore si aggirerebbe sul miliardo e 300 mila euro. Varrebbe quasi la pena, trovando magari altri sostenitori, tentare l’affare, rilevare solo la «macchina banca»
con i suoi 550 sportelli. Il presidente dei piccoli azionisti si scaglia anche contro il sistema di voto in assemblea. «Anche sabato si ripetera` una cosa molto curiosa – denuncia –. Voteranno a favore, automaticamente, anche coloro che si trovano al bagno, al bar o a fumare. I servizi igienici chimici (circa 500) cosi` come la zona buffet sono inserite all’interno dell’area post-tornelli, quella che arriva dopo la registrazione. Al momento dell’alzata di mano solo i contrari e gli astenuti sono invitati a dare il loro nome e a spiegare le motivazioni. Chi non c’e` in aula in quel momento automaticamente
e` a favore. In realta` dovrebbe ripassare dal tornello ed essere registrato come assente». L’ipotesi del riacquisto della Popolare di Lodi lascia un po’ perplessa Giusy Santus, socia e sindacalista dell’istituto di credito», la quale afferma che «Niente e` impossibile (...). In realta` bisognerebbe vedere se la banca e` in vendita e finora non e` stata messa nell’elenco. Forse bisognava pensarci prima. Lodi subalterna? Non e` escluso. Preoccupante e` il fatto che non appaia in posizione paritetica a Novara e Bergamo»; in risposta ad una domanda dell’azionista Volpe, in merito alle sanzioni irrogate a Castellotti, ed oggetto dell’atto di sindacato ispettivo 4-04155 dell’interrogante, Fratta Pasini dichiarava che le sanzioni non fanno perdere i requisiti di onorabilita`, e che non era certamente l’interrogante
titolato a dare lezioni, si chiede di sapere: se al Governo risulti che il dissesto di banca Italease, che e` gia` costato quasi 2 miliardi di euro all’istituto presieduto da Carlo Fratta Pasini, denaro che la banca ha chiesto di ripianare ai soci, non sia addebitabile ad una gestione allegra di amministratori ancora in carica, per i quali non e` mai stata richiesta azione di responsabilita`; se risponda al vero che sia la ex Banca Popolare di Lodi a salvare la Banca Popolare di Verona, per far fronte alla voragine Italease costata complessivamente, secondo le associazioni dei piccoli azionisti, ben 5 miliardi di euro; se sia vero che, per ripianare le voragini di gestioni imprudenti con i prodotti derivati, il presidente Fratta Pasini si accinga a vendere tutto il patrimonio della Lodi, ovvero oltre a Caripe (gia` ceduta), la Cassa di risparmio di Pisa, Lucca e Livorno, Crema e Cremona, ed altro ancora; se risulti che l’abile cinquantaquattrenne Carlo Fratta Pasini, dopo una formazione universitaria nella Bologna dossettiana e una carriera sotto l’ala di Giorgio Zanotto, abbia una sua rete di rapporti in evoluzione, come l’Opus Dei e la curia del richiamato monsignor Giuseppe Zenti; se risponda al vero che nella tela del banchiere vi sia il nodo Cl-Cdo, con il Banco Popolare che ha appena siglato una convenzione con la Cdo con tassi agevolati alle loro imprese, e se sia vero che l’impunita` dei banchieri che vengono sanzionati non fanno perdere i requisiti di onorabilita`; quali misure urgenti il Governo intenda intraprendere per evitare che la casta dei banchieri, come Fratta Pasini, possa utilizzare i denari dei depositanti per favorire amici degli amici, come nel caso di specie la diocesi e le imprese legate a Comunione e Liberazione, «taglieggiando» al contrario la clientela normale che continua a pagare costi dei conti correnti
tra i piu` cari del mondo, nello specifico pari a 295 euro, contro una media di 115 euro della media dei Paesi europei.


(3-01817)

Interrogazione Parlamentare

-Senato della Repubblica-

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-04155

Pubblicato il 24 novembre 2010
Seduta n. 465

LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze. -

Premesso che a quanto risulta all'interrogante la Commissione nazionale per la società e la borsa (Consob) e la Banca d'Italia hanno comminato nel tempo 35 sanzioni per circa 500.000 euro al vicepresidente del Banco popolare di Lodi, Guido Duccio Castellotti, per: concessione di finanziamenti per un totale di 200.000 euro senza alcuna garanzia; carenze nei controlli interni; rigetto ricorso per sanzioni; carenza nell'assetto di governance nell'organizzazione e nei controlli interni; carenze nell'organizzazione e nei controlli in materia di antiriciclaggio; carenza nell'organizzazione e nei controlli del comparto immobiliare; anomalie nelle modalità di copertura dei requisiti patrimoniali anomalie nella comunicazione dei requisiti patrimoniali; mancato rispetto delle disposizioni in materia di forme tecniche del bilancio su base individuale e su base consolidata; mancata evidenziazione del trasferimento dei rischi irregolare contabilizzazione di pronti contro termine strutturati; garanzie non contabilizzate; derivati strutturati non contabilizzati, mancata rappresentazione dei rischi di titoli "mezzanine" e non corretta valutazione dei titoli junior; bilancio di esercizio 2004 individuale e consolidato gravato da minusvalenze e perdite non contabilizzate; opzione non contabilizzata; anomalie nella concessione dei grandi fidi e gestione dei grandi rischi; anomalie nella concessione di grandi fidi e gestione dei grandi rischi (violazione della normativa in materia di concentrazione del rischio, carenza dell'istruttoria erogazione, gestione e controllo del credito); artifici utilizzati nella tentata acquisizione della banca Antonveneta (BAPV) per dissimulare gli interventi effettuati e le reali dimensioni del patrimonio; carenze nell'esercizio delle funzioni di capogruppo; violazione del combinato disposto degli articoli 114, comma 5, del testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria (TUF) di cui al decreto legislativo n. 58 del 1998 e 70, comma 4, del cosiddetto regolamento emittenti di cui alla delibera Consob n. 11971 del 1999, relativamente alle omissioni nel documento informativo del 23 maggio 2005 in merito alle dismissioni di minorities per circa 1,2 miliardi di euro complessivi, alla stipula del contratto di cessione di minorities del 18 maggio 2005 con la Deutsche Bank (DB) e al connesso contratto CDT; violazione del combinato disposto degli articoli 102, comma 1, e 103, comma 4, lett. a), del TUF, in relazione alle omissioni informative concernenti le operazioni di cessioni di minorities e i connessi contratti CDT nel documento di Opa; violazione del combinato disposto dell'art. 95, comma 1, lett. a), del TUF e dell'art. 11 del regolamento emittenti, relativamente alle omissioni informative in merito ai contratti CDT con DB nel primo supplemento al citato prospetto informativo di BPI pubblicato in data 2 luglio 2005; violazione del combinato disposto dell'art. 95, comma 1, lett. a), del TUF e dell'art. 11 del regolamento emittenti, relativamente alle omissioni informative in merito ai contratti CDT con DB nel secondo supplemento al prospetto informativo di BPI pubblicato in data 8 luglio 2005; violazione del combinato disposto degli articoli 103, comma 4, lett. a), del TUF, e 38, comma 5, del Regolamento Emittenti, per omissioni informative nel supplemento ai documenti di Opa e Opasc pubblicato in data 20 luglio 2005 in merito ai contratti CDT; violazione dell'art. 106, comma 1, del TUF, in relazione alla mancata promozione dell'Opa obbligatoria da parte di BPI; mancato rispetto dei coefficienti prudenziali minimi obbligatori nell'arco temporale ricompresso tra ultima decade aprile 2005 e maggio 2005; difformità tra le comunicazioni effettuate alla Banca d'Italia e quanto attuato nell'esecuzione delle diverse operazioni di rafforzamento patrimoniale; omessa comunicazione alla Banca d'Italia dell'opzione put concessa alla Deutsche Bank; acquisizione da parte della BPI del controllo della BAPV in assenza della preventiva autorizzazione; acquisizione da parte della BPI di partecipazioni rilevanti nel capitale della BAPV; detenzione da parte della BPI di una partecipazione superiore a quella autorizzata nel capitale della BAPV per il tramite dell'interposizione dei fondi "generation Fund";

considerato che:

Guido Duccio Castellotti sedeva nel precedente Consiglio di amministrazione della Banca popolare di Lodi con Gianpiero Fiorani amministratore delegato;

Gianpiero Fiorani è in carcere perché indagato per gravi reati riconducibili alla sua carica;

l'assemblea della Banca popolare di Lodi nel gennaio 2006 nominava il nuovo Consiglio di amministrazione rinnovando la carica ai due consiglieri di amministrazione della gestione Fiorani: Giorgio Olmo, ex vice presidente, e Guido Duccio Castellotti;

nel 2010 Guido Duccio Castellotti è stato nominato Vice Presidente vicario del Consiglio di sorveglianza del Banco popolare con un compenso di circa 300.000 euro;

nel luglio 2010 Guido Duccio Castellotti è stato eletto nel Consiglio di amministrazione dell'Abi, l'Associazione bancaria italiana. In rappresentanza del Banco popolare, sono stati poi eletti il presidente Carlo Fratta Pasini, l'altro vicepresidente Maurizio Comoli di Novara, il presidente del Consiglio dei ministri di gestione Vittorio Coda e l'amministratore delegato del Banco popolare Pierfrancesco Saviotti;

Guido Duccio Castellotti, inoltre, è presidente della fondazione della Banca popolare di Lodi, creata dopo la fusione fra Lodi e Verona del 2007 con il preciso scopo di sostenere i progetti di sviluppo di ampio respiro. Fino a questo momento la fondazione ha erogato 6 milioni e mezzo di euro, nel periodo compreso tra 2009 e 2010. Più precisamente, nel corso del 2009 l'ente ha distribuito nel lodigiano 4.300.000 euro. Nel 2010 invece ha erogato 2.200.000 euro, distribuiti su di un totale di 103 progetti a carattere sociale, culturale, scolastico. E a proposito di progetti legati al lodigiano, solo poco tempo fa Castellotti era intervenuto per sottolineare che la fondazione non sarebbe mai venuta meno agli impegni presi sul fronte dell'università, al fine di destinare ogni anno delle risorse;

considerato inoltre che:

gli amministratori devono adempiere i doveri previsti dalla legge e dall'atto costitutivo con la diligenza del mandatario (art. 2392 codice civile). Se non lo fanno, causano un danno alla società e possono essere dichiarati responsabili nei confronti di questa su azione che deve essere deliberata dall'assemblea ordinaria a maggioranza dei soci (art. 2393 del codice civile). Inoltre se gli amministratori agiscono con dolo o negligenza e causano un danno ai creditori sociali, a singoli soci, oppure a terzi sono responsabili nei confronti di questi su azione proposta da chi resta danneggiato dall'operato dell'amministratore;

Olmo e Castellotti, in quanto consiglieri, erano responsabili come lo era Fiorani perché erano tenuti a vigilare sul corretto operato della banca e non l'hanno fatto;

a giudizio dell'interrogante la presenza di consiglieri di amministrazione della gestione Fiorani che con lui hanno condiviso scelte e indirizzi della banca sia del tutto inopportuna per il rilancio della stessa e per la tutela dei piccoli azionisti e dei risparmiatori della banca;

a giudizio dell'interrogante la credibilità del sistema bancario italiano, in particolare di Banca d'Italia, Consob e ABI, non può permettersi che Guido Duccio Castellotti, nonostante le numerose sanzioni ricevute, continui a ricoprire ruoli dirigenziali nel Banco popolare e nell'ABI stessa;

sono circa 200.000 i piccoli azionisti del Banco popolare che non sono a conoscenza delle numerose sanzioni a carico del vicepresidente Castellotti;

secondo l'interrogante, le ammende comminate risultano risibili vista la gravità dei comportamenti reiterati relativamente alle inadempienze descritte in merito al fatto che in questo periodo c'era una liaison tra il Banco popolare di Lodi, di Gianpiero Fiorani, con il capo della vigilanza di Banca d'Italia, dottoressa Tarantola, come evidenziato anche nell'atto di sindacato ispettivo 4-04128,

ad avviso dell'interrogante:

quando le numerose sanzioni inflitte da Consob e Banca d'Italia, seppur lievi e risibili per la gravità dei comportamenti reiterati, invece di comportare un allontanamento del sanzionato dal settore finanziario, vengono poi assorbite dai lauti compensi degli amministratori delle banche, come nel caso del vicepresidente Guido Duccio Castellotti, è quantomeno inutile il ruolo degli organi di vigilanza;

i risparmiatori e piccoli azionisti del Banco popolare hanno il diritto di essere messi al corrente delle numerose sanzioni irrogate a Guido Duccio Castellotti;

Guido Duccio Castellotti, che sin dai tempi di Fiorani era tenuto a vigilare sul corretto operato della banca, e non l'ha fatto, e che continua nella sua negligenza nonché in comportamenti contrari alle corrette regole bancarie, dovrebbe dimettersi lasciando l'incarico a persone oneste ed espressione dell'intero azionariato,

si chiede di sapere quali siano le valutazioni del Governo per gli aspetti di propria competenza sulla questione esposta in premessa.

dal sito http://finanza.lastampa.it/Notizie   

29/10/2010 12.23

Prosegue la discesa di Banco Popolare

Continua a perdere terreno Banco Popolare, oggetto di vendite massicce a partire dall’inizio della settimana. I volumi in aumento rispetto alla media giornaliera segnalano l’importanza del movimento che, dopo la violazione dei supporti posti in area 4 euro, ha innescato un’accelerazione al ribasso verso 3,82 euro circa. Il rischio è ora che la discesa prosegua in direzione dei prossimi supporti in area 3,70, la  cui tenuta eviterà affondi fino a 3,45 euro circa. Solo il ritorno oltre 4 euro, ora resistenze, consentiranno al titolo di riprendere quota in direzione di 4,15 e quindi di tentare la ricopertura del gap down lasciato aperto lunedì a 4,30 euro circa.(MC) 

GIOVEDI' 28 OTTOBRE 2010

La relazione del Consiglio di Gestione (Il Sole 24 Ore Radiocor) - , 25 ott - Piu' penetrazione nei territori, piu' competivita', incremento dei coefficienti patrimoniali del gruppo, anticipando l'allineamento ai piu' stringenti requisiti richiesti da Basilea 3. Sono le ragioni dell'aumento di capitale fino a due miliardi del , come apprende Radiocor, contenute nella relazione del Consiglio di gestione. In piu' attraverso il consolidamento del profilo patrimoniale, il Banco Popolare conseguira' anche un rafforzamento della propria posizione competitiva all'interno del nazionale. La disponibilita' di adeguate risorse patrimoniali, in particolare, e' condizione per poter aumentare ulteriormente la penetrazione del Banco Popolare nei territori presidiati dalle proprie banche commerciali. Un piu' elevato profilo patrimoniale consentira' di accentuare la competitivita' del gruppo, migliorare il proprio posizionamento di mercato e, quindi, la redditivita' complessiva. Il collocamento e' stato garantito da un consorzio di garanzia costituito da e BofA in qualita' di e mentre da , e in qualita' di joint bookrunners. Lo che segue il Banco Popolare e' Verzoni con gli avvocati , Diego Riva e Alessandro Cipriani. e Filippo Isacco dello studio hanno seguito invece Mediobanca e BofA Merrill Lynch. L'assemblea del Banco Popolare si riunira' sabato 11 dicembre in seduta straordinaria per il via libera all'aumento di capitale. Sim (RADIOCOR) 28-10-10 1



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La relazione del Consiglio di Gestione (Il Sole 24 Ore Radiocor) - , 25 ott - Piu' penetrazione nei territori, piu' competivita', incremento dei coefficienti patrimoniali del gruppo, anticipando l'allineamento ai piu' stringenti requisiti richiesti da Basilea 3. Sono le ragioni dell'aumento di capitale fino a due miliardi del , come apprende Radiocor, contenute nella relazione del Consiglio di gestione. In piu' attraverso il consolidamento del profilo patrimoniale, il Banco Popolare conseguira' anche un rafforzamento della propria posizione competitiva all'interno del nazionale. La disponibilita' di adeguate risorse patrimoniali, in particolare, e' condizione per poter aumentare ulteriormente la penetrazione del Banco Popolare nei territori presidiati dalle proprie banche commerciali. Un piu' elevato profilo patrimoniale consentira' di accentuare la competitivita' del gruppo, migliorare il proprio posizionamento di mercato e, quindi, la redditivita' complessiva. Il collocamento e' stato garantito da un consorzio di garan

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La relazione del Consiglio di Gestione (Il Sole 24 Ore Radiocor) -

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Banco Popolare: con aumento capitale "piu' penetrazione in territori

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Banco Popolare: con aumento capitale "piu' penetrazione in territori"

GIOVEDI' 28 OTTOBRE 2010

La relazione del Consiglio di Gestione (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 25 ott - Piu' penetrazione nei territori, piu' competivita', incremento dei coefficienti patrimoniali del gruppo, anticipando l'allineamento ai piu' stringenti requisiti richiesti da Basilea 3. Sono le ragioni dell'aumento di capitale fino a due miliardi del Banco Popolare, come apprende Radiocor, contenute nella relazione del Consiglio di gestione. In piu' attraverso il consolidamento del profilo patrimoniale, il Banco Popolare conseguira' anche un rafforzamento della propria posizione competitiva all'interno del mercato finanziario nazionale. La disponibilita' di adeguate risorse patrimoniali, in particolare, e' condizione per poter aumentare ulteriormente la penetrazione del Banco Popolare nei territori presidiati dalle proprie banche commerciali. Un piu' elevato profilo patrimoniale consentira' di accentuare la competitivita' del gruppo, migliorare il proprio posizionamento di mercato e, quindi, la redditivita' complessiva. Il collocamento e' stato garantito da un consorzio di garanzia costituito da Mediobanca e BofA Merrill Lynch in qualita' di joint global coordinators e joint bookrunners mentre da Credit Suisse, Goldman Sachs e Deutsche Bank in qualita' di joint bookrunners. Lo studio legale che segue il Banco Popolare e' Pavesi Gitti Verzoni con gli avvocati Carlo Pavesi, Diego Riva e Alessandro Cipriani. Alberta Figari e Filippo Isacco dello studio Clifford Chance hanno seguito invece Mediobanca e BofA Merrill Lynch. L'assemblea del Banco Popolare si riunira' sabato 11 dicembre in seduta straordinaria per il via libera all'aumento di capitale. Sim (RADIOCOR) 28-10-10 17:07:00 (0401)news 5 NNNN

 

GIOVEDI' 28 OTTOBRE 2010

La relazione del Consiglio di Gestione (Il Sole 24 Ore Radiocor) - , 25 ott - Piu' penetrazione nei territori, piu' competivita', incremento dei coefficienti patrimoniali del gruppo, anticipando l'allineamento ai piu' stringenti requisiti richiesti da Basilea 3. Sono le ragioni dell'aumento di capitale fino a due miliardi del , come apprende Radiocor, contenute nella relazione del Consiglio di gestione. In piu' attraverso il consolidamento del profilo patrimoniale, il Banco Popolare conseguira' anche un rafforzamento della propria posizione competitiva all'interno del nazionale. La disponibilita' di adeguate risorse patrimoniali, in particolare, e' condizione per poter aumentare ulteriormente la penetrazione del Banco Popolare nei territori presidiati dalle proprie banche commerciali. Un piu' elevato profilo patrimoniale consentira' di accentuare la competitivita' del gruppo, migliorare il proprio posizionamento di mercato e, quindi, la redditivita' complessiva. Il collocamento e' stato garantito da un consorzio di garanzia costituito da e BofA in qualita' di e mentre da , e in qualita' di joint bookrunners. Lo che segue il Banco Popolare e' Verzoni con gli avvocati , Diego Riva e Alessandro Cipriani. e Filippo Isacco dello studio hanno seguito invece Mediobanca e BofA Merrill Lynch. L'assemblea del Banco Popolare si riunira' sabato 11 dicembre in seduta straordinaria per il via libera all'aumento di capitale. Sim (RADIOCOR) 28-10-10 17:07:00 (0401)news 5 NNNN



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GIOVEDI' 28 OTTOBRE 2010

La relazione del Consiglio di Gestione (Il Sole 24 Ore Radiocor) - , 25 ott - Piu' penetrazione nei territori, piu' competivita', incremento dei coefficienti patrimoniali del gruppo, anticipando l'allineamento ai piu' stringenti requisiti richiesti da Basilea 3. Sono le ragioni dell'aumento di capitale fino a due miliardi del , come apprende Radiocor, contenute nella relazione del Consiglio di gestione. In piu' attraverso il consolidamento del profilo patrimoniale, il Banco Popolare conseguira' anche un rafforzamento della propria posizione competitiva all'interno del nazionale. La disponibilita' di adeguate risorse patrimoniali, in particolare, e' condizione per poter aumentare ulteriormente la penetrazione del Banco Popolare nei territori presidiati dalle proprie banche commerciali. Un piu' elevato profilo patrimoniale consentira' di accentuare la competitivita' del gruppo, migliorare il proprio posizionamento di mercato e, quindi, la redditivita' complessiva. Il collocamento e' stato garantito da un consorzio di garanzia costituito da e BofA in qualita' di e mentre da , e in qualita' di joint bookrunners. Lo che segue il Banco Popolare e' Verzoni con gli avvocati , Diego Riva e Alessandro Cipriani. e Filippo Isacco dello studio hanno seguito invece Mediobanca e BofA Merrill Lynch. L'assemblea del Banco Popolare si riunira' sabato 11 dicembre in seduta straordinaria per il via libera all'aumento di capitale. Sim (RADIOCOR) 28-10-10 17:07:00 (0401)news 5 NNNN



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dal sito : http://www.ansa.it

Banco Popolare:bond subordinato da 1 mld

Prenotazioni per un importo doppio rispetto all'ammontare emesso

27 ottobre, 22:16

(ANSA) - MILANO, 27 OTT - Il Banco Popolare ha collocato un prestito obbligazionario subordinato a 10 anni per un ammontare di un mld di euro, nell'ambito del programma Emtn. Il bond a tasso fisso offre un rendimento all'emissione di 320 punti base sopra al tasso benchmark mid swap. L'emissione è stata allocata per il 29% nel mercato domestico, per il 61% in Europa e per il 10% nei Paesi extra europei. L'istituto sottolinea le ampie adesioni raccolte, con prenotazioni per un importo doppio rispetto all'ammontare emesso.

dal sito http://www.borsaitaliana.it/borsa

B.Popolare: asse Saviotti-Draghi sull'aumento (MF)

Dowjones

MILANO (MF-DJ)--Nemmeno l'ultima proposta, presentata in via informale da Bnp Paribas, e' servita a smuovere Pier Francesco Saviotti dalla convinzione che l'aumento di capitale da 2 mld euro fosse l'unica strada da seguire per rafforzare i coefficienti patrimoniali del B.Popolare rimborsando allo stesso tempo il Tremonti bond. L'istituto francese, che nelle settimane scorse aveva fatto conoscere a Saviotti il proprio interesse per il Credito Bergamasco e per la Cassa di Risparmio di Lucca, Pisa e Livorno, valutati circa 3 mld, sarebbe stato disponibile a estendere un'eventuale offerta anche sulle popolari di Crema e Cremona, mettendo sul piatto altri 500 mln. Questa soluzione avrebbe tuttavia privato il Banco di alcuni degli asset piu' redditizi, facendolo allo stesso tempo diventare il target ideale per un takeover ostile. Un pericolo, quest'ultimo, che sarebbe stato ben presente anche al governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, che avrebbe dunque appoggiato la scelta di Saviotti di passare attraverso la strada dell'aumento di capitale anziche' attraverso quella della cessione dei gioielli di famiglia.

Per questo, si legge in un articolo di MF, il consiglio di gestione e quello di sorveglianza del Banco, riunitisi d'urgenza domenica 24 ottobre, dopo le anticipazioni riportate sabato 23 da MF-Milano Finanza, hanno cosi' deliberato di chiedere all'assemblea (che si terra' presumibilmente in dicembre) la delega per procedere all'aumento di capitale da 2 mld. red/alb alberto.chimenti@mfdowjones.it

(END) Dow Jones Newswires

October 26, 2010 02:21 ET (06:21 GMT)

Copyright (c) 2010 MF-Dow Jones News Srl.

 

dal sito http://www.finanze.net  
26/10/2010

Banco Popolare, un segno di quello che deve accadere al sistema bancario

Prima banca italiana, che dopo avere passato lo stress test per le banche europee con successo, vara un aumento di capitale da 2 miliardi, su circa 11 di mezzi propri attuali e 135 di attivi. L'aumento arriva dopo che Standard Chartered e Deutsche Bank hano chiesto nelle scorse settimane rispettivamente cinque e dieci miliardi di euro al mercato.
L'operazione è di dimensioni notevoli rispetto ai mezzi propri della banca ed è apparentemente inspiegabile come lo sono quelle delle altre due europee.
Viene giustificata con i limiti di Basilea 3, per i quali peraltro le banche avrebbero lunghi anni per adempiere e contrasta con le smentite di alcune settimane fa da parte della direzione quando Milano Finanza anticipava questa operazione.
Quello che succede è che gli attivi delle banche, per tutta una serie di aritifici contabili consentiti dalla normativa europea, non rispecchiano a bilancio il loro effettivo valore di liquidazione. Titoli in portafoglio al prezzo di costo che valgono oggi meno  o crediti forse non esigibili  in bilancio al nominale gonfiano artificialmente il bilancio delle banche. Supponendo che alcune poste dell'attivo valgano meno di quanto esposto a bilancio, se questo fosse riflesso nella loro valorizzazione implicherebbe immediatamente un abbattimento di capitale di pari dimensione. Per fare un esempo, su 135 milioni di attivo del Banco Popolare, una svalutazione del valore di mercato del 5% delle poste che ne compongono l'attivo porterebbe ad un abbattimento dei mezzi propri di oltre 8 miliardi. Con i livelli di leva finanziaria che sopportano questi istituti ci vuol poco a metterne in discussione la sopravvivenza,
Come alcuni analisti più attenti hanno notato, il motivo per cui si rendono necessarie queste operazioni è la qualità del portafoglio crediti e titoli in pancia alle banche, non il previdente adeguamento ai futuri limiti di Basilea 3.
Come un ubriaco che affoga nell'alcol i propri debiti di gioco, il mercato ha bevuto durante tutti questi mesi la tesi che le banche italiane fossero più solide delle loro equivalenti in giro per l'Europa, e ha fatto il pieno di obbligazioni bancarie, tra le ultime da evitare quella emessa in questi giorni dal Monte dei Paschi, che spesso offrono buone cedole, in particolare quelle perpetue.
Proprio su quest'ultimo istituto si sono concentrati ieri i timori per un'analoga operazione, ipotesi che ci sembra plausbile.
Stamattina i risultati di UBS, altro colosso con i piedi di argilla.

 
dal sito http://www.trend-online.com/

26 ottobre 2010

Il Banco Popolare ha inaugurato la settimana con una debacle

Il Banco Popolare ha inaugurato la settimana con una debacle, dopo che i vertici dell'istituto hanno approvato l'operazione sul capitale da 2 miliardi, finalizzata a rafforzare il patrimonio del gruppo in vista del rimborso dei Tremonti Bond (1,45 miliardi) e dell'entrata in vigore nei prossimi anni di Basilea III. L'aumento di capitale, comunque, verrà lanciato nel corso del 2011.
 

dal sito http://www.ilgiornale.it/

Lunedì 25 Ottobre 2010

Banco Pop, l’aumento da 2 miliardi parte nel 2011

Due miliardi massimi di aumento di capitale, da realizzarsi già nel primo trimestre 2011 con un consorzio di garanzia guidato da Mediobanca e Bofa Merrill Lynch, per rimborsare 1,45 miliardi di Tremonti bond, aumentare gli utili e per evitare la dismissione di asset strategici. Il Banco Popolare ha tratto il dado della ricapitalizzazione un po’ in anticipo rispetto a quanto si aspettasse il mercato, varando ieri un percorso (approvato prima dal consiglio di gestione e poi da quello di sorveglianza, riuniti a Verona) che prevede un’assemblea a dicembre, per assegnare la delega a procedere con l’operazione al consiglio guidato da Pierfrancesco Saviotti. Gli utlimi dettagli sono stati messi insieme nella notte tra sabato e dominica, tra il top manager del Banco e gli sherpa di Mediobanca.
L’aumento potrebbe anche andare sul mercato in più di una tranche, entro due anni. Ma la previsione di ambienti vicini all’operazione è che possa andare tutto al più presto, dunque tra febbraio e marzo prossimi. Le nuove azioni saranno offerte in opzione ai soci, ma anche ai possessori delle obbligazioni convertibili emesse quest’anno e in scadenza nel ’14. Prima però la banca eliminerà il vincolo del valore nominale delle azioni pari a 3,6 euro. Saviotti ha accelerato l’operazione convinto di avere una buona finestra di mercato a disposizione, ma soprattutto forte della garanzia di un consorzio di prim’ordine. Mediobanca ha lavorato all’operazione per tutti gli ultimi due mesi, a stretto contatto con l’ad, notoriamente assai stimato da Piazzetta Cuccia, al quale viene riconosciuto il merito di aver reso più efficienti sia la struttura, sia la rete della banca. Anticipando ai primi mesi dell’anno prossimo il rimborso dei Tremonti bond, il Banco potrà mettere da subito in conto economico i 120 milioni degli oneri legati al prestito del governo, che dunque si trasformano in utile netto già per il 2011. Il Tier 1 migliorerà di 216 punti base.
Le motivazioni strategiche della richiesta di nuove risorse ai soci sono anche l’esigenza di allineamento ai più stringenti requisiti patrimoniali nell’ambito del processo di Basiela 3 e un più forte posizionamento sul mercato in vista degli effetti della ripresa economica. Il che, tradotto, significa anche stop alle cessioni di asset (come Creberg o CariLucca) che fossero definitivamente considerati strategici nel prossimo piano d’impresa, che a questo punto sarà fatto partendo dalla nuova situazione patrimoniale. Non è escluso che, di fronte a offerte interessanti, Saviotti decida comunque di cedere asset non core: questo si vedrà.
Di certo un’operazione di questo tipo era comunque obbligatoria: meglio farla subito ha deciso Saviotti. Mentre gli analisti e il mercato scommettono che anche le altre banche retail dovranno, nel 2011, rafforzare il capitale. Tutte, nessuna esclusa. In questo gruppo, tra l’altro, il Banco non partiva neanche messo troppo male: agli stress test di luglio, il Tier 1 della banca al 2011, nel peggiore scenario possibile, era risultato pari al7%, dietro a Intesa (8,2%) e Unicredit(7,8%), ma davanti a Ubi (6,8%) e Mps (6,2%).

 

dal sito http://www.ansa.it 

Banco Popolare,aumento capitale da 2 mld

Rafforzamento patrimoniale e rimborso Tremonti bond

24 ottobre, 22:35

(ANSA) - ROMA, 24 OTT - Banco Popolare vara un aumento di capitale fino a un importo massimo di 2 miliardi. Lo hanno deliberato oggi pomeriggio i Consigli di Gestione e di Sorveglianza dell'Istituto. La proposta verra' ora sottoposta all'Assemblea straordinaria dei soci per aumentare il capitale sociale a pagamento e in via scindibile, per un importo massimo di 2 miliardi.'L'operazione approvata oggi - spiega una nota - permette di provvedere al rimborso dei 'Tremonti bond',per un importo pari ad 1,45 miliardi

dal sito http://finanza.lastampa.it     22/10/2010 08.23

Banco Popolare cerca di fronteggiare le pressioni ribassiste

Grafico di forza relativa in deciso calo quello che presenta il Banco Popolare nei confronti dell'indice di riferimento (Ftse Mib). Il titolo sta cercando di riportarsi stabilmente al di sopra di quota 4,30, livello violato settimana scorsa, nel tentativo di scongiurare la realizzazione di un nuovo segmento ribassista che proietti target sui minimi primaverili in area 4,00, in prima battuta, e piu' in basso a 3,80 e 3,50 almeno. Segnali di ripresa credibili verranno comunque generati solo a seguito del superamento di area 4,50, introduttivo al test a 4,70 ed al successivo allungo fino a 4,90/95 circa. ( FAD)

 

 
da :   http://finanza.lastampa.it/Notizie

La Stampa.it

14/10/2010 11.33

Banco Popolare in rosso: presto le trattative sugli esuberi

Banco Popolare in ripiegamento: il titolo cede lo 0,52% e si porta a 4,29 euro dopo aver toccato un minimo di seduta a 4,28 euro. Il responsabile risorse umane del gruppo Roberto Speziotto ha dichiarato che il piano da 500 esuberi nel 2011 e da altri 300 entro la fine dell'anno entrerà nelle fase delle trattative con i sindacati a partire dal prossimo 27 ottobre. La società, aggiunge l'agenzia di stampa Reuters, ha anche annunciato 80 nuove assunzione e la stabilizzazione di 600 precari. Il quadro grafico del titolo indica una forte pressione sui supporti di quota 4,3 euro al di sotto dei quali una estensione dei ribassi a quota 4 euro sarebbe assai probabile e l'azione potrebbe anche impostare un pattern con target in zona 3,5 euro. I minimi odierni in zona 4,28 euro confermano l'esitenza di un supporto ancora solido in zona 4,3 euro e, nel caso in cui i corsi fossero respinti al rialzo da questi sostegni, l'azione potrebbe tentare nuovi assalti alle resistenze di area 4,5 euro e dunque agli ostacoli in zona 4,8-4,9 euro.

(GD)
da Finanzaonline.com - 12.10.10/11:05

Banco Popolare ancora sotto pressione, SocGen consiglia di vendere il titolo -2-

Indiscrezioni che hanno fatto scivolare in Borsa il titolo della banca veronese. Una discesa a cui ha contribuito il downgrade di Moody´s: l´agenzia ha tagliato da stabile a negativo l´outlook dei rating sui depositi a lungo termine del Banco Popolare, riducendo da C- a D+ il rating della forza finanziaria. Subito dopo le speculazioni, il Banco ha annunciato la vendita della Caripe a Tercas per 228 milioni di euro. Un´operazione che avrà un impatto positivo di 17 punti base sul Core tier 1 del gruppo.

"La nostra visione è che il Banco Popolare sia sotto pressione dopo il downgrade di Moody´s e sulla scelta di altre dismissioni di asset no core dopo la cessione di Caripe", scrive Societe Generale. Di conseguenza, un aumento di capitale oltre le aspettative e la vendita di asset core "potrebbero rappresentare il solo modo per assecondare i nuovi requisiti di capitale". Secondo gli esperti, una ricapitalizzazione di 2 miliardi di euro a 4 euro per azione implica una diluizione del 38% delle stime di Eps 2011, mentre un prezzo di 3,5 euro per azione implicherebbe una diluizione del 42%. I benefici in termini di Core tier 1 dovrebbero arrivare a 224 punti base. In uno scenario di vendita del Credito Bergamasco e delle Casse toscane, il beneficio per il Core tier 1 sarà di 278 punti base con una diluizione del 37% delle stime di Eps 2011.
 

 

MERCOLEDI' 13 OTTOBRE 2010

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - , 13 ott - Il dei costi rientra naturalmente tra le iniziative che il mettera' in atto nell'ambito del triennale attualmente allo studio. Speziotto, che non ha voluto commentare i contenuti del piano, ha indicato che le tempistiche per la sua presentazione "le determina il mercato". In passato il del Banco, , aveva annunciato il piano tra la fine di ottobre e novembre. Ppa- (RADIOCOR) 13-10-10 16:54:19 (0282) 5 NNNN



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MERCOLEDI' 13 OTTOBRE 2010

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - , 13 ott - Il dei costi rientra naturalmente tra le iniziative che il mettera' in atto nell'ambito del triennale attualmente allo studio. Speziotto, che non ha voluto commentare i contenuti del piano, ha indicato che le tempistiche per la sua presentazione "le determina il mercato". In passato il del Banco, , aveva annunciato il piano tra la fine di ottobre e novembre. Ppa- (RADIOCOR) 13-10-10 16:54:19 (0282) 5 NNNN



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MERCOLEDI' 13 OTTOBRE 2010

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - , 13 ott - Il dei costi rientra naturalmente tra le iniziative che il mettera' in atto nell'ambito del triennale attualmente allo studio. Speziotto, che non ha voluto commentare i contenuti del piano, ha indicato che le tempistiche per la sua presentazione "le determina il mercato". In passato il del Banco, , aveva annunciato il piano tra la fine di ottobre e novembre. Ppa- (RADIOCOR) 13-10-10 16:54:19 (0282) 5 NNNN



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Il Sole 24 Ore Radiocor) - , 13 ott - Il dei costi rientra naturalmente tra le iniziative che il mettera' in atto nell'ambito del triennale attualmente allo studio. Speziotto, che non ha voluto commentare i contenuti del piano, ha indicato che le tempistiche per la sua presentazione "le determina il mercato". In passato il del Banco, , aveva annunciato il piano tra la fine di ottobre e novembre.

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DA http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-10-10/bilanci-salvati-lifting-080117

Da Il Sole 24 Ore.com

di Morya Longo 10 ottobre 2010

I bilanci? Salvati da un lifting

C'è chi usa complesse operazioni di pronti-contro-termine per dimezzare i debiti a breve scadenza prima di chiudere i conti trimestrali. Chi invece, pur aumentando i crediti in sofferenza, tampona le ferite riducendo gli accantonamenti. Per non parlare di chi i crediti dubbi li mette letteralmente sotto il tappeto. Benvenuti nel mondo dove la realtà supera la fantasia: quello dei bilanci delle banche. Negli anni in cui l'economia rallenta verso il fantasma di una seconda recessione, e in cui Basilea 3 chiede maggior rigore, i trucchetti per mantenere a galla stato patrimoniale e conto economico si moltiplicano.  Dove si può – dove cioè la legge lo consente – una stiracchiatina al bilancio la danno in fondo un po' tutte le banche del mondo. Il problema è che sono tanti i punti dove, grazie alla normativa attuale, il bilancio si può stiracchiare. «Il Sole 24 Ore» ha fatto un viaggio nel mondo del credito, aiutato da otto diversi esperti: tre analisti, tre banchieri e due operatori di mercato, che preferiscono restare anonimi. Allacciate le cinture di sicurezza: si parte.

Effetto autovelox
Iniziamo il viaggio dalla ben nota Lehman Brothers, dove prima del crack andavano di moda i «Repo 105». «One-O-five», con accento rigorosamente americano. Non si tratta di una stazione radiofonica, ma di un trucco – scoperto dalle autorità dopo il crack – che permetteva alla banca d'affari di nascondere dal bilancio alcuni attivi ogni tre mesi. Il gioco era semplice: pochi giorni prima della chiusura di ogni trimestre, Lehman stipulava alcuni contratti di pronti contro termine (repo in inglese) con alcuni fondi o vari investitori. In sostanza cedeva loro dei titoli in grandi quantità e riceveva in cambio contanti, con l'impegno già scritto di fare lo scambio opposto dopo pochi giorni. Poi, scavallata la chiusura del trimestre, l'operazione si chiudeva. In questo modo Lehman, quando scattava la "fotografia" del bilancio trimestrale, appariva con meno attivi in portafoglio e con più liquidità: cioè si mostrava ben più "snella" di come in realtà fosse.

Ma pochi mesi fa il «Wall Street Journal» ha scoperto che giochini simili li fanno tutte le banche: prendendo i dati dei 18 maggiori istituti mondiali (da Bank of America a Citigroup, fino alla tedesca Deutsche Bank) il quotidiano Usa ha calcolato che sul mercato dei pronti contro termine ogni trimestre queste banche riducono i debiti a breve mediamente del 42% rispetto ai picchi massimi del mese. Insomma: tanti istituti si presentano all'appuntamento della chiusura del trimestre con un aspetto più snello. Qualche analista lo chiama «effetto autovelox»: si frena prima della fotografia e si riparte subito dopo.

In realtà, però, l'inchiesta delle Autorità Usa non ha rivelato particolari scorrettezze nelle 18 banche, diversamente da quella sul caso Lehman. Alla fine hanno semplicemente chiesto maggiore trasparenza, ma hanno ritenuto la loro attività lecita e regolare. «Noi operiamo sul mercato dei repo con alti volumi – spiega il portavoce di Bank of America –, per cui è normale che gli attivi sul nostro bilancio cambino continuamente. Noi diamo con trasparenza al mercato il dato di fine trimestre, ma anche la media dell'intero trimestre». E lo stesso concetto è ribadito da altre banche. Sta di fatto, però, che ogni chiusura di trimestre le 18 banche scattano la "fotografia" con un calo dei debiti a breve del 42% rispetto ai massimi dello stesso trimestre.

«Regalo» da 2,5 miliardi €
Il capitolo più dolente per le banche – anche italiane – è però quello dei crediti deteriorati: quelli catalogati a incaglio o sofferenza. Quelli, cioè, che difficilmente saranno rimborsati. Calcola PriceWaterhouseCoopers, che in Germania i crediti in sofferenza lordi siano cresciuti del 50% tra il 2008 e il 2009, in Gran Bretagna del 44,8% e in Italia del 40,1%. In Europa le sofferenze sono passate dai 419 miliardi di euro del 2008 ai 619 del 2009: la crescita media è del 47,7%. Un problema per le banche, che devono coprire quei crediti con specifici accantonamenti e che quindi registrano perdite secche in conto economico. Che fare dunque? Ovvio: un po' di sano (e lecito) lifting. Prendiamo l'Italia ad esempio, guardando i dati calcolati da Analisi Mercati Finanziari. Nel 2007 le prime cinque banche (UniCredit, Intesa, Montepaschi, Ubi, Banco Popolare) mettevano da parte a copertura delle perdite mediamente il 66% del valore dei crediti in sofferenza. Nel primo semestre 2009, per contro, questa cifra era scesa leggermente sotto il 60%. In tre anni, insomma, in proporzione hanno accantonato il 6% in meno. Proviamo a fare un calcolo spannometrico: se le cinque banche quest'anno avessero mantenuto lo stesso tasso di copertura per i crediti in sofferenza del 2007, avrebbero dovuto accantonare qualcosa come un miliardo di euro in più. Dunque avrebbero avuto un miliardo di utili in meno. Per non parlare degli incagli.

È vero che questo calcolo ha tanti margini d'errore. Innanzitutto perché è normale che in momenti in cui si ipotizza una ripresa dell'economia, si riducano gli accantonamenti. Inoltre perché nessuno può sapere quali garanzie abbiano i crediti. Ma questo non cancella i dubbi: come mai il calo degli accantonamenti è così netto? E come mai ci sono così ampie differenze tra una banca e l'altra?

La polvere sotto il tappeto
Il nostro viaggio entra invece ora in un terreno più oscuro. Sul mercato si dice che qualche banca cerchi di ripulire letteralmente il bilancio dai crediti in sofferenza, rispolverando la vecchia tecnica della cartolarizzazione. La legge prevede che una banca possa deconsolidare (cioè eliminare dal bilancio) questi crediti deteriorati solo se riesce a cedere la cosiddetta «tranche equity»: la fetta di obbligazioni che assorbe il primo 10% di perdite dei crediti stessi. Insomma: se riesce a passare il "cerino" a qualcun altro. Prima della crisi era facile trovare qualcuno disposto a comprarlo, ma ora non è più così semplice. Eppure in Europa qualche operazione viene realizzata.

Il sospetto di molti esperti è che alcuni istituti finanzino più o meno occultamente gli investitori che comprano il loro "cerino": in questo modo le banche ripulirebbero il bilancio dai crediti dubbi, incasserebbero comunque la perdita, ma non la farebbero vedere a nessuno. E se l'occhio degli investitori non vede, il mercato non duole. Alcuni addetti ai lavori assicurano che questa tecnica poco ortodossa sia utilizzata da alcune banche – soprattutto piccole – in Europa. Ma è impossibile averne l'evidenza. Nè la certezza.

Ti bastonano e guadagni
Ma torniamo nel terreno della piena legalità, che di possibilità di "lifting" ne offre comunque in gran quantità. Esiste per esempio un codicillo, chiamato «fair value option», che a volte raggiunge il paradosso: una banca bastonata sul mercato obbligazionario dagli investitori può realizzare abbondanti ricavi grazie proprio alle "bastonate". La «fair value option» permette infatti a un istituto di credito di valutare al prezzo di mercato i propri debiti. Così se gli investitori vendono le obbligazioni di questa banca, e il valore dei debiti scende, la banca registra ricavi. E di conseguenza utili.  È noto il caso, in Italia, del Banco Popolare: solo grazie a questa opzione – che però il numero uno Pierfrancesco Saviotti vuole eliminare – nel primo semestre 2009 ha guadagnato 258 milioni di euro. Insomma: i suoi bond sono stati venduti, e il suo bilancio si è rimpolpato. E se in Italia questa «fair value option» è poco usata, all'estero consente grandi guadagni. Per esempio Ubs ha registrato ricavi per 595 milioni di franchi, grazie alla svalutazione dei suoi debiti. Per assurdo, una banca sull'orlo del crack, grazie a questa «fair value option» farebbe utili a palate. Senza che nessuno possa dire nulla: è la legge a consentirlo...
m.longo@ilsole24ore.com

 

dal sito http://archiviostorico.corriere.it 

Tradizionale, duale o demenziale

(come funzionano i cda di Unicredit, A2A e...)

Sarà lo specchio della confusione sovrana che regna in politica, ma non si può dire che il sistema di governance nelle società quotate italiane goda di ottima salute. Il caso più evidente è ovviamente quello di Unicredit. Lì è saltato un amministratore delegato che aveva tutte le deleghe e che veniva accusato di fare il padrone in casa d' altri semplicemente perché esercitava i poteri che gli erano stati conferiti evitando di perdersi in mille bizantinismi per tenersi buone le Fondazioni azioniste, i soci privati e quelli stranieri. Pur avendo a che fare con un consiglio d' amministrazionemonstre (un presidente, quattro vicepresidenti e 17 consiglieri), Alessandro Profumo ha cercato di arginare le pressioni per un maggior coinvolgimento del territorio (leggi la Lega) finendo per accettare prima la nomina di un country manager, invece di un direttore generale con il quale spartire i poteri, e poi alla fine è stato costretto a dimettersi. Nel caso di Unicredit si trattava di governance tradizionale. Poi c' è il caso della governance duale che fino a qualche tempo fa sembrava la soluzione a ogni problema. Ispirandosi al modello tedesco, si creava un consiglio di sorveglianza al quale lasciare le competenze sui grandi temi strategici e un consiglio di gestione, con il coinvolgimento del management, che seguisse l' operatività dell' azienda. Nonostante i dubbi di molti (per Cesare Geronzi questo sistema «non è adatto al mondo bancario», mentre per l' ex presidente della Consob Lamberto Cardia il duale confonde i ruoli di gestione e di controllo che tradizionalmente spettano al cda e al collegio sindacale), il sistema duale è sembrato inizialmente in gran voga per poi ridursi progressivamente: ci hanno rinunciato Mediobanca (pur avendo scelto, nelle parole di Piergaetano Marchetti, un sistema tradizionale «arricchito da importazioni dal sistema dualistico») e Mid Industry, e si appresta a farlo A2A. Resiste miracolosamente Intesa SanPaolo («Nessun pentimento» dice Giovanni Bazoli), mentre vacilla il Banco Popolare (la revisione del duale, dice Carlo Fratta Pasini, «è un tema che non escludiamo anche se non è da aprire in questo momento»). E poi ci sono i tanti fan del duale che vorrebbero estendere il sistema nonostante le difficoltà di applicazione concreta che ha trovato, quasi, ovunque sia stato introdotto in Italia: la Uil, per esempio, lo ha chiesto per l' Alitalia e gli enti locali per l' Expo 2015 (la cui governance tradizionale è stata in verità abbastanza complicata di per sé fin dai suoi primi vagiti). Tra governance tradizionale e duale, insomma, ce ne è sempre una demenziale in agguato, qualunque sia il sistema che viene formalmente scelto e accettato dagli azionisti. Il problema, quindi, non è più esclusivamente giuridico ma, verrebbe quasi da dire, di semplice applicazione delle norme. Il sistema tradizionale, cioè, funziona se l' amministratore delegato esercita i suoi poteri con la giusta autonomia ma senza dimenticare che le deleghe gli sono state conferite e, quindi, possono essergli revocate se dall' autonomia passa all' auto-referenzialità; e funziona, ovviamente, se il collegio sindacale esercita i poteri di sorveglianza che gli spettano. Il sistema duale, a sua volta, funziona se, come dimostra il caso di Banca Intesa, i consigli di sorveglianza e di gestione non si pestano vicendevolmente i piedi; non funziona, invece, quando è solo un escamotage per moltiplicare le poltrone a scapito della governabilità dell' azienda (come è stato il caso di A2A dopo la fusione tra Aem e Asm Brescia). E poi ci sono le forme nelle quali compaiono contaminazioni tra i due sistemi (come in Mediobanca). L' importante, al di là della formulazione giuridica adottata, è che ognuno faccia la sua parte: cda, collegi sindacali, consigli di sorveglianza e di gestione, revisori, comitati interni, audit, responsabili vari. Nelle società, soprattutto quelle quotate, la proliferazione delle norme ha portato a una moltiplicazione delle funzioni che spesso e volentieri si traduce in una babele. Per impedire la quale si spingono inevitabilmente i manager verso una gestione autocratica. Tra duale e tradizionale, alla fine dei conti, normale è molto meglio.

Romagna Manoja Enrico
 

Pagina 9
(8 ottobre 2010) - mondo

dal sito http://finanza.lastampa.it 

04/10/2010 08.42

Banco Popolare cede la Cassa di Risparmio di Pescara

Il Banco Popolare ha ceduto per 228 milioni di euro alla Cassa di Risparmio della Provincia di Teramo S.p.A (Banca Tercas) la propria partecipazione del 95% detenuta in Banca Caripe Spa. La vendita della Caripe viene fatta principalmente per rafforzare il patrimonio. Essa determinera' un miglioramento di 17 punti base sul Core Tier1Ratio, di 19 bps sul Tier1 Ratio e di 22 bps sul Total Capital Ratio

  

Da Milano Finanza.it    29/09/2010 9.50         http://www.milanofinanza.it/news/

Banco Popolare da piano esuberi impatto positivo del 5% su Eps

di Diana Bin

Vendite diffuse sul Banco Popolare, che cede l'1,52% a 4,3825 euro a piazza Affari in scia alle voci secondo cui il Fisco ha aperto un contenzioso con il gruppo bancario per circa 500 milioni di euro. In realtà la vicenda è nota da tempo e comunque in passato vicende analoghe si sono chiuse con esborsi per le aziende pari a circa il 10% della somma inizialmente chiesta dall'Agenzia delle Entrate. Ieri invece si è tenuta la presentazione ai sindacati di un piano contenente le linee guida sugli organici per il periodo 2010-2011. Secondo le ultime indiscrezioni, il gruppo avrebbe in programma una riduzione di 800 risorse, pari a circa il 4% del totale, di cui 300 entro fine anno.
"Nelle nostre stime, che prevedono un tasso di crescita annuale dell'1,5%, non abbiamo incluso alcuna variazione nel numero dei dipendenti per i prossimi due anni", hanno osservato gli analisti di  Equita sim (rating buy con target price a 6,3 euro confermati sull'azione).
Il taglio del personale dovrebbe avere un impatto positivo sull'Eps 2012 di circa il 5%, con un risparmio stimato intorno ai 50-60 milioni di euro lordi, hanno calcolato gli analisti della sim, che ritengono l'indiscrezione di un piano di esodi molto fondata.
BP è infatti l'unica fra le popolari maggiori a non aver ancora attivato alcuna azione di riduzione strutturale dei costi del personale. "Crediamo che il cost cutting rappresenterà uno dei driver principali del nuovo piano industriale, che dovrebbe essere presentato nei prossimi mesi", hanno concluso gli esperti.
Il Banco Popolare è sorvegliato speciale in Borsa in scia all'ipotesi di vendere due asset, CreBerg e CariLucca, o in alternativa di procedere con un aumento di capitale fino a 2 miliardi di euro per rafforzare la situazione patrimoniale e per poter ripagare i Tremonti Bond da 1,450 miliardi.
L'ipotesi dell'aumento di capitale eviterebbe la svendita di asset pregiati e alcuni analisti non escludono che verrebbe convertito in azioni 1 miliardo di euro di bond convertibili a un prezzo in linea con le attuali quotazioni, con l'obiettivo di ripagare i bond governativi.
Alla fine, l'utile per azione subirebbe un effetto diluitivo del 35% nel periodo 2010-12 con un core Tier1 ratio che salirebbe al 7,8%, post rimborso dei Tremonti bond. Verrebbe raddoppiato il numero delle azioni circolanti e il fair value sul titolo, secondo una sim milanese, si collocherebbe intorno a 4,2 euro per azione.
L'altra ipotesi prevede la cessione di due asset: CreBerg potrebbe essere venduto a un prezzo pari a 1,5 volte il book value e Carilucca a un prezzo pari a 1 volta il book value. Quindi il Banco Popolare potrebbe vendere le due controllate rispettivamente a 7,5 milioni e a 5 milioni di euro a sportello.
Grazie alla vendita l'istituto ricaverebbe anche una plusvalenza che andrebbe a migliorare i capital ratio. In questo scenario l'effetto diluitivo sull'utile per azione sarebbe limitato al 10-15% per il periodo 2011-2012 e non andrebbe a incidere sulla valutazione degli analisti della sim con un fair value che si collocherebbe intorno a 5,6 euro per azione.
 

Da Milano Finanza.it    29/09/2010 9.50         http://www.milanofinanza.it/news/

Banco Popolare un aumento di capitale da 2 miliardi troppo diluitivo 

Di Francesca Gerosa

Seduta decisamente negativa per il Banco Popolare a piazza Affari sull'ipotesi di un aumento di capitale in arrivo. Il titolo è arrivato a perdere ben oltre tre punti percentuali (minimo a quota 4,48 euro) in un mercato per ora ancora lucido. Al momento scivola del 3,23% a 4,4975 euro. Un portavoce dell'istituto è subito intervenuto, ricordando le recenti dichiarazioni dell'Ad, Pier Francesco Saviotti: "al momento non si parla di aumento di capitale".

"Al momento", però. Oggi MF scrive che il Banco Popolare avrebbe avviato con Mediobanca una riflessione sulla possibilità di procedere a un aumento di capitale da 2 miliardi di euro in alternativa alla cessione di alcuni asset core (Creberg e Casse del Tirreno) per le quali ci sarebbero già offerte intorno a 3 miliardi da parte di alcune banche francesi (Bnp Paribas in primis).
Creberg (società quotata e controllata al 77,4% da Banco Popolare) ha 12,6 miliardi di euro di impieghi, 1,25 miliardi di euro di patrimonio netto, 251 sportelli e dovrebbe chiudere il 2010 con un utile netto intorno ai 120 milioni. CariLucca invece ha un patrimonio netto di 1,2 miliardi di euro, impieghi per 8,3 miliardi e dovrebbe chiudere il 2010 con un utile netto intorno a 40 milioni.
Le cessioni permetterebbero dunque al Banco Popolare di rimborsare i Tremonti bond (1,45 miliardi di euro) anticipatamente e rafforzare ulteriormente il capitale. Tuttavia la vendita di Creberg e Casse del Tirreno sembra agli analisti di Equita sim un'ipotesi improbabile perché implicherebbe rinunciare a circa 500 sportelli, pari al 25% del totale.
Inoltre la valutazione riportata (3 miliardi, quindi 1,6 volte il PTE) sembra sacrificata: "ci attenderemmo 2 volte il PTE o 3,6 miliardi di euro date le quote di mercato da leader delle realtà coinvolte", dicono alla sim. L'impatto sul Core Tier 1 sarebbe ci circa 210bps, ma BP dovrebbe rinunciare ad almeno al 20% degli utili di gruppo.
L'alternativa sarebbe un aumento di capitale da 2 miliardi che porterebbe il Core Tier 1 dall'attuale 4,6% ex Tremonti bond al 7%. "Un nuovo aumento di capitale da 2 miliardi ci sembra molto improbabile, perché BP può già contare su un miliardo di soft convertibile che può essere trasformato in equity a novembre 2011", precisano gli esperti di Equita.
E' quindi più ragionevole ipotizzare un nuovo aumento di capitale da un miliardo di euro, come Equita ha incorporato nelle sue stime. In caso invece di un nuovo aumento di capitale da 2 miliardi, la diluzione sarebbe molto importante, pari al 28%. In attesa di chiarezza, sul titolo Equita mantiene la raccomandazione buy e un target price a 6,3 euro, Intermonte outperform con un prezzo obiettivo a 5,40 euro

 (27 settembre 2010) -da Corriere Economia

Bilanci Fitch penalizza Montepaschi. E in attesa dei risultati del terzo trimestre iniziano a pesare anche i Tremonti-bond

Credito Scosse in periferia, da Ubi a Mps

La Banca Popolare di Verona ha già rinnovato tutta la prima linea di manager dopo la semestrale I bassi tassi di interesse complicano il business degli istituti retail. E i conti evidenziano le difficoltà

Se il cuore del sistema bancario italiano è stato sconvolto e trasformato dalle dimissioni di Alessandro Profumo, anche lontano da Unicredit gli indicatori meteo indicano cattivo tempo. E perfino qualche burrasca, sebbene di portata squisitamente locale. Dietro ai colossi Unicredit e Intesa Sanpaolo i temporali si susseguono tra le banche di maggior dimensione. Ubi, Monte dei Paschi di Siena e Banco Popolare sono alle prese con una fase non più drammaticamente critica dei mercati, ma certamente lontana dalla concretezza di una vera ripresa. Trimestrali Al di là dei problemi di governance che coinvolgono talune realtà, è l' andamento dei conti che non aiuta il ritorno del sereno. E in attesa della terza trimestrale dell' anno tutti gli interessati ripetono, come un mantra, che è difficile fare la banca retail se il livello dei tassi è vicino allo zero come in questo momento. Impossibile dare loro torto. Soprattutto se oltre ai tassi bassi ci si trova a scontare situazioni pregresse. L' acquisizione di Banca Antonveneta da parte del Monte dei Paschi di Siena è stata infatti realizzata in un particolare momento di mercato: era l' ultimo autobus disponibile per uscire dai confini di banca regionale e i 9 miliardi di euro pagati per i quasi mille sportelli dell' istituto padovano (al netto di Interbanca, la merchant finita nell' orbita di General Electric) rappresentano un peso che si riverbera ancora sui conti del gruppo guidato da Antonio Vigni. Il quale oggi, con Giuseppe Mussari sempre più assorbito dalle dinamiche lobbistiche che fanno capo all' Abi, l' associazione delle banche di cui è fresco presidente, è sempre più solo alla guida di quella che è la terza banca italiana. Rispetto alla fine del 2007 il mondo è profondamente cambiato dietro agli sportelli delle banche. E certe performance non sono più ripetibili, almeno a breve. Così il Monte - che ha sottoscritto i Tremonti bond per 1,9 miliardi di euro - al 30 giugno scorso ha evidenziato un margine di interesse in leggero calo rispetto all' anno precedente (-1,4%) e una più marcata contrazione dell' utile: -21,4%. L' agenzia di rating Fitch ha portato il rating di Mps sul lungo periodo da «A» ad «A-» e a breve termine da «F1» a «F2», motivando il declassamento con tre aspetti: redditività, asset quality e capitale. Rilievi non condivisi dal Monte, che sottolinea come la banca «evidenzi performance reddituali e patrimoniali in netto miglioramento anche rispetto al proprio contesto competitivo». Ma l' aria (e i conti) rimangono pesanti. Ribaltone Difficoltà evidenti anche a Verona, in casa del Banco Popolare. Anche qui ci sono i Tremonti bond da remunerare e restituire (1,45 miliardi in totale) e i numeri del gruppo - al netto della disastrosa vicenda Italease - mostrano un calo del margine d' interesse semestrale pari al 7,6 per cento. Soprattutto, alla macchina guidata da Pier Francesco Saviotti è venuta meno la spinta più attesa, quella della Banca Popolare di Verona, che sulla carta doveva garantire l' apporto di maggiore concretezza. Così, nelle scorse settimane, l' amministratore delegato Franco Baronio e il direttore generale Cristiano Carrus sono stati messi da parte. Per Baronio - legato al gruppo da un contratto a termine - si è arrivati a una risoluzione consensuale. Carrus è stato invece dirottato esclusivamente sulla controllata Aletti Suisse a Lugano. Al loro posto, nel segno della valorizzazione delle risorse interne e di una catena di comando più semplice, è stato nominato con il ruolo di consigliere di gestione del Banco Popolare, Leonello Guidetti, 50 anni, da Reggio Emilia, finora responsabile della rete della controllata Banco San Geminiano e San Prospero. Tensioni In casa Ubi - dove non sono stati sottoscritti Tremonti bond ma si è emesso un prestito obbligazionario convertibile da 640 milioni con scadenza 2013 e possibile richiamo anticipato l' anno prossimo - i numeri del semestre hanno evidenziato un margine di interesse in calo del 17,2 per cento e l' utile a -18,9 rispetto all' anno precedente. E come sempre quando il vento non soffia, nelle vicinanza di casa Ubi trovano spazio veri o presunti attriti tra le due anime della banca, quella bresciana e la bergamasca. Secondo le ultime voci, prontamente smentite dall' interno, le difficoltà che incontra il tessuto economico e commerciale dell' area avrebbe irrigidito il rapporto tra l' amministratore delegato Victor Massiah e il presidente Emilio Zanetti. La solita chiacchiera? Possibile. Se solo l' economia tornasse a tirare e i tassi facessero anche un lieve passo in avanti, potrebbe essere anche più probabile. RIPRODUZIONE RISERVATA **** Gli effetti della crisi Il primo semestre 2010 e il confronto con i primi sei mesi del 2009

Righi Stefano

 

Da Libero News.it

Banco Popolare: Leonello Guidetti nuovo numero uno di Pop Verona

Milano, 14 set. - (Adnkronos) - Leonello Guidetti, attualmente vicedirettore generale e responsabile della rete San Geminiano e San Prospero, diventa il nuovo numero uno della Popolare Verona. Lo si legge in una nota. Il nuovo assetto manageriale della Banca Popolare di Verona - S.Geminiano e S.Prospero prevede infatti un solo nuovo responsabile al vertice, in luogo dell'amministratore delegato Franco Baronio e del direttore generale Cristiano Carrus. Per Baronio, si legge nella nota, si tratta di "una risoluzione consensuale" del rapporto con il gruppo - gia' disciplinato da un contratto a termine - e comunque mantiene, "in virtu' delle riconosciute qualita' professionali", il ruolo di consigliere in societa' collegate al gruppo Banco Popolare quali Agos, Avipop, Popolare Vita ed Istituto Centrale Banche Popolari. Cristiano Carrus manterra' all'interno del Banco Popolare il ruolo di direttore generale della controllata Aletti Suisse, a Lugano. La decisione, spiega sempre la nota, "segue la scelta di semplificare la catena di comando su una piazza di estrema importanza, sede operativa anche della holding Banco Popolare". Quanto a Guidetti la banca "valorizza una risorsa interna distintasi per le doti manageriali e le buone performance del marchio emiliano". Guidetti, e' nato a Reggio Emilia 50 anni fa, e' nella banca dal 1979 ed e' stato responsabile della direzione S.Geminiano e S.Prospero dal gennaio 2006. A seguito della riunione di oggi del consiglio di sorveglianza del Banco Popolare, Guidetti e' stato anche nominato consigliere di gestione del Banco Popolare al posto del dimissionario Baronio.

14/09/2010

 

Il Cittadino 27 aprile 2010

I Gettoni siano devoluti ai cassaintegrati  clicca per  >>> (VOTARE-ON-LINE)

Caro Direttore
il 15 Febbraio Angelo Ferrari chiedeva un parere sui politici e cattedratici in odore di nomina nel Banco Popolare, e riporto integralmente la Tua
risposta:

" Caro Ferrari, chi siede nei Cda delle banche, grazie al lauto emolumento percepito, non vuol mai farsi da parte.
I lodigiani presenti nei consigli della Banca Popolare o del Banco veronese dovrebbero mettersi davanti allo specchio e chiedersi: io cosa ho fatto per far crescere la banca? Quali vantaggio ho portato alla gente e al territorio lodigiano? Mi sono solo limitato a intascare il compenso che mi era destinato?
Dopo aver risposto a queste domande e alla propria coscienza ogni considerazione verrà da sè.
Ferruccio Pallavera

Peccato che non c'è stato nessun dibattito sul tema, e il risultato è stato che l'unico ad aver dato il buon esempio è stato il Presidente Carlo Fratta Pasini che si è più che dimezzato il compenso portandolo a 400.000 euro.
Ricordiamo anche che un Presidente a diversità di tanti consiglieri deve per la posizione che ricopre rinunciare a molti incarichi a differenza dei consiglieri. Concorderai che invece di chiedere la riduzione del 10% dello stipendio dei dipendenti, mozione appoggiata dalla lista Banca Viva, rappresentata a Lodi dal Rag Polenghi che non ho mai avuto il piacere di conoscere, forse varrebbe la pena appoggiare in massa la nostra richiesta rinnovata in Assemblea a Novara che è quella di ridurre il numero e il compenso dei consiglieri.
Grazie al Tuo giornale due mesi fà abbiamo sollevato il problema dei compensi sulla Fondazione ed ho visto che nonostante le critiche pervenute dagli interessati, alla fine pochi giorni fà hanno dichiarato di rinunciare "spontaneamente" ai compensi.
Sempre nell'assemblea di Sabato 24 Aprile abbiamo appoggiato la mozione di un socio di destinare il gettone di 600 euro ( deve proprio essere un gettone d'oro massiccio ) a favore di un fondo di solidarietà per i cassaintegrati o per chi ha perso il posto di lavoro.

Un piccolo conteggio.
Considerando solo i 90 membri tra Verona Novara e Lodi, per ogni CDA si darebbero 600 euro a 90 capi famiglia senza lavoro.
Moltiplichiamo questi numeri per almeno 20 CDA e arriviamo ad un piccolo sostegno sociale per circa 1800 capi famiglia.
 

Chi concorda su questa proposta può inviare una mail a info@anpalodi.it oppure inviare un fax al numero 0371 428324 oppure scrivere a :

Associazione Nazionale Piccoli Azionisti del Banco Popolare presso: Studio Mega 2000 via Biancardi n. 4 - 26900 Lodi oppure clicca per VOTARE-ON-LINE


 

Comunicato stampa 16 Aprile 2010

 15 Aprile 2010 : Incontro delegazione ANPALODI con Presidente Banco Popolare Avv. Carlo Fratta Pasini

Un incontro molto concreto, con toni critici ma  sempre costruttivi, questo è il primo commento di Modesto Volpe,  e Daniele Zuffada rispettivamente Presidente e Vicepresidente  dell’Associazione Nazionale dei Piccoli Azionisti. Ci siamo incontrati a Verona con il Presidente del Consiglio di Sorveglianza giovedì 15 aprile, prosegue Volpe  per trasferire lo stato d’animo e le richieste scritte pervenute dai soci del territorio. Un elenco nutrito di argomenti, quali l’eliminazione della governance duale con conseguente riduzione del numero dei consiglieri, l’introduzione del voto a distanza, una maggiore rappresentatività nella governance di persone espressione  del territorio,  limiti massimi degli incarichi dei membri del consiglio, modifica dello statuto per la presentazione delle liste. Per togliere dubbi sulla composizione dell’associazione abbiamo portato i raccoglitori con circa 1000 adesioni firmate e sottoscritte singolarmente, proponendo provocatoriamente un cambio alla pari con il libro soci del Banco. Dobbiamo però dire che siamo più che soddisfatti nonostante rimanga ancora il blocco sulla possibilità di essere facilitati al contatto con gli altri soci, in quanto abbiamo potuto constatare che molte delle nostre critiche sono state prese in considerazione a dimostrazione dei nostri intenti propositivi e costruttivi.  Un anno fa nell’incontro pubblico effettuato a Lodi avevamo rinnovato la richiesta  di una sostanziale riduzione dei compensi dei componenti dei consigli di Sorveglianza e di gestione. Il Presidente Fratta Pasini aveva anticipato una riduzione del 25 % , ma lo avevamo ritenuto ancora non sufficiente vista la crisi generali dell’economia e dei mercati. Oggi vediamo che in assemblea verrà proposto un nuovo piano compensi con una riduzione di circa il 50% per la carica del Presidente, che di fatto come affermato dallo stesso Carlo Fratta Pasini lo ha riportato indietro di dieci anni.Non altrettanto significativa la riduzione che verrà proposta per la carica dei consiglieri che dopo  aver  contribuito negli anni passati a portare pesanti perdite vedrebbero un piccolo calo pari al 10 % con una riduzione da 110.000 euro a 100.000 euro.Il presidente Fratta Pasini ci ha però precisato   che l’attività  dei consiglieri è  raddoppiata nel corso degli anni,  ma la replica di Volpe  è stata molto diretta: sono stati triplicati anche i numeri dei consiglieri, e i risultati sono stati in alcuni anni pessimi.Altro tema affrontato dopo aver visto nei dati di bilancio il compenso milionario per la chiusura del rapporto con Minolfi sono state le buonuscite dei Manager. Tema sollevato nell’ultima assemblea sempre dalla nostra Associazione.E inammissibile in questi periodi   di grande   crisi vedere che vengono interrotti i rapporti di lavoro con Manager che non hanno certo contribuito a portare utili alla banca.  Anche in questo caso la replica del Presidente Fratta Pasini è stata molto positiva in quanto ci ha confermato prosegue Volpe che la banca ha iniziato a rinegoziare i contratti di alcuni manager per riportarli al codice etico, riscontrando la disponibilità della quasi totalità. Il Presidente non ha fatto nomi ma si è dimostrato molto soddisfatto in quanto la rinegoziazione è stata fatta con tutti con l’esclusione di un solo manager. In parole povere prosegue Volpe la banca stà chiedendo ai manager di allinearsi al codice etico   con il pagamento in caso di cessazione di rapporto delle mensilità previste dai contratti di categoria.Chiuso il capitolo compensi è stato affrontata il tema del voto a distanza, richiesto sempre dalla nostra associazione sin dai tempi della fusione. Il presidente si è dimostrato disponibile a lavorare su questa ipotesi di modifica statutaria, ipotizzando già anche la forma che potrebbe essere quella di utilizzare una sala guida che gestisca quelle satelliti. Effettivamente a volte le nostre richieste nascono  da una consultazione con i soci e non tengono conto di aspetti etcnici e operativi che di certo no sono insormontabili ma vanno analizzati attentamente. E’ comunque interviene Daniele Zuffada , vicepresidente dell’Associazione , la disponibilità ad effettuare uno studio su come arrivare ad una soluzione che consenta una maggior partecipazione delle realtà territoriali, senza offrire il fianco a strumentalizzazioni che potrebbero nuocere agli equilibri della banca è un grande passo avanti. Il Presidente Fratta Pasini ha però tenuto anche a precisare che queste gigantesche assemblee stanno diventando molto onerose se si pensa che per Novare sono state richieste circa 17.000 tessere di ammissione. Abbiamo poi toccato un tema molto importante che è quello della rappresentatività del territorio nella Governance Bancaria. Il presidente del Consiglio di Sorveglianza ha tenuto   precisare che c’è un equilibrio tra Lodi e Verona, in quanto anche Verona ha come espressione del territorio consiglieri considerati strettamente veronesi ma anche altri come    il Marchese Rangone Macchiavelli modenese e il dott Buffelli bergamasco. Quindi oggi sono considerati strettamente Lodigiani   Squintani, Coccoli, Castellotti e Perotti mentre Giarda  e Manzonetto,    sono comunque rappresentatività del territorio ex BPI. Sul tema del cumulo degli incarichi il Presidente Fratta Pasini ha confermato che  nella banca non esistono i professionisti degli incarichi e quindi, và dato merito a  persone come Manzonetto che hanno rifiutato nel passato  di entrare in Mediobanca per rimanere nel comitato di controllo del Banco popolare    . Noi abbiamo in ogni caso precisato al Presidente   prosegue Volpe che pur non mettendo in dubbio il valore di Coda, Manzonetto, Comoli ,  rimane il fatto che  alcuni   potrebbero fare come fatto dal presidente un passo indietro su altre aziende prendendo esempio sempre dal Presidente Fratta Pasini che oltre a ridurre il compenso aveva già rinunciato a tutti le cariche che aveva subito dopo la nomina. Il tema più a cuore però per la nostra associazione è quello della modifica statutaria per la presentazione delle liste. Oggi   se avessimo lavorato per presentare una lista delle nostra associazione dovevamo di fatto contribuire a raggiungere prima  il quorum per il candidato espressione del territorio veronese e poi per quello lodigiano. Regole che il Presidente ci  confermato stabilite e pattuite in tempi di fusioni. La particolarità e la rigidità per usare termini un po’ eufemistici sono state necessarie per evitare guerre territoriali. L’incontro  poi è proseguito affrontando un altro importante tema sollevato da oltre un anno dall’Associazione Nazionale dei Piccoli Azionisti. La perdita causata dalla voce iva infragruppo per le società di servizi.E’ una voce che ha inciso notevolmente sui conti del banco in quanto è stimato in circa 50 milioni di euro l’esborso che poteva essere evitato.. Il presidente ci ha in effetti fatto presente che l’argomento spinoso e stato sviscerato e affrontato sia dal consiglio di sorveglianza che dal consiglio di  Gestione, e continuerà ad essere oggetto di grande attenzione. Chissà  forse senza la componente decisionale della governance duale questa perdita poteva essere dimezzata se non addirittura dimezzata.

Richieste presentata a Fratta Pasini nell’incontro con i rappresentanti dell’Associazione Nazionale dei Piccoli Azionisti

  • Introduzione del voto a distanza con possibilità di partecipazione alle assemblea anche dei soci residenti nelle regioni del centro e sud italia
  • Certificazione delle firme per le liste alternative effettuate dal direttore di tutte  le agenzie del gruppo
  • Inserimento nella governance di persone espressione dei territori
  • Riduzione dei compensi dei membri dei consigli di gestione e sorveglianza e incremento dei premi di produzione per i dipendenti del gruppo
  • Introduzione del patto di non concorrenza per tutti i manager con emolumenti al di sopra dei 250.000 euro
  • Non rieleggibilità a fine mandato per i consiglieri e membri del collegio sindacale per garantire con la turnazione un maggior controllo sulle attività pregresse.
  • Numero massimo di incarichi non superiore a 3 per i membri del CDA
  • Maggior coinvolgimento delle aziende dei soci del territorio per l'erogazioni di attività e servizi artigianali.
  • Modifica dello statuto per la presentazione delle liste in quanto vige l'obbligo di mettere sempre come capolista il candidato espressione di area BPVN-
  • Ritardo o mancata integrazione in  consorzio di tutte le partecipate che erogano servizi , che con l'introduzione dell' IVA non deducibile in vigore dal 1.1.2009 stanno generando gravi ripercussioni sulle voci di bilancio.
Sanzioni Banca D' Italia per amministratori del Banco Popolare

Tra le tantissime segnalazioni e lettere pervenute pubblichiamo un analisi pervenuta alla nostra associazione.

Dopo aver verificato l'attendibilità sul sito della Banca d'Italia, dobbiamo dire che purtroppo i dati pervenuti sono esatti.

Dal peccato veniale del Presidente Fratta Pasini  si arriva alle numerosissime sanzione del Consigliere Guido Castellotti.

Ci sono però anche consiglieri integerrimi e avveduti che non hanno ricevuto nessuna sanzione, e saranno sicuramente quelli che in base ai dati statistici  faranno ........poca strada.

Consiglio di Sorveglianza
Carica Nominativo

Data sanzione del bollettino di  Vigilanza della  Banca D'Italia

  Importo

sanzione

  Descrizione  sanzione
Presidente Consiglio sorveglianza Fratta Pasini avv. Carlo sanzione banca italia 8 agosto 2009  €        14.000,00   Carenze nei controlli interni
Vicepresidente Vicario Giarda prof. Dino Piero sanzione banca italia 8 agosto 2009  €        10.000,00   Carenze nei controlli interni
Vicepresidente Comoli prof. Maurizio sanzione banca italia 8 agosto 2009  €        10.000,00   Carenze nei controlli interni
Consigliere Boroli dott. Marco sanzione banca italia 8 agosto 2009  €        10.000,00   Carenze nei controlli interni
  Boroli dott. Marco sanzione banca italia 3 marzo 2002      
Consigliere Buffelli dott. Giuliano sanzione banca italia 8 agosto 2009  €        10.000,00   Carenze nei controlli interni
Consigliere Castellotti sig. Guido sanzione banca italia 8 agosto 2009  €        10.000,00 Carenze nei controlli interni
Castellotti sig. Guido rigetto ricorso  Banca Italia 7 luglio 2007 rigetto ricorso per sanzioni
  Castellotti sig. Guido sanzione banca italia 5 maggio  2007  €   13.000,00  a  carenza nell'assetto di governance nell'organizzazione e nei controlli interni -  
  Castellotti sig. Guido sanzione banca italia 5 maggio  2007  €   13.000,00  f  Carenze nell'organizzazione nella gestione e nei controlli interni dell'area finanza - 
  Castellotti sig. Guido sanzione banca italia 5 maggio  2007  €   13.000,00  h  carenze nell'organizzazione e nei controlli in materia di antiriciclaggio -   
Castellotti sig. Guido sanzione banca italia 5 maggio  2007  €   13.000,00  i  carenza nell'organizzazione e nei controlli del comparto immobiliare - 
  Castellotti sig. Guido sanzione banca italia 5 maggio  2007  €   13.000,00  j  anomalie nelle modalità di copertura  dei requisiti patrimoniali
  Castellotti sig. Guido sanzione banca italia 5 maggio  2007  €   12.000,00  l  anomalie nella comunicazione dei requisiti patrimoniali -  
  Castellotti sig. Guido sanzione banca italia 5 maggio  2007  €   13.000,00  m  mancato rispetto delle disposizioni in materia di forme tecniche del bilancio su base individuale e su base consolidata :  
  Castellotti sig. Guido sanzione banca italia 5 maggio  2007    m  mancata evidenziazione del trasferimento dei rischi
  Castellotti sig. Guido sanzione banca italia 5 maggio  2007    m  irregolare contabilizzazione di PCT strutturati; 
  Castellotti sig. Guido sanzione banca italia 5 maggio  2007    m   garanzie non contabilizzate;  
  Castellotti sig. Guido sanzione banca italia 5 maggio  2007    m  derivati strutturati non contabilizzati
  Castellotti sig. Guido sanzione banca italia 5 maggio  2007    m  mancata rappresentazione dei rischi di titoli "mezzanine" e non corretta valutazione dei titoli junior; 
  Castellotti sig. Guido sanzione banca italia 5 maggio  2007    m  bilancio di esercizio 2004 individuale e consolidato gravato da minusvalenze e perdite non contabilizzate;
  Castellotti sig. Guido sanzione banca italia 5 maggio  2007    m  opzione non contabilizzata; anomalie nella concessione dei grandi fidi e gestione dei grandi rischi;  
  Castellotti sig. Guido sanzione banca italia 5 maggio  2007  €   13.000,00  o   anomalie nella concessione di grandi fidi e gestione dei grandi rischi- 
  Castellotti sig. Guido sanzione banca italia 5 maggio  2007    p  violazione della normativa in materia di concentrazione del rischio
  Castellotti sig. Guido sanzione banca italia 5 maggio  2007  €   13.000,00  r  carenza dell'istruttopria erogazione, gestione e controllo del credito;    
  Castellotti sig. Guido sanzione banca italia 5 maggio  2007  €   13.000,00  s  artifici utilizzati nella tentata acquisizione della BAPV per dissimulare gli interventi effettuati e le reali dimensioni del patrimonio 
  Castellotti sig. Guido sanzione banca italia 5 maggio  2007  €     7.000,00  t   carenze nell'esercizio delle funzioni di capogruppo
  Castellotti sig. Guido sanzione banca italia 7 luglio 2006  €        12.912,00     1 mancato rispetto dei coefficenti prudenziali minimi obbligatori nell'arco temporale ricompreso tra ultima decade aprile 2005 e maggio 2005
  Castellotti sig. Guido sanzione banca italia 7 luglio 2006  €        12.912,00     2 difformità tra le comunicazioni effettuate alla banca d'italia e quanto attuato nell'esecuzione delle diverse operazioni di rafforzamento patrimoniale
  Castellotti sig. Guido sanzione banca italia 7 luglio 2006  €        12.912,00     3 omessa comunicazione alla banca d'italia dell'opzione put concessa alla deutsch bank
  Castellotti sig. Guido sanzione banca italia 1 gennaio 2006  €   10.000,00     1 acquisizione da parte della banca popolare italiana del controllo della banca antoniana popolare veneta in assenza della preventiva autorizzazione 
  Castellotti sig. Guido sanzione banca italia 1 gennaio 2006  €   10.000,00     2 acquisizione da parte della banca popolare italiana di partecipazioni rilevanti nel capitale della banca antoniana popolare veneta
  Castellotti sig. Guido sanzione banca italia 1 gennaio 2006  €   10.000,00     5 detenzione da parte della Banca Popolare Italiana di una partecipazione superiore a quella autorizzata nel capitale della banca Antoniana Popolare Veneta per il tramite dell'interposizione dei fondi "generation Fund"
Consigliere Coccoli dott. Costantino          
Consigliere Erba dott. Gabriele Camillo        
Consigliere Filippa p.chim. Gianni        
Consigliere Guidi p.ind. Andrea        
Consigliere Manzonetto prof. Pietro sanzione banca italia 8 agosto 2009  €        10.000,00   Carenze nei controlli interni
Consigliere Marino not. Maurizio sanzione banca italia 8 agosto 2009  €        10.000,00   Carenze nei controlli interni
Consigliere Minoja prof. Mario sanzione banca italia 8 agosto 2009  €        10.000,00   Carenze nei controlli interni
Consigliere Rana rag. Gian Luca        
Consigliere Rangoni Machiavelli m.se Claudio sanzione banca italia 8 agosto 2009  €        10.000,00   Carenze nei controlli interni
Consigliere Ravanelli dott. Fabio        
Consigliere Sonato dott. Alfonso        
Consigliere Squintani not. Angelo        
Consigliere Veronesi dott. Sandro        
Consigliere Zanini dott. Tommaso        

 

Numerosissime le lettere con proposte, molte delle quali anonime.

Tralasciando le lettere prive di linguaggi educati ed equilibrati pubblichiamo alcune richieste pervenute

Le proposte dell'Associazione Nazionale dei Piccoli Azionisti del Banco Popolare
  1. Ritorno ad una governance semplificata con l'abbandono del duale
  2. Integrazione in un unica società o consorzio di tutte le partecipate che erogano servizi , che con l'introduzione dell' IVA non deducibile in vigore dal 1.1.2009 stanno generando gravi ripercussioni sulle voci di bilancio.
  3. Riduzione del numero smoderato di consiglieri e membri dei collegi sindaci ( Tra Banco Popolare più   Verona Novara e Lodi ci sono 90 persone che risiedono nei CDA)
  4. Introduzione del voto a distanza con possibilità di partecipazione alle assemblea anche dei soci residenti nelle regioni del centro e sud italia
  5. Certificazione delle firme per le liste alternative effettuate dal direttore di tutte  le agenzie del gruppo
  6. Inserimento nella governance di persone espressione dei territori
  7. Riduzione dei compensi dei membri dei consigli di gestione e sorveglianza e incremento dei premi di produzione per i dipendenti del gruppo
  8. Introduzione del patto di non concorrenza per tutti i manager con emolumenti al di sopra dei 250.000 euro
  9. Non rieleggibilità a fine mandato per i consiglieri e membri del collegio sindacale per garantire con la turnazione un maggior controllo sulle attività pregresse.
  10. Numero massimo di incarichi non superiore a 3 per i membri del CDA
  11. Maggior coinvolgimento delle aziende dei soci del territorio per l'erogazioni di attività e servizi artigianali.

Codice etico

Tra le tante lettere    arrivate c'è quella di un socio che chiede di ricordare a tutti gli amministratori il codice etico della banca.

Per motivi di spazio riportiamo il link pubblicando solo il primo e molto significativo capoverso.

VALORI

I valori sui quali si fonda l’attività del Banco sono quelli etici fondamentali di onestà, lealtà, equità, trasparenza, rispetto di ogni singola persona e della libertà senza distinzione.

per la lettura integrale

http://www.bancopopolare.it/

corporate governance

ANPALODI

Commento al comunicato

I soci del territorio e il consiglio di sorveglianza hanno promosso la lista inserendo come rappresentanti del territorio Lodigiano o aree storiche ex BPI:

Dino Piero Giarda

Duccio Castellotti

Enrico Perotti

Pietro Manzonetto

Visto il rinnovamento richiesto da tutte le associazioni e dalla maggioranza dei soci ci piacerebbe conoscere quali sono stati i soci interpellati per la presentazione della lista.

ANPALODI

18 Marzo 2010

comunicato stampa Banco Banco Popolare

Presentata lista dei candidati alla carica di Consigliere di Sorveglianza da proporre all’Assemblea dei Soci

Verona, 16 marzo 2010 – Banco Popolare informa che in occasione della prossima Assemblea dei Soci scadranno dal mandato i 10 Consiglieri, tra cui il Presidente e i Vice Presidenti, nominati all’atto della fusione tra gli ex Gruppi BPVN e BPI. Su iniziativa di Soci che rappresentano le diverse realtà dei territori di riferimento, unitamente al Consiglio di Sorveglianza, è stata promossa una lista avvalendosi della facoltà prevista dall’articolo 39 dello Statuto Sociale. Nel rispetto delle provenienze territoriali la lista che verrà sottoposta all’approvazione della prossima Assemblea dei Soci che si terrà a Novara venerdì 23 aprile p.v. in prima convocazione e sabato 24 aprile p.v. in seconda convocazione, sarà la seguente:

1. Carlo Fratta Pasini Presidente  2. Guido Duccio Castellotti Vice Presidente Vicario  3. Maurizio Comoli Vice Presidente 4. Dino Piero Giarda 5. Maurizio Marino 6. Claudio Rangoni Machiavelli 7. Enrico Perotti

8. Pietro Buzzi 9. Pietro Manzonetto 10. Giuliano Buffelli

Le suddette candidature verranno proposte per il triennio 2010-2012 a integrazione del Consiglio di Sorveglianza nel quale già risultano in carica i Consiglieri il cui mandato scadrà con l’Approvazione del Bilancio 2010 - Costantino Coccoli, Gian Luca Rana, Fabio Ravanelli, Alfonso Sonato e Angelo Squintani – e i Consiglieri il cui mandato scadrà con l’Approvazione del Bilancio 2011 - Gabriele Camillo Erba, Gianni Filippa, Andrea Guidi, Sandro Veronesi e Tommaso Zanini.

Il Cittadino 12 Marzo 2010

Accogliamo proposte e suggerimenti

Caro Direttore
sono state numerose le telefonate e lettere pervenute alla nostra Associazione, nella maggior parte anonime, con commenti e "sassate"   sulla nostra Banca.
Telefonate di soci che volevano poter parlare liberamente ma che hanno avuto paura di ritorsioni. Lettere anonime di dipendenti o clienti che hanno paura di esporsi in quanto "tengono famiglia" Ecco il clima di sfiducia è stato così elevato che taluni sono arrivati quasi a pensare che in una Banca ci possano essere persone in grado di azionare vendette personali. Vorrei tranquillizzare tutti. Fortunatamente il Banco Popolare è gestito da tanti onesti manager e da migliaia di onestissimi e laboriosissimi dipendenti, e posso assicurare, che le critiche costruttive sono sempre state accettate in un modo molto democratico. Noi per primi come Associazione, siamo stati tra i più critici sin dai tempi della fusione, e non abbiamo mai avuto nessuna ritorsione o segnale persecutorio. Ma parlare e facile e quindi stiamo pensando di realizzare un blog per chi non è convinto delle nostre parole. Tutti avranno la possibilità di commentare articoli o notizie, mantenendo sempre un comportamento e un linguaggio equilibrato ed educato. Ci auguriamo di ricevere commenti costruttivi, in quanto vogliamo vedere la nostra Banca tornare ad essere  sul territorio il principale motore per lo sviluppo economico. Ci auguriamo di ricevere molte proposte e suggerimenti che faremo pervenire agli amministratori a dimostrazione che gli oltre 20.000 soci e dipendenti presenti nel territorio della provincia di Lodi sono un grande ed inestimabile patrimonio, e devono essere ascoltati. Nel frattempo sul nostro sito è già possibile inviare mail al seguente indirizzo
info@anpalodi.it
cordiali saluti

M. Volpe
Presidente

Associazione Nazionale Piccoli Azionisti del Banco Popolare

il Giornale.it

9 marzo 2010

Ora il Banco Popolare bussa al mercato per dimenticare Italease

di Massimo Restelli

Il Banco Popolare sonda gli investitori istituzionali con l’obiettivo di raccogliere cinque miliardi sul mercato obbligazionario nei prossimi anni. L’appuntamento è per la prossima settimana, quando i vertici del Banco voleranno in Europa per presentare i dettagli della prima tranche del prestito: si parla di un importo prossimo al miliardo. Il bond avrà come paracadute una garanzia sugli stessi mutui emessi dal gruppo: una soluzione non nuova nel mondo bancario (è già stata adottata da Bipiemme, Ubi Banca, Carige e Unicredit) che dovrebbe aiutare a contenerne i costi dell’emissione.
L’istituto cooperativo presieduto da Carlo Fratta Pasini, che è anche stato il primo a puntellare il patrimonio con 1,45 miliardi di Tremonti bond, vuole infatti «fare provvista» a medio-lungo termine, così da dare ossigeno ai conti: quest’anno deve affrontare 15 miliardi di prestiti in scadenza. Un impegno notevole che si interseca con il capitolo governance: a fine aprile l’assemblea dei soci sarà chiamata a rinnovare metà consiglio di sorveglianza per un totale di dieci posti. In scadenza anche Fratta Pasini che siede ai vertici della Popolare da 11 anni e ha accompagnato il gruppo in un’esplosione territoriale che, mantenendo il baricentro a Verona, ha portato all’acquisto prima dell’ex Popolare di Novara e poi della Popolare Italiana di Gianpiero Fiorani: oggi il Banco conta 2mila sportelli e contende lo scranno di terza banca del Paese ai concorrenti di Ubi. Secondo il consensus del mercato, Verona ha chiuso il 2009 con profitti prossimi ai 200 milioni. Ma anche sull’ultimo esercizio ha pesato Italease, l’ex controllata del leasing rimasta travolta dalle sue stesse alchimie finanziarie che hanno poi portato all’addio di Fabio Innocenzi.
Il nuovo corso del Banco, affidato all’amministratore delegato Pier Francesco Saviotti, ha cercato di porvi rimedio ma per incollare i cocci di Italease restano ancora da gestire alcuni crediti difficili (in gergo «non performing») e le contestazioni dell’Agenzia delle Entrate. Da qui l’atteggiamento di prudenza con cui il mercato continua a osservare il Banco e la sensazione diffusa tra le Sim milanesi che «difficilmente i risultati dell’ultimo trimestre 2009 saranno distanti da quelli dei tre mesi precedenti». Ieri in Borsa il titolo ha chiuso debole (-0,68% a 5,08 euro) come gran parte del comparto, ma da inizio anno la perdita è del 3,5% e supera il 68% dal gennaio 2008.
Dal punto di vista tecnico, puntualizza Verona, il bond consentirà di trasformare alcuni titoli Abs emessi nell’ambito di auto-cartolarizzazioni. Come detto i titoli saranno emessi dal Banco e offriranno in garanzia un pacchetto di mutui concessi dalle agenzie del Banco sul territorio: il portafoglio ceduto a paracadute della prima emissione ha un debito residuo di 1,4 miliardi.
Questa impostazione, spiegano gli analisti, permette a Verona di ovviare al proprio merito di credito (a dicembre S&P ha messo sotto osservazione il giudizio a lungo termine) contenendo i costi della raccolta: il Banco punta a spuntare un rating «AAA» per le obbligazioni e il collocamento è affidato a Ubs e Rbs.
«L’importo complessivo è molto elevato, paragonabile a quello di un’emissione di titoli di Stato», nota Angelo Drusiani esperto di Albertini Syz e decano del reddito fisso in Italia. Quanto al rendimento, Drusiani si attende «un differenziale di almeno 1-1,2 punti rispetto al Btp decennale che attualmente rende il 3,9% lordo», ma la promessa di guadagno potrebbe arrivare anche al 5,5%. Valori che renderebbero i bond del Banco adatti per gli istituzionali più «cassettisti», quelli disposti a rinunciare alla rapida liquidabilità del titolo prima della scadenza.

Il Cittadino 9 Marzo 2010

BANCA POPOLARE

La critica a una strategia che non è vincente

Illustre Direttore nella mattinata di venerdì scorso, non avendo ancora letto il Suo quotidiano sono stato raggiunto da diverse telefonate chemi segnalavano una lettera del Sig. Luigi Negroni sull’edizione del 5 marzo. Premetto che lo stesso mi è sembrato un lettore “occasionale” e non un “affezionato” in quanto, da tempo, approfittando dello spazio “Lettere & Opinioni”mi si è consentito di esprimere, con competenza ed educazione” il mio libero pensiero su una realtà nella quale ho speso gli anni migliori della mia vita lavorativa (In una Controllata del Gruppo) e che negli ultimi anni (speriamo nel futuro) non riconosco nel Gruppo nato, una strategia di Banca Popolare. Non siamo ancora arrivati alla censura della stampa, i Posteri daranno il loro giudizio. Per quanto attiene al Sig. Vecchi mi sono riferito ad un articolo appena pubblicato lunedì primo marzo ed alla neonata Associazione Piccoli Azionisti del Banco,mi è sembrato chiaro. La problematica della sponsorizzazione chi mi telefona l’ha capita. Il problema è, secondo me (non ho la presunzione che tutti la condividano) direttamente collegata ai risparmi di soldi che si renderebbe necessaria ( Su tutti i fronti) a favore di una politica del personale tendente, specie in questi momenti, ad assorbire tante giovani forze lavorative. Spero che il Sig. Negroni sia al corrente di come stanno molte famiglie del Lodigiano: ricordo che la Banca di cui stiamo parlando è una“ Popolare” di estrazione “ Cattolica”. La squadra di riferimento è la Assigeco che fa capo alla Famiglia del Geometra Curioni, Consigliere della Banca (non so cosa possa centrare il Sindaco di Lodi). Posso pensare che pagare una sponsorizzazione in questa particolare situazione, possa generare qualche conflitto di interesse, in presenza di cifre che potrebbero avere anche altre destinazioni? Ognuno la pensi come vuole. Per quanto attiene agli altri dubbi sollevati, voglio essere corretto fino in fondo ed esaudire le curiosità di questo Signore. Conosco molto bene dall’interno queste realtà (ho dovuto partecipare per spirito di squadra a circa 30Assemblee) di cui mi onoro di avere fatto parte e speso tante energie in 5 Regioni (ma non per le vacanze). La mia Banca mi ha dato dignità,mi ha professionalmente formato, e grazie alla stessa ho cresciuto la mia famiglia. Poi qualcosa si inceppato e ho interpretato il tutto in una nuova luce.Mi sono considerato superato dai nuovi tempi (la finanza) e dignitosamente mi sono fatto da parte (ma non mi sono messo le pantofole) ho solo cambiato strada. Mi permetto solo di dire che preferivo non essere spettatore di questa brutta situazione. Vede,Direttore, le posso solo raccontare che quasi sul finire della “Prima Repubblica” mi sono permesso di chiedere una promozione,mi è stato chiesto chi fosse il mio “Sponsor”.Ho capito allora tante cose. Ritornando a noi, la mia è stata solo una critica ad una “strategia” che personalmente considero non vincente e convincente. Da qui l’invito ad andare a rilegge tutti imie scritti. Se vuole glieli faccio recapitare a domicilio e forse capirà tante cose. Gli eventi degli ultimi anni sono sotto gli occhi di tutti, ognuno può dare la propria interpretazione, comunque La invito a seguire più da vicino il Banco ed ai suoi risultati. Per chiudere confermo che nella mia vita ho solo lavorato e non ho mai fatto attività sindacale (sono iscritto tuttora alla Fabi), non ho persone da proteggere in quanto fortunatamente e con mia grande soddisfazione i miei figli (i soli per i quali sarei preoccupato) hanno scelto strade completamente diverse. Inoltre al momento non sono iscritto ad alcun partito e non faccio riunioni da “carbonaro”ma il tutto alla luce del sole. Siccome opero in un tessuto economico molto importante il problema delle frequenti rotazioni esiste glielo posso assicurare e non aggiungo altro. Inoltre caro Sig. Negroni La privilegio di una privata confessione :dopo l’uscita dalla Banca, tanto è stata la delusione di fondo provata (la componente uomo è stata determinante) che ho pensato di dedicarmi ad opere di volontariato, alla fine la scelta è caduta sul canile di Casalpusterlengo che si occupa di cani abbandonati. Ognuno dia l’interpretazione che vuole. Ho iniziato a scrivere un libro  sugli ultimi passati in banca, appena terminato Le invio una copia. E’ contento della nuova Banca Popolare di Lodi? Sono estremamente felice e mi congratulo con Lei. Vive cordialità

Angelo Origi

Casalpusterlengo

Il Cittadino 5 Marzo 2010

POPOLARE

Ma Origi ha parenti nella Banca?

Illustrissimo Direttore, mi scusi se la disturbo con queste poche righe ma non ho capito la lettera pubblicata Il 3 marzo 2010 a pag. 26 inerente la Banca Popolare di Lodi a firma del Sig. Origi Angelo. Non capisco: il tenore della lettera, mi sembra più una analisi sindacale in difesa delle rotazioni dei Dipendenti, forse il sig. Origi ha qualche parente che lavora in Banca che non sopporta le rotazioni? Non capisco a cosa si riferisce quando cita le sponsorizzazioni di una squadra sportiva. La Popolare di Lodi appare nei manifesti a Lodi quando il Comune Organizza nella Stagione estiva Lodi al sole stando al suo ragionamento Sig. Origi vuol dire che sponsorizza il Sindaco di Lodi? Lei è completamente fuori strada si informi meglio di come avvengono le sponsorizzazioni alla Lodi. Quello che non mi piace nella Sua lettera, è che sembra accusare tutti e nessuno, mi sembra il riassunto di quelle riunioni “ segrete “ che magari si tengono a Casalpusterlengo a favore di A o a favore di B e per raccogliere le firme di adesione a quella Associazione senza sapere come è cambiata la Banca, senza vivere dall’ interno la Nuova Banca Popolare di Lodi ma poter dimostrare illusionariamente che “siamo in tanti”. Poi sig. Origi, lei deve essere chiaro. Quando cita un certo “Sig. Vecchi a capo”, lei deve precisare se trattasi del Sig. Vecchi di Roma Presidente dell’ Associazione Piccoli Azionisti Alitalia o del Sig. Vecchi di Roma Sindacalista della Banca o del Sig. Vecchi di Roma Presidente dell’Associazione Piccoli Azionisti del Banco Popolare? Ma ha controllato quanti sig. Vecchi ci sono nella Provincia di Lodi? Non vorrei fossero sempre omonimie come già era stato pubblicato proprio su questo quotidiano. Cordialmente

Luigi Negroni

Il Cittadino 2 Marzo 2010

FONDAMENTALE IL RUOLO DI COLLEGAMENTO DI CASTELLOTTI CON I CONSIGLIERI DELLA BANCA LODIGIANA, QUASI PRONTA LA LISTA DEL CDA

Presidenza Bpl, c’è l’intesa suMinoja

Sarà lui a sostituire Perotti, la vicepresidenza andrà a Curioni

Le indiscrezionisul nuovo presidente della Banca Popolare di Lodi circolavano da qualche settimana. Tuttavia la scelta definitiva è arrivata soltanto a c a v a l l o d e l “we e k end ” . Nelle scorse ore si è chiuso il cerchio sul nome di Mario Minoja, professore universitario e commercialista di Lodi, che si appresta a prendere il posto di Enrico Perotti al vertice del più importante istituto di credito del territorio. Per la vicepresidenza vicaria della Bpl è stato invece individuato Franco Curioni, originario di Casale, fondatore della società di brokeraggio assicurativo Assigeco. La giornata di oggi segnerà un’altra tappa fondamentale nella costruzione della Bpl del futuro, perché dovrebbe essere raggiunta l’intesa su gran parte della lista di candidati per il nuovo consiglio di amministrazione della Popolare. La scelta definitiva, poi, spetterà all’assemblea dei soci della Banca Popolare di Lodi, che di fatto ha un unico azionista, il Banco Popolare, detentore del cento per cento delle quote. La corsa alla presidenza della Popolare di Lodi ha subìto un’accelerazione negli ultimi giorni della scorsa settimana. Mercoledì una delegazione di rappresentanti del mondo imprenditoriale lodigiano si è recata a Verona, dal presidente del Banco, Carlo Fratta Pasini, per chiedere un “ricambio” nel nuovo cda della Popolare di Lodi. La giornata di venerdì è stata costellata da altri importanti incontri al vertice. Alla fine, Duccio Castellotti, consigliere di sorveglianza del Banco, ha agito come referente dei consiglieri lodigiani che siedono nel Consiglio di sorveglianza e nel Consiglio di gestione del Banco, a Verona. Nel fine settimana ha avuto, a Lodi, una lunga serie di contatti, al termine dei quali è stata raggiunta un’intesa sui nomi di Minoja e Curioni. Intanto, a testimonianza che i giochi appaiono chiusi, ieri il notaio Angelo Squintani ha precisato che «circa la candidatura alla presidenza della Bpl, pur sollecitato da ambienti e persone lodigiane, non c’è mai stata, per motivi professionali e familiari, la disponibilità a ricoprire tale carica». Mario Minoja, ieri pomeriggio impegnato in una lezione universitaria, ha fatto ritorno a Lodi soltanto in serata e ha mantenuto il tradizionale riserbo. Laureato in economia aziendale all’università Bocconi di Milano, professore di economia aziendale all’università di Modena e Reggio Emilia, Minoja è anche impegnato nello studio commercialista di famiglia, uno dei più importanti di Lodi. Il suo ingresso nella galassia Banca Popolare di Lodi risale al 2006, quando è stato eletto consigliere di amministrazione (in seno alla lista GiardaGronchi) di quella che ancora si chiamava Banca Popolare Italiana. A metà del 2007, poi, a seguito della fusione della Bpi con la Popolare di Verona, Minoja è stato nominato nel Consiglio di sorveglianza del Banco Popolare, in quota lodigiana.

Lorenzo Rinaldi

ANSA.it

Banco Popolare: ha 150 mln bond Spagna

E 91 mln di titoli di Stato della Grecia

02 marzo, 20:14

(ANSA) - MILANO, 2 MAR - Il Banco Popolare ha in portafoglio 150 mln di euro di obbligazioni governative spagnole e 91,1 mln di euro di titoli di Stato della Grecia. E' quanto si legge nel prospetto informativo sul prestito obbligazionario convertibile del Banco Popolare. 'Non sono presenti nei portafogli del Gruppo - si legge inoltre - titoli di Stato del Portogallo'.

 

 

QUANTO VALE LA CORSA ALLE POLTRONE PER IL BANCO POPOLARE.

Quanto vale la corsa alle poltrone per il Banco Popolare.Sono tanti i soci che si lamentano per i compensi pagati ai consiglieri in particolare ai lodigiani che si sono distinti per la grande assenza dal territorio. In vetta alla classifica tra i lodigiani abbiamo il Professor Giarda, Vicepresidente Vicario del consiglio di sorveglianza che nel corso del 2008 ha portato a casa la ragguardevole cifra di 670.000 euro. Segue con ben 243.000 un altro cattedratico che rappresenta i lodigiani: il consigliere di Sorveglianza Mario Minoja. Considerato che il compenso base per tutti i consiglieri del Banco dovrebbe essere di 110.000 euro + 800 euro per gettoni di presenza ci si domanda come possa essere arrivato a percepire tra rimborsi e compensi per altri incarichi circa 133.000 euro. Se fossero tutti gettoni di presenza il consigliere lodigiano ha praticamente presenziato ben 166 volte nel corso di un anno: se togliamo le festività ha presenziato 3 giorni alla settimana incluso il mese di agosto. Dagli allegati di bilancio risulta che Mario Minoja: è professore associato di “Economia Aziendale” all’Università di Modena e Reggio Emilia, professore a contratto di “Economia Aziendale” all’Università Bocconi di Milano e di “Etica e valori aziendali” all’Università di Pisa. E' autore di diverse pubblicazioni è presidente del Collegio Sindacale di Astem S.p.A., Linea Group Holding S.r.l. e Sindaco effettivo di Lincon Italiana S.p.A. e Conter S.p.A.. La domanda spontanea che sorge a questo punto è: come si può amministrare bene delle società con tutti questi incarichi? La risposta è ancora più spontanea: basta vedere i risultati. Ma oltre a Minoja la pattuglia “lodigiana” annovera un altro “superconsigliere” che ha percepito ben 246.000 euro: Pietro Manzonetto. Altro cattedratico dell’università cattolica, dottore commercialista e revisore contabile con numerosissimi incarichi in molte società tra le quali citiamo:
Presidente del Collegio Sindacale Gruppo Banca Leonardo S.p.A.
Presidente del Collegio Sindacale RCS MediaGroup S.p.A.
Presidente del Collegio Sindacale CIR S.p.A.
Presidente del Collegio Sindacale Otis S.p.A.
Presidente del Collegio Sindacale Otis S.r.l.
Presidente del Collegio Sindacale Allianz S.p.A
Presidente del Collegio Sindacale Allianz Bank Financial Advisor S.p.A.
Presidente del Collegio Sindacale Humanitas Mirasole S.p.A.
Fanalini di coda per quanto riguarda i compensi Luigi Corsi consigliere di gestione con 'soli' 145.000 euro Guido Castellotti con 137.000 euro, Costantino Coccoli con 91.000 euro e Il “povero” notaio Squintani con soli 90.000 euro.
Nel corso dell’ultima assembla il presidente dell’Associazione Nazionale dei Piccoli Azionisti Modesto Volpe ha ricordato al Prof. Giarda che oltre a non avere più titolo a rappresentare i lodigiani, non avendo la cittadinanza sul territorio, ha anche oltrepassato abbondantemente i 70 anni e sarebbe anche auspicabile un pensionamento.

REDEmailredazione@lodiedintorni.it

Il Cittadino 1 Marzo 2010

L’augurio che si tratti dell’inizio di un vero rinnovamento 

Gentile direttore, leggendo quanto appare (e quanto traspare) dagli articoli del «Cittadino», la vicenda del rinnovo del consiglio d’amministrazione della Banca Popolare di Lodi appare ormai incamminata verso una soluzione condivisa.È incontestabile che sia stato avviato un rinnovamento auspicato da innumerevoli parti, e il drastico cambiamento ai massimi vertici della Banca Popolare mi pare vada in questa direzione.Altro resta da fare in quanto, se quanto il Vostro giornalista Rinaldi ha scritto in questi giorni è vero (e non c’è ragione di dubitarne) tutta la vecchia nomenclatura, vecchia di nome e di fatto (“i pensionati”, come li stanno chiamando nel territorio lodigiano) rimarrà per intero al proprio posto, incollata al proprio cadreghino. Qualcuno con meno emolumenti in tasca, qualcun altro con meno prestigio, ma tutti al loro posto.C’è da augurarsi che si tratti solo dell’inizio di un vero rinnovamento, che è l’unica strada per ridare visibilità e lustro alla Banca Popolare di Lodi. Pietro Ferrari

Caro Ferrari, colgo l’occasione della Sua lettera per una comunicazione. Sono arrivate in questi giorni al Cittadino cinque lettere aventi come argomento la Banca Popolare di Lodi. Alcune sono anonime, altre hanno un indirizzo e numero di telefono inventati. Non saranno pubblicate: troppo comodo tirare le sassate e nascondere la mano.Ferruccio Pallavera

 

DALLA PRIMA PAGINA Il Cittadino

La Popolare, il Lodigiano, il futuro

Partiamo dai numeri, riferiti al 2009. I finanziamenti alle famiglie sono cresciuti del 14%, quelli alle piccole imprese del 16%, alle medie imprese del 9%. I conti correnti aperti, in un anno, sono stati circa undicimila. Il bilancio della Banca Popolare di Lodi si chiuderà finalmente, dopo anni di batoste, con un discreto attivo.  La Popolare, dunque, superato lo tsunami Fiorani, è finalmente tornata a macinare utili. Questo è un aspetto importante, perché arriva in un momento nel quale il consiglio d’amministrazione della banca, tra breve, andrà al rinnovo. Concedetemi di fare, a tale proposito, poche considerazioni.  I lettori le valutino come pensieri fatti a voce alta, a titolo prettamente personale, che non coinvolgono la linea del Cittadino.

Primo.

Il management della Popolare a cui soprattutto va riconosciuto il merito dei numeri positivi sopracitati in questi ultimi tempi ha lavorato sodo. Ha saputo riannodare i fili tra la banca e il territorio, fili che in parte in erano allentati, in parte spezzati. L’immagine dell’istituto di credito è pure tornata a brillare, grazie in particolare alla Fondazione ad esso collegata e ai generosi contributi elargiti in tutto il territorio.

Secondo.

Parliamo di consiglio d’amministrazione, in fase di rinnovo.  La Popolare di Lodi è una banca nazionale. I suoi sportelli sono presenti in tutta Italia. È giusto che ci siano territori che non esprimono alcuna rappresentanza nel consiglio della banca? Perché il Gallaratese non ha un proprio uomo nel Cda? Perché la Brianza non viene tenuta in giusta considerazione? E il Parmense? E la Sicilia, con il suo alto numero di filiali? Non si tratta di aggiungere nuove poltrone a quelle che già ci sono, ma di ridistribuirle con equità. Anche tra i lodigiani che siedono nel Cda è auspicabile un cambiamento.Cosa se ne fa il nostro territorio di una banca lodicentrica? A noi serve una banca con le radici ben piantate nel territorio nel quale è nata e dove batte il suo cuore, aperta a tutte le aree nella quale è presente con un alto numero di sportelli, con una giusta ma non schiacciante rappresentanza lodigiana al suo interno.

Terzo.

Negli anni recenti molte banche, in particolare le Popolari, sono cresciute di dimensioni, mediante aggregazioni con altri istituti o attraverso acquisizioni, senza per questo perdere la loro vocazione localistica. È quanto è avvenuto nel nostro territorio, dove però il localismo attende di essere ulteriormente valorizzato. E più la Popolare di Lodi prenderà il largo, più macinerà utili, più ne trarrà vantaggio il Lodigiano intero, grazie alla Fondazione, che avrà più risorse e più soldi da distribuire alle nostre realtà. Quarto. Un autorevole personaggio del Banco Popolare ha scritto che, dopo la crisi finanziaria, si tornerà a «fare banca» sul territorio, e questo implica il rilancio delle relazioni con le imprese e le famiglie. Implica anche un rinnovato patto tra banca e territorio. Tutti sappiamo che il governo della banca lodigiana fa capo a Verona. È giusto. Ma il Lodigiano non ha un proprio rappresentante nella stanza dei bottoni. La Popolare di Lodi, dopo il matrimonio con il Banco, vi ha inviato persone squisite e capaci, che però non sono lodigiane, non conoscono la nostra terra, nella quale non mettono mai piede. Chi le ha mai viste? Questi sono anni cruciali, e il Lodigiano sta giocandosi il proprio futuro su alcune grandi scommesse, alle quali la banca se lo vorrà potrà dare il proprio contributo di idee e di risorse. Non possiamo permetterci che a Verona nessuno rappresenti, ad alto livello, l’identità e le aspirazioni della nostra terra. Non è nostro compito fornire suggerimenti alle banche, non tocca a noi proporre nomi per chi siederà sulle poltrone. Ma non intendiamo venire meno al nostro ruolo di persone che vogliono bene al territorio lodigiano se, in un momento importante come questo, non ricordassimo quali sono i compiti delle istituzioni che in esso risiedono.

E la Banca Popolare di Lodi, fondata nel 1864, piaccia o no è una di queste.

Ferruccio Pallavera

Il Cittadino 20 Febbraio  2010

FISSATO UN INCONTRO PER MERCOLEDÌ 24 FEBBRAIO A VERONA CON LO SCOPO DI CHIEDERE UN FORTE RICAMBIO AI VERTICI DELLA BANCA

Popolare, delegazione da Fratta Pasini

I rappresentanti del mondo economico lodigiano vogliono una svolta

Il tumultuoso succedersi degli eventi che sta caratterizzando la vita della Banca Popolare di Lodi ha subito nelle ultime ore una vera accelerazione. Ora tutti guardano alla giornata di mercoledì 24 febbraio, quando una delegazione composta dai massimi rappresentanti del mondo economico lodigiano si recherà a Verona, per esprimere al presidente del Banco, Carlo Fratta Pasini, la propria opinione sul futuro della Popolare di Lodi. E la richiesta sarà una sola: cambiamento. Tra pochi giorni i vertici veronesi del Banco indicheranno i nominativi che faranno parte del futuro consiglio d’amministrazione della Banca Popolare di Lodi, presidente compreso. Pare che tutto il consiglio uscente sia intenzionato a rimanere al proprio posto, auspicando una totale riconferma. Ma su questa linea non sono le organizzazioni del mondo economico del territorio. “Il Cittadino” di ieri ha riportato una lettera durissima di Massimo Forlani, presidente di Confartigianato Imprese della Provincia di Lodi, che ha sferrato un attacco senza precedenti agli esponenti lodigiani del Cda della banca, definiti «i soliti pensionati, parecchi senza arte ne parte, che aspirano a preservare il sedere sulla sedia da qualche decina o centinaia di migliaia di euro l’anno, mentre dovrebbero ringraziare i loro santini per quello che hanno avuto e in buon ordine andarsene a casa, salvando la faccia». Forlani chiede un forte ricambio: un «rinnovo di idee, di progettualità, di persone, di qualcuno che abbia la voglia, la capacità, le relazioni e il talento per remare dalla stessa parte del management e riportare la Popolare al centro dello sviluppo del territorio, soprattutto nell’interesse del gruppo di cui fa parte. Servono attori che portino vero valore aggiunto ». Nel corso della settimana correva voce che gli esponenti del mondo economico locale avessero richiesto inutilmente un incontro a Carlo Fratta Pasini. L’incontro è stato fissato ieri mattina, all’indomani della pubblicazione delle pesantissime bordate sparate da Forlani attraverso “Il Cittadino”. Sembra che a Verona, mercoledì prossimo, si recheranno i rappresentanti delle associazioni dell’artigianato, dell’agricoltura e del commercio della provincia lodigiana. Tutti fuorché gli industriali: in poche parole, il medesimo fronte che ha girato pagina alla Camera di Commercio,mandando a casa il presidente uscente Enrico Perotti. Lo stesso Perotti che è anche presidente della Banca Popolare. Il medesimo fronte ora è intenzionato a chiedere a Carlo Fratta Pasini che nel Cda della Popolare di Lodi vengano inseriti nominativi che siano la vera espressione del territorio, che portino valore aggiunto alla Banca e non si limitino a riempire il proprio portafoglio con gli emolumenti percepiti e il gettone di presenza. Nomi per iscritto non se ne fanno. Forlani, nella sua lettera, ha chiesto espressamente a Verona «di ascoltare le richieste delle associazioni imprenditoriali e delle istituzioni del territorio, che stanno chiedendo di sostituire coloro che non rappresentano più nessuno se non loro stessi». Sta montando anche un forte malumore per come fino ad ora sono andate le cose e per il posizionamento registrato tra coloro che vogliono rimanere, almeno per un altro mandato, nella stanza dei bottoni della Popolare di Lodi.

articolo non firmato

Il Cittadino 20 Febbraio  2010

FONDAZIONE

È giusto pagare i debiti creati dall’Università?

Mi consenta, egregio direttore, ma dopo aver letto che la Fondazione della Banca Popolare di Lodi dovrà destinare la maggior parte delle sue risorse per pagare i debiti dell’Università di Lodi, ho fatto un salto sulla sedia. Dottor Castellotti, non la prenda alla leggera come sta facendo. Guardi che non è bello che i soldi della Fondazione siano indirizzati a un’Università che per il Lodigiano finora non ha fatto un niente di niente. Quando parlate di università a Lodi (e qui, caro signor direttore del Cittadino, me la prendo anche con Lei) dite che è un’eccellenza per il territorio. Ma quale eccellenza? Quali sono state le ricadute positive che abbiamo avuto finora a livello occupazionale?

Zero sotto zero.

Luigi Prati

Cittadino 19 febbraio 2010

Se si tratta solo di ottenere denaro, ci sono altre banche

Ci risiamo, tempo di rinnovi e cosi un sacco di gente ricomincia ad agitarsi, a sgomitare, cerca appoggi, fa promesse, anche sapendo di non poterle mantenere. Intorno alla Banca Popolare di Lodi è tutto un movimento, gli uni contro gli altri armati, fra quelli che non vogliono perdere il posto e quelli che il posto lo vorrebbero loro. Facce nuove e facce vecchie, i soliti pensionati, parecchi senza arte ne parte, che aspirano a preservare il sedere sulla sedia da qualche decina o centinaia di migliaia di euro l’anno, o da qualche centinaia di chili di potere, mentre dovrebbero ringraziare i loro santini per quello che hanno avuto e in buon ordine andarsene a casa, salvando la faccia. A guardar bene poi, quelli che si agitano di più sono coloro che sanno di non valere granché, perché gli altri come sbarcare il lunario lo sanno bene, anzi, alcuni lo sbarcano alla grande. Se rinnovo è, che lo sia veramente: rinnovo di idee, di progettualità, di persone, di qualcuno che abbia la voglia, la capacità, le relazioni e il talento per remare dalla stessa parte del management e riportare la Popolare al centro dello sviluppo del territorio, soprattutto nell’interesse del gruppo di cui fa parte. Servono attori che portino vero valore aggiunto e non solo personaggi in cerca del rinforzone al loro “740” e di un incarico di cui fregiarsi, pronti a recitare la parte. Tutto questo agitarsi ha senso solo se è vero, come sentito dire più volte, che la Popolare di Lodi è parte di un gruppo, con pari dignità e pari peso, perché se cosi non è, allora è inutile spendere del tempo e pensare alla Popolare come qualcosa di diverso rispetto ad altre banche. Fino ad ora si è considerata la Popolare come una banca del territorio, privilegiandola nelle scelte, perché ritenuta asse portante della crescita del Lodigiano, di cui è espressione. Ma più delle parole valgono i fatti e se non si vorrà ascoltare le richieste delle Associazioni imprenditoriali e delle Istituzioni del territorio, che stanno chiedendo di sostituire coloro che non rappresentano più nessuno se non loro stessi, avremo la prova che il principio, espresso più volte dal Banco, per cui deve essere il territorio a esprimere i propri rappresentanti, è aria fritta. E sarà così evidente, anche a quelli che ancora credono alle favole, che Verona ha comperato la Popolare e che ne fa quello che vuole, legittimamente, distribuendo le sedie a chi fa comodo loro.

E allora non ci sarà più ragione di passare sopra alla complicazione delle procedure, alle condizioni non vantaggiose, che a volte distinguono la Popolare rispetto alle altre banche, solo in ragione della sua appartenenza al territorio, perché se si tratta solo di ottenere denaro questo lo si può fare anche con le altre e spesso meglio e a più buon mercato. Anzi può essere che da prima della lista la Popolare passi ultima, perché sentirsi presi per il cavallo dei pantaloni non fa piacere a nessuno e non tutti siamo in vendita, o per essere più precisi, non credo che Fratta Pasini e soci abbiano abbastanza soldi per pagarne il consenso, mentre a quelli che non se ne vogliono andare potrebbero offrire anche meno di oggi. Tanto per quello che fanno e per quello che valgono, la metà è già tanto. E lo sanno pure i diretti interessati.

Massimo Forlani

presidente Confartigianato Imprese della Provincia di Lodi

Cittadino 19 febbraio 2010

POPOLARE 2

Fuori i politici dal consiglio della banca

Caro Direttore, ho letto con attenzione la lettera del Sig. Luigi Prati pubblicata il 17 febbraio e mi meraviglio come il Signor Prati possa saltare sulla sedia alla notizia del finanziamento pluriennale a beneficio della Università. Il problema forse è un altro: va modificato lo statuto della Fondazione! Va riscritto l’articolo 6 Modalità Operative oppure va modificato l’ articolo 8 Programmazione delle attività e modalità operative al punto 1 che permette una programmazione triennale. Può trovare lo Statuto aggiornato in data 14 ottobre 2009 sul sito della Fondazione Banca Popolare di Lodi Vede Sig. Prati, io azionista mi sono sentito tradito dalla Banca Popolare di Lodi perché avendo chiuso in rosso il bilancio, non ho percepito alcun dividendo mentre poi leggo sulla stampa il finanziamento di oltre 3 milioni alla Fondazione che sono stati devoluti ai quei famosi 72 progetti dettagliatamente riportati dal Cittadino che alcuni mi hanno veramente demoralizzato vedendo degli importi importanti dove sono finiti. Qui si fanno programmazioni senza sapere se i futuri bilanci chiuderanno con un segno positivo ed è solo da quel segno positivo che verrà calcolato quanto verrà dato alla Fondazione a meno che il Banco Popolare esegua delle donazioni o che qualcuno pretenda una cifra fissa indipendentemente dai bilanci. Credo Sig. Luigi Prati che il Banco Popolare debba togliere i politici o ex politici dal Consiglio della Banca Popolare di Lodi e dalla Fondazione della Banca Popolare di Lodi e le dico questo perché si legge nello Statuto della Fondazione, alla Parte IV Comitato di Indirizzo , articolo 15 “Composizione”, al punto due che sono membri di diritto: il Presidente della Banca Popolare di Lodi, il Sindaco della Città di Lodi, il Presidente della Provincia di Lodi, il Presidente della Camera di Commercio, un rappresentante della Diocesi di Lodi. Pertanto questo comitato di indirizzo così composto indirizza il Consiglio della Fondazione. Lei Sig. Prati si meraviglia per l’Università, io mi meraviglio per il Parco Tecnologico Padano, mi meraviglio perché nessuno più parla dei terreni recintati delle ex Officine Adda che forse faranno parte del Nuovo Piano Regolatore; mi meraviglio che la Banca non li usi momentaneamente a pagamento, in attesa sul da farsi, come parcheggio dei pendolari, mi meraviglio che non si parli più della tanto sbandierata Casa dell’Agricoltura che pareva già fosse in fase di finanziamento dalla Fondazione eccetera. Ce ne sarebbero una infinità di argomenti che farebbero saltare su una sedia.

Cordiali saluti

Lettera firmata

 

Cittadino 19 febbraio 2010

POPOLARE 3

L’Università e la Fondazione: “Il re è nudo”

Gentile direttore, c’era una volta un sarto furbissimo che incantò un imperatore al punto tale da fargli credere che gli avrebbe confezionato un vestito bellissimo ma invisibile agli occhi di coloro che non avevano la coscienza a posto. La notizia corse per tutto il suo impero, e quando finalmente l’imperatore indossò l’abito «invisibile» (abito che evidentemente non esisteva) tutti videro che l’imperatore non indossava alcun vestito, ma se ne stettero zitti per timore di essere trattati da sciocchi, finché un bambino innocente gridò: «Il re è nudo!». Allora tutti aprirono gli occhi e capirono quanto era accaduto. Il re ci fece la sua figura barbina e il sarto, invece... beh, lasciamo perdere. Gentile direttore, c’era una volta una città nella quale i politici e i banchieri decisero di insediarvi una bella università con tutto il suo contorno. Dissero che l’università avrebbe portato un grandissimo giovamento alla città, che sarebbe stata il fiore all’occhiello e l’eccellenza per l’intero territorio. I politici si ficcarono nei consigli d’amministrazione dei vari enti collegati (probabilmente con gettone di presenza ben retribuiti) e i banchieri finanziarono la costruzione di tutto il parco universitario. E tutti dissero che la gente del città doveva essere soddisfatta per quanto era stato creato, e che solo gli sciocchi non avrebbero capito queste cose. Finché... Finché... un lettore del “Cittadino” non prende carta e penna e non scrive una bella lettera al giornale della città. In essa il signor Luigi Prati (vedi lettera apparsa sul “Cittadino” il 17 febbraio scorso) testualmente scrive: «Non è bello che i soldi della Fondazione della Banca Popolare di Lodi siano indirizzati a un’università che per il Lodigiano finora non ha fatto un niente di niente. Quando parlate di università a Lodi dite che è un’eccellenza per il territorio.Ma quale eccellenza? Quali sono state le ricadute positive che abbiamo avuto finora a livello occupazionale? Zero sotto zero». Gentile direttore Pallavera, avrei voglia di prendermela anche con Lei, perché ha più volte lodato sul “Cittadino” l’insediamento dell’Università e del suo Parco a Lodi. Ma me ne sto zitto, perché grazie alla pagina delle lettere sta permettendo anche a noi di cantare fuori dal coro, e di scrivere che a Lodi “il re è nudo”. Ogni lodigiano tragga le dovute conseguenze. Amen.

Luigi Forti

Cittadino 16 febbraio 2010

BANCA POPOLARE

Pubblicate gli emolumenti dei consiglieri

Carissimo direttore, ho sempre apprezzato la posizione assunta dal Cittadino riguardo alla Banca Popolare di Lodi fin dall’epoca di Fiorani. Quando c’era il Forex e tutti, anche taluni politici che ancora adesso vanno per la maggiore, facevano da scendiletto al padrone della Banca, voi già cantavate fuori dal coro. Ho apprezzato il fatto che ancora oggi il giornale mantenga una posizione critica nei confronti di alcuni personaggi che governano la Banca. Condivido quanto hai scritto questa mattina (lunedì 15 febbraio, Ndr) nella risposta data alla lettera del signor Ferrari, però mi piacerebbe tanto conoscere una cosa: quale emolumento hanno percepito i signori lodigiani che occupano le poltrone della Banca Popolare di Lodi e del Banco di Verona? Mi pare che voi non li abbiate mai pubblicati. Se Brunetta ha reso pubbliche le consulenze, perché non fate altrettanto con le banche? Noi soci abbiamo il diritto di conoscere come sono retribuiti coloro che amministrano la nostra banca. Sulla base dell’entità del loro compenso e su quanto hanno fatto, come dici tu, a favore di Lodi e del Lodigiano oppure a favore del proprio portafoglio, noi soci potremmo decidere se chiedere a gran voce che restino dove si trovano oppure se farli oggetto di lancio di uova marce (è carnevale....).

R.C.

Quanto costa l'IVA infragruppo ?

Abbiamo iniziato a scrivere oltre un anno fà del provvedimento entrato in vigore dal 1.1.2009 che di fatto rende non deducibile l'iva per i servizi erogati dalle società infragruppo.

Alcuni gruppi bancari si sono già dati da fare per esternalizzare a società o cooperative esterne i servizi, risparmiando di fatto alcune centinaia di milioni di euro.

Altre hanno "trasferito"  il personale in società cooperative facendole diventare  di fatto dei normali fornitori in concorrenza con altre imprese.

Insomma il problema non è certo di facile soluzione.

Ci domandiamo però come mai dopo tre anni abbondanti nessuno sia riuscito a proporre e trovare una soluzione, ma cosa più importante nessuno ne parla nonostante le nostre segnalazioni fatte al presidente della Banca Popolare di Lodi e ad alcuni consiglieri.

E queste più che critiche sono segnalazioni propositive e costruttive nell'interesse di tutti.

 ANPALODI

16 Febbraio 2009

Il Cittadino 12 Febbraio  2010

BANCA POPOLARE

Vogliamo avere più voce in capitolo

Vogliamo avere più voce in capitolo. Purtroppo, e come penso per la maggior parte dei soci lodigiani interessati, non mi è stato possibile partecipare all’assemblea tenutasi lo scorso 30 gennaio scorso ahimé, in quel di Verona, in contra sto con le innumerevoli e quasi ridondanti richieste di eliminare l’obbligatorietà delle assemblee straordinarie a Verona, nonché quelle di attribuire alternanza certa alle assemblee tra Verona e Lodi, che l’Associazione Nazionale dei Piccoli Azionisti ha più volte avanzato anche durante i due incontri pubblici, a cui ho partecipato. Quello che è avvenuto, è scontato.  Ho infatti appreso che i soci lodigiani erano presenti comunque in misura piuttosto ridotta (dipendenti della banca a parte) rispetto ai 2900 soci fisicamente presenti in loco, al momento del voto. E questo, proprio in un’ assemblea dove, oltre alla delibera di approvazione del prestito obbligatorio convertibile, volto a rafforzare il patrimonio del Banco Popolare, sono state ufficializzate due buone notizie riguardanti direttamente i lodigiani! La prima che il Banco Popolare quest’anno, dopo le nefaste performance precedenti, pagherà un se pur minimo dividendo; la seconda che la Banca Popolare di Lodi, dopo anni di risultati negativi è tornata a produrre utile. È vero che l’informativa di qualche segnale positivo, era giunta, nei giorni scorsi ai lodigiani tramite l’articolo del Cittadino, ma ben altro è il poter partecipare direttamente all’assemblea dei soci. Tutto questo ci è stato ancora una volta ostacolato, prediligendo la sede Veronese, anche quando paradossalmente ci dovevano dare notizie positive; ma soprattutto abbiamo perso ancora una volta l’occasione per capire “in diretta” con i Vertici aziendali, se la distribuzione del dividendo sia un semplice “contentino“ per calmare “i soci lamentosi“ o piuttosto, un reale è concreto segnale di rilancio della Banca. Ed il dubbio è tanto più legittimo, quanto incalcolabili sono stati i danni che i lodigiani e tutto il nostro territorio hanno subito ed ancora subiscono a causa dell’incompetenza, spregiudicatezza, e leggerezza di alcuni ex componenti dell’organo di amministrazione. Gli attuali, ricordiamo, stante il crollo delle azioni, continuano a percepire compensi in alcuni casi superiori allo stipendio di un parlamentare. E questa circostanza, a dir poco sconcertante, ha intaccato pesantemente la fiducia dei soci, che, ora più che mai, non si fanno illusioni. Per questo mi auguro che i fatti e gli acclamati risultati positivi riescano a dissipare i fortissimi dubbi che la cattiva gestione della Banca, anche negli anni «post Fiorani», ha radicato nella mente e nel cuore dimolti lodigiani, soci e non soci, che per questo motivo non distolgono l’attenzione sull’attività svolta dalla propria Banca e credo, vorrebbero, e ne hanno pieno diritto, avere più voce in capitolo.

M. Ferrari

Il Cittadino 3 Febbraio  2010

BANCA POPOLARE

I sapori del Lodigiano a Verona

Il Cittadino tante volte ospita lettere di persone che si lamentano della Banca Popolare di Lodi. Io non voglio prendere le difese di nessuno, anche perché molto spesso queste lettere hanno un fondo di verità, soprattutto

quando fanno riferimento alla situazione passata della banca e ai personaggi che hanno trascinato la Popolare in un girone dantesco. Voglio anch’io dire qualcosa, per spezzare una lancia a favore della Banca Popolare. Sabato scorso all’assemblea tenuta a Verona il buffet è stato preparato tutto con prodotti lodigiani, e i soci l’hanno gustato veramente tanto. I veronesi ci hanno sempre guardato dall’alto in basso, ci hanno sempre fatto pesare di aver portato in dote la “l’eredità Fiorani” (dimenticandosi sempre della loro dote, la “porcata Italease”), ma questa volta, signor direttore, una rivincita noi lodigiani ce la siamo propria presa. Alla prossima assemblea ci facciano assaggiare i loro, di prodotti: vedremo se sapranno fare di meglio. A.F.

Comunicato stampa Associazione Nazionale Piccoli Azionisti del Banco Popolare

3 Febbraio 2010

Saviotti Lei piace ai piccoli azionisti.

Queste le prime parole dell’intervento di Modesto Volpe presidente della Associazione Nazionale dei Piccoli Azionisti, del Banco Popolare Piace perché senza mezze parole ci ha confermato che il Banco è sano, non ci sarà fusione con UBI e Italease è sotto controllo anche se nel 2010 potrebbe rallentare la crescita del gruppo. Se aggiungiamo che anche la Banca Popolare di Lodi è ritornata all’utile dopo le ben note vicissitudini,  non si può che approvare l’attività svolta sino ad oggi dall’ Amministratore Delegato. Il Presidente lodigiano dell’ ANPA ha anche ringraziato pubblicamente l’AD della Banca Popolare di Lodi Maurizio Di Maio che “ meriterebbe  una mille miglia platinum per essere andato in pochi mesi  nelle aziende di centinaia di clienti della banca.” Noi siamo sempre molto critici, ha proseguito Volpe, come nel caso della nomina part time , di Di Maio. Ma abbiamo visto che le nostre critiche che sono di fatto costruttive e nell’interesse di tutti sono sempre state seguite. Rivolgendosi al presidente Fratta Pasini, ricorda l’invito fatto in occasione di un pubblico incontro con i piccoli azionisti nel quale fù richiesta la riduzione degli emolumenti. Invito che il presidente confermò di prendere in considerazione con una riduzione del proprio emolumento del 25% al quale si sarebbero allineati tuti gli altri componenti dei consiglio. Ma oggi prosegue il presidente dei piccoli azionisti non possiamo accontentarci solo di una riduzione degli emolumenti, il gruppo deve dimagrire anche nella governance. 90 tra consiglieri e sindaci nelle sole tre banche principali del gruppo.

Troppi.

Consiglieri come nel caso di Mario Minoia e Pietro Manzonetto che hanno percepito circa 250.000 euro di compensi pari a quanto percepisce un senatore del nostro parlamento italiano. Non dello stesso parere il Presidente Fratta Pasini che auspica oltre all’allineamento dei compensi, anche quello dei tempi per l’ottenimento della pensione: 5 anni. Ma il tema principale rimane quello del rinnovo delle cariche in occasione dell’assemblea di aprile per l’approvazione del bilancio. E anche in questo caso un grande passo avanti è stato fatto con la modifica dello statuto che permetterà di far autenticare le firme delle liste dei candidati alle persone delegate e dipendenti del Banco. L’unico neo rimane quello della consegna del libro soci che di fatto in base a vecchie normative prevede l’accesso, o la consegna su fotocopie   a costo del richiedente con spreco di carta tempo.

ANPALODI

Comunicato stampa Banco popolare

Assemblea Straordinaria: approvata l’emissione del Prestito Obbligazionario Convertibile fino a 1 miliardo di euro.

Verona, 30 gennaio 2010 – L’Assemblea straordinaria dei Soci del Banco Popolare, riunita in data odierna in seconda convocazione sotto la presidenza di Carlo FrattaPasini e alla presenza di quasi 3.500 soci, ha approvato pressoché all’unanimità i due punti previsti dall’ordine del giorno: l’emissione del Prestito Obbligazionario Convertibile per un ammontare massimo di 1 miliardo di euro; le modifiche degli articoli 6, 33.2, 39.1, 41.2, 46 e 52 dello Statuto Sociale. In data 28 gennaio era pervenuto il pregiudiziale provvedimento di conformità da parte della Banca d’Italia. L’Assemblea ha pertanto attribuito al Consiglio di Gestione la facoltà di emettere obbligazioni convertibili in azioni ordinarie della Società, previo parere favorevole del Consiglio di Sorveglianza, fino a un importo di 1 miliardo di euro da offrire in opzione agli azionisti e ai portatori delle obbligazioni convertibili del prestito denominato “Banco Popolare Prestito Obbligazionario Convertibile subordinato (“TDF”) 4,75% 2000/2010 – ISIN IT 0001444360”, con conseguente aumento scindibile del capitale sociale al servizio della conversione per un controvalore complessivo massimo di Euro 1 miliardo, comprensivo del sovrapprezzo, mediante emissione di azioni ordinarie Banco Popolare. Le obbligazioni convertibili, per cui sarà richiesta la quotazione sul Mercato Telematico, saranno del tipo soft mandatory ed avranno una durata indicativa di 4 anni. Le caratteristiche della convertibilità prevedono: la facoltà degli obbligazionisti di convertire le obbligazioni in azioni ordinarie della Società in qualsiasi momento a partire dal diciottesimo mese successivo alla data di emissione e fino a scadenza; la facoltà della Società, dal diciottesimo mese successivo alla data di emissione e fino alla scadenza, di rimborsare anticipatamente le obbligazioni mediante pagamento in tutto o in parte in azioni, con attribuzione di un premio sul valore nominale dell’obbligazione; la facoltà della Società di rimborsare a scadenza le obbligazioni convertibili per le quali non sia stata esercitata la facoltà di conversione in denaro e/o in azioni sulla base del prezzo di mercato dell’azione Banco Popolare nell’ultimo periodo (da determinarsi nel regolamento delle obbligazioni anche con riferimento alla liquidità del titolo) e per un valore non inferiore al valore nominale dell’obbligazione.  La delibera assunta dall’Assemblea assegna al Consiglio di Gestione della Banca, previo parere favorevole del Consiglio di Sorveglianza, la facoltà di determinare: la denominazione del prestito obbligazionario; il valore nominale; il prezzo di sottoscrizione e il rapporto di opzione delle obbligazioni convertibili; l’entità della cedola; il rapporto di conversione e le modalità di aggiustamento dello stesso; il regolamento delle obbligazioni convertibili, apportando allo stesso tutte le eventuali modificazioni che fossero richieste dalle Autorità di Vigilanza e dalla società di gestione del mercato; le modalità di rimborso nonché la durata; il numero massimo delle azioni di nuova emissione a servizio della conversione; l’ammontare massimo in valore nominale dell’aumento di capitale scindibile al servizio della conversione che non potrà comunque eccedere il controvalore massimo di Euro 1 miliardo; ogni altro termine e condizione dell’emissione e offerta delle obbligazioni convertibili e del conseguente aumento di capitale sottostante. L’emissione del Prestito Obbligazionario Convertibile costituisce un’operazione finalizzata ad apportare benefici al Banco Popolare sia nel breve termine - per sostenere la significativa crescita degli impieghi verso le imprese del territorio - sia nel medio periodo, per consolidare il capitale, collocando in prospettiva il Core Tier 1 ratio del Gruppo stabilmente al di sopra del 7%. Le obbligazioni convertibili oggetto della delibera assembleare sono state concepite tenendo conto, in primo luogo, della base sociale del Banco Popolare. Lo scopo di offrire una forma di investimento di interesse per i Soci, coerente con l’obiettivo di perseguire la tradizionale vicinanza al territorio e al suo tessuto economico, ha orientato il profilo dello strumento finanziario che verrà offerto in opzione. In conseguenza l’Assemblea ha approvato la modifica dell’articolo 6 dello Statuto, “Capitale Sociale”, attuata per mezzo dell’inserimento di un nuovo comma in cui si indicano entità, modi e tempi delle eventuali variazioni del capitale sociale derivanti dall’emissione del Prestito Obbligazionario Convertibile e dall’esercizio dei diritti ad esso collegati. Con riferimento, infine, al secondo punto all’ordine del giorno, l’Assemblea dei Soci ha approvato le ulteriori modifiche dello Statuto sociale proposte dal Consiglio di Sorveglianza. Le variazioni hanno così riguardato gli articoli: 6, Capitale sociale; 33.2, Competenze non delegabili (del Consiglio di Gestione); 39.1 Liste di candidati (ai fini dell’elezione del Consiglio di Sorveglianza); 41.2 Funzioni di indirizzo e supervisione strategica (del Consiglio di Sorveglianza); 46, Direzione generale; 52, Ripartizione degli utili.

 

dal sito http://finanza.lastampa.it

05/01/2010 09.55

Mariella Burani, Mediobanca lascia il mandato (Corriere)

Mediobanca ha reso noto il 31 dicembre scorso di ritenere "esaurito" il mandato affidatole da Mariella Burani, la quale attualmente risulta indebitata per 493 milioni di euro. Tra i creditori Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banca Mps e il Banco popolare. Il mandato di "advisory" di Mediobanca riguardava l'esame delle trattative in corso tra Mariella Burani e il fondo libanese Gulf Finance & Investment Corporation. (CD)

da Repubblica.it

Italease, al braccio di ferro
Banco Popolare e piccoli soci


di VITTORIA PULEDDA
MILANO - Non mollano, i piccoli soci della Banca Italease, e di conseguenza non si esauriscono i dolori per il Banco Popolare, azionista di stragrande maggioranza ma non totalitario del disastrato marchio.

Anche oggi, nonostante la chiusura dell'aumento di capitale - sottoscritto al 96,27% - le quotazioni hanno fatto registrare un nuovo passo avanti (più 0,97% in chiusura, ma con rialzi superiori al 2% durante le contrattazioni) tra scambi significativi, se parametrati alla media del titolo negli ultimi tre mesi: anche durante questa seduta infatti sono passati di mano circa 7 milioni di azioni, secondo un canovaccio che va avanti da quando è stato lanciato l'aumento di capitale da 1,2 miliardi.

Da domani, e fino al 7 gennaio, verranno messi all'asta i diritti inoptati, ma ormai i giochi sono già fatti e il Banco, sotto questo punto di vista, ha perso ancora una volta la partita. Infatti, anche se sottoscrivesse tutti i diritti non esercitati finora, salirebbe al massimo al 91,86%. Insomma, ben sotto la soglia (95%) che fa scattare automaticamente la cancellazione del titolo dal listino.

Sopra la quota del 90%, l'unica cui a questo punto il Banco Popolare può aspirare, scatterebbe invece l'Opa residuale, il cui prezzo viene fissato dalla Consob sulla base di una serie di parametri, ponderati a suo giudizio: la media del prezzo degli ultimi sei mesi, il prezzo della precedente offerta (o forse, in questo caso, dell'aumento di capitale) il patrimonio netto rettificato e, infine, le prospettive reddituali dell'emittente. Che nella fattispecie sembrano particolarmente modeste.

Sempre, beninteso, che il Banco riesca a sottoscrivere diritti sufficienti a superare il 90% del capitale di Italesase: cioè, almeno un altro 1,87% di diritti offerti sul mercato sul 3,73% che da domani sarà messo in asta.
(29 dicembre 2009)

 

Banco Popolare

324.000 euro di sanzioni dalla Banca d'Italia per carenze nell'organizzazione e nei controlli interni

dal bollettino di vigilanza della Banca d'Italia

BANCO POPOLARE (VR)

LA BANCA D’ITALIA

VISTO il decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385 (Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia – TUB) e successive modifiche e integrazioni;

VISTA la legge 28 dicembre 2005, n. 262 recante “Disposizioni per la Tutela del Risparmio e la Disciplina dei Mercati Finanziari”;

VISTI il provvedimento della Banca d’Italia n. 473798 del 27 aprile 2006 recante “Modalità organizzative per l’attuazione del principio della distinzione tra funzioni istruttorie e funzioni decisorie nell’ambito della procedura sanzionatoria (art. 24, comma 1, della legge 28 dicembre 2005, n. 262)” e le Istruzioni di vigilanza in materia di procedura sanzionatoria amministrativa;

CONSIDERATO che la Vigilanza Bancaria e Finanziaria della Banca d’Italia ha accertato con riguardo al Banco Popolare Società Cooperativa le irregolarità di seguito indicate:

1) carenze nell’organizzazione e nei controlli interni da parte dei componenti il Consiglio di Gestione (art. 53, 1° comma, lett. b) e d), del D.lgs. 385/93; tit. IV, cap. 11, Istr. Vig. banche; tit. I, cap. 1, parte quarta, Nuove Disposizioni di Vig. prudenziale per le banche);

2) carenze nei controlli interni da parte dei componenti il Consiglio di Sorveglianza (art. 53, 1° comma, lett. b) e d), del D.lgs. 385/93; tit. IV, cap. 11, Istr. Vig. banche; tit. I, cap. 1, parte quarta, Nuove disposizioni di Vig. prudenziale per le banche).

CONSIDERATO che le suddette irregolarità sono state contestate secondo le formalità previste dall’art. 145 TUB agli esponenti ritenuti responsabili e alla banca, responsabile in solido; - omissis -

24 Bollettino di Vigilanza n. 8, agosto 2009

VISTA la nota - omissis - corredata del parere - omissis - dell’Avvocato Capo - con la quale la Commissione per l’esame delle irregolarità, in osservanza del principio della distinzione tra funzioni istruttorie e funzioni decisorie rispetto all’irrogazione della sanzione, fissato dall’art. 24 della legge 262/05, ha proposto al Direttorio della Banca d’Italia l’applicazione di sanzioni amministrative pecuniarie di cui all’art. 144 TUB nei confronti degli esponenti aziendali, trasmettendo i relativi atti; VISTA la nota - omissis - corredata del parere - omissis - dell’Avvocato Capo - con la quale la Commissione per l’esame delle irregolarità ha svolto il supplemento di istruttoria richiesto, in osservanza del principio della distinzione tra funzioni istruttorie e funzioni decisorie rispetto all’irrogazione della sanzione, fissato dall’art. 24 della legge 262/05, e ha inoltrato al Direttorio della Banca d’Italia una nuova proposta per l’applicazione di sanzioni amministrative pecuniarie di cui all’art. 144 TUB nei confronti degli esponenti aziendali, trasmettendo i relativi atti;

IL DIRETTORIO

Preso atto che sussistono, in base alle motivazioni esposte nella citata proposta della Commissione, qui integralmente richiamate e recepite, gli estremi per l’irrogazione di sanzioni amministrative pecuniarie;

DISPONE

A carico delle persone di seguito indicate, nella qualità per ciascuna di esse precisata, sono inflitte, ai sensi dell’art. 144 TUB, le seguenti sanzioni amministrative pecuniarie:

Componenti il Consiglio di Gestione:

Fabio Innocenzi (Vice Presidente e Consigliere delegato)

Per l'irregolarità sub 1), euro 28.000,00.

Vittorio Coda (Presidente), Maurizio Faroni, Franco Baronio (Consigliere e Direttore generale), Massimo Alfonso Minolfi (Consigliere e Direttore generale)

Per l'irregolarità sub 1), euro 21.000,00 ciascuno.

Alfredo Cariello, Luigi Corsi, Domenico De Angelis, Maurizio Di Maio, Enrico Maria Fagioli Marzocchi, Roberto Romanin Jacur

Per l'irregolarità sub 1), euro 18.000,00 ciascuno.

Componenti il Consiglio di Sorveglianza:

Carlo Fratta Pasini (Presidente)

Per l'irregolarità sub 2), euro 14.000,00.

Dino Piero Giarda (Vice Presidente), Maurizio Comoli (Vice Presidente), Marco Boroli, Giuliano Buffelli, Guido Duccio Castellotti, Pietro Manzonetto, Maurizio Marino, Mario Minoja, Claudio Rangoni Macchiavelli

Per l'irregolarità sub 2), euro 10.000,00 ciascuno.

Bollettino di Vigilanza n. 8, agosto 2009 25

Totale complessivo delle sanzioni: euro 324.000,00.

- omissis -

Roma, 4 agosto 2009

IL GOVERNATORE: M. DRAGHI

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ANPALODI

cronaca

19/12/2009 - AGGIOTAGGIO - AVREBBE FATTO SPARIRE 122 MILIONI DI ONERI. OPERAZIONE PASSATA DALLE BAHAMAS

Manipolazione dei mercati  Coppola rinviato a giudizio

Danilo Coppola, l'immobiliarista romano accusato per un falso comunicato emesso nel 2005

A settembre 2010 processo davanti  al tribunale di Torino

RAPHAEL ZANOTTI

Danilo Coppola, l’avvocato e commercialista Domenico Ciccaglione e Francesco Bellocchi, ex cognato di Stefano Ricucci ed ex direttore finanziario del gruppo Coppola saranno processati a Torino per manipolazione dei mercati il 16 settembre prossimo.

Il giudice Roberto Ruscello ha infatti accolto la richiesta dei pm Giancarlo Avenati Bassi e Marco Gianoglio rinviando a giudizio l’immobiliarista e i suoi due stretti collaboratori per la nota vicenda Ipi. Rigettata invece l’eccezione per competenza territoriale presentata dagli avvocati della difesa Gaetano Pecorella, Giuseppe Lucibello, Grazia Volo, Leo Mercurio e Nicola Pisani che avevano tentato di portare l’inchiesta a Milano, sede della Borsa.

Al centro della tesi accusatoria il comunicato del 29 dicembre 2005 con il quale Coppola aveva informato il mercato di essersi liberato di 122 milioni di oneri per un leasing contratto con la banca Italease. Grazie a quell’operazione Coppola aveva potuto presentare un bilancio “imbellettato” che aveva fatto schizzare le sue azioni verso l’alto (+30%). Peccato che, secondo quanto scoperto dalla procura di Torino, quell’operazione non poteva essere così descritta: quei 122 milioni sarebbero infatti stati ceduti a una serie di società che poi, in un modo o nell’altro, erano comunque riconducibili a Coppola.

L’operazione aveva avuto inizio con l’acquisto, da parte dell’immobiliarista romano, di 12 edifici dell’ex Enel dall’imprenditore torinese Luigi Zunino per 293 milioni di euro. Tre di questi erano stati ceduti, poche ore dopo, a Banca Italease (controllata dalla Popolare di Lodi di Fiorani) con una plusvalenza di 23,4 milioni di euro. In cambio Coppola aveva acceso con Italease un contratto quindicennale di leasing. Come eliminare i pesanti oneri del leasing? Qui sarebbe intervenuto il meccanismo scoperto dalla procura.

A fine dicembre i tre immobili erano stati ceduti a tre società di diritto lussemburghese con sede alle Bahamas (Como, Firenze e Palermo) appartenenti al fondo di investimenti Renar costituito dalla banca svizzera Arner. Secondo le indagini dei pm quel fondo aveva un unico sottoscrittore: Tikal Plaza di Coppola. L’immobiliarista, in pratica, si sarebbe venduto da solo i costi del leasing facendoli sparire dai suoi bilanci. Il comunicato emesso a fine dicembre informava della cessione ma dichiarava altresì esplicitamente che quest’ultima era avvenuta tra società diverse «non correlate tra loro».

Per riuscire a compiere l’operazione Coppola avrebbe beneficiato di importanti apporti finanziari a Torino che foraggiavano la sua Ipi. Proprio per questo anche il gruppo immobiliare rispondeva per responsabilità amministrativa. L’avvocato Giuseppe Zanalda, difensore della società, ha chiesto e ottenuto che la sua assistita uscisse dal procedimento con un patteggiamento a 103.200 euro. Accordo accettato dal giudice con il parere positivo della procura di Torino.

 

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